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Altre News 2005

1.01.2004

PROIETTILI AL PENTITO DEL LOTTO TRUCCATO
“Il Giorno”, 8 marzo 2005

CINISIELLO BALSAMO (MILANO). E’ un’ombra sottile ma inquietante, quella che si cela dietro al ferimento di Michele Schingo, 42 anni, l’uomo che mercoledì scorso è stato raggiunto da un proiettile che lo ha colpito a una gamba mentre camminava lungo una vietta nei dintorni di piazza Italia, a Cinisiello Balsamo. Inquietudine non solo per il proiettile vagante, ma soprattutto per il cognome di Schingo, che non è quello di uno sconosciuto passante, bensì di uno dei protagonisti del vecchio, ma mai chiuso Lotto truccato, che proprio da Cinisiello era partito alla fine degli anni ’90 seminando arresti per mezza Italia. Dunque il giallo di un agguato premeditato.

“LE MANI DEGLI STROZZINI ANCHE SULL’EDILIZIA”
“Il Giorno”, 7 marzo 2005

MILANO. “Quella che sta portando avanti “Il Giorno” è una bella battaglia. L’usura è una grande piaga sociale, da combattere con tutti i mezzi.” Parla uno degli uomini simbolo della lotta alla mafia. Gioacchino Basile è l’operaio e sindacalista che denunciò le infiltrazioni mafiose nei subappalti dei cantieri navali di Palermo. Oggi, a 55 anni, Basile ha lasciato la Sicilia dove torna solo sotto scorta. Vive in una città del Nord. “Cosa Nostra non condivide l’usura. Però ci convive per essere comunque presente negli affari più lucrosi. Piuttosto, quando nel ’98 ho svolto per la Cgil una ricerca su un’area del Milanese ho verificato come l’usura si manifesti anche nel settore edile. I caporali impongono le paghe. Ma a monte c’è il costruttore che paga le ditte appaltatrici con assegni postdatati di tre o quattro mesi. Gli imprenditori se li scambiano. Quello fra di loro che ha più necessità di danaro si rivolge a un collega chiedendo di scambiarlo e di ricevere contante. L’altro glielo scambia praticandogli per esempio il 5 per cento di interessi mensili. E gli interessi aumenteranno progressivamente. La Lombardia è una delle regioni dove questa pratica è più diffusa. Lo posso dire.”

STUCCO PER VETRI? NO, EROINA PURISSIMA
“Il Mattino di Padova”, 2 marzo 2005

Si sono giustificati dicendo che era solo stucco per vetri. D’altra parte i due, elettricisti tutto fare con regolare permesso di soggiorno, avevano la cantina piena di attrezzi, buttati lì alla rinfusa. Lo stucco che in realtà era eroina purissima al 90 per cento, era conservato in piccoli pani da un chilo l’uno, pronti per essere immessi sul fiorente e florido mercato cittadino. In cella sono finiti Altin Dehima di 27 anni e Venari Bladar, 23 anni, entrambi albanesi. Il blitz è stato messo a segno dai carabinieri del Nucleo operativo provinciale del maggiore Federico Peri l’altra sera verso le 22,30 in Via Pietro Balan al civico 11, quartiere Sant’Osvaldo. I militari hanno atteso che i due elettricisti scendessero in cantina per muoversi.

TELEFONATA DI MINACCIA A BOCEDI: “ZITTO, O TI FAREMO SALTARE PER ARIA
“Il Giorno”, 1 marzo 2005

MILANO. Terzo incontro ieri, con Paolo Bocedi, presidente antiracket e antiusura Sos Italia Libera. “Stai creando un po’ di caos .Ti vogliamo dare un piccolo consiglio: fatti i fatti tuoi. Provvederemo a farti saltare per aria”.La voce, chiara, ha un forte accento siciliano, ma tutto fa pensare che non sia autentico. Chi vuole intimorire Bocedi evidentemente ha cercato di dare connotazione mafiosa a un avvertimento che non ha bisogno di quella parlata, per essere considerato tale nella sostanza. Mentre lo sconosciuto lancia le sue minacce, c’è un sottofondo con musica e gente. Sembra di essere a una fiera.

RACKET DEI NEGOZIANTI CINESI, IN CELLA I BOSS DELLA TRIADE.
“la Repubblica”, 26 febbraio 2005

ROMA. Erano i capi della Triade di Lazio, Campania e Toscana. E da mesi erano diventati il terrore di imprenditori, artigiani e negozianti cinesi, pretendendo il pizzo in cambio di quella che essi stessi definivano “sicurezza aziendale” e arrivando anche a sequestri di persona lampo quando le vittime si ribellavano alle continue richieste di denaro. Ieri per il clan dagli occhi a mandorla sono scattate le manette; ad arrestare i tre boss della mala cinese i carabinieri del nucleo operativo di Via Inselci su disposizione del pool antimafia diretto da Italo Ormanni e dal pm Lucia Lotti.

TOTO’ RIINA IN SALA OPERATORIA; IL SAN PAOLO IN STATO D’ASSEDIO
“Il Giorno”, 18 febbraio 2005

MILANO. L’ospedale San Paolo in assetto di guerra. E il motivo è subito detto: c’è Totò Riina. L’ex capo dei capi di Cosa Nostra, detenuto dalla vigilia di Natale del 2003 nel carcere di Opera per motivi di salute, è ricoverato da mercoledì sera nello speciale reparto penitenziario dell’ospedale milanese, situato al piano sotterraneo, di fianco agli ambulatori. Inizialmente doveva essere sottoposto solo a una serie di esami di controllo, che però hanno evidenziato dei problemi. Per cui questa notte è stato sottoposto a intervento chirurgico non è chiaro se alla tiroide o all’ernia. La conseguenza è che l’ospedale San Paolo è da circa 48 ore in stato d’assedio. Ci sono poliziotti con giubbotti antiproiettile nascosti perfino nei cespugli e carabinieri con mitra spianati che presidiano ingressi e corridoi.

DROGA, CLANDESTINI E RICICLAGGIO
“Il Tirreno”, 16 febbraio 2005

MILANO. Le nuove mafie sono un prodotto “sgradito” della globalizzazione. A spiegarlo è il capo della squadra mobile di Milano, Vittorio Rizzi, che ha seguito in prima persona l’operazione contro il pericoloso gruppo albanese incastrato dopo mesi di indagini. “I fenomeni d’infiltrazione di nuove mafie in Italia sono evidenti. D’altra parte Francia, Germania e Inghilterra hanno già esperienze in tal senso perché le forti immigrazioni di popolazioni provenienti dall’est europeo, dal Nord Africa, dalla Cina, dall’Albania hanno portato al radicamento di nuove organizzazioni criminali”. Vittorio Rizzi, capo della squadra mobile di Milano, impegnato nella importante operazione contro il gruppo di albanesi che colpiva nelle varie regioni del Nord, mette le mani avanti e spiega che i molteplici reati compiuti dalle nuove mafie sono certamente da non sottovalutare e sottolinea che l’impegno delle forze dell’ordine in contatto con le procure interessate darà altri colpi ai criminali che portano delitti e rapine, sfruttamento della prostituzione e traffico di sostanze stupefacenti.

BOSS MAFIOSO INCASTRATO DALLE CIMICI
“Il Messaggero”, 12 febbraio 2005

ROMA. L’ingegnere dei boss, Giuseppe Zappia, è stato arrestato ieri mattina nel suo lussuosissimo appartamento ai Parioli di Via Bruxelles. Ma per aprire la porta gli uomini della Dia hanno dovuto chiedere l’aiuto dei vigili del fuoco. Perché l’ingegnere ottantenne si rifiutava di fare entrare gli investigatori. Zappia era venuto in Italia dal boss Vito Rizzuto e qui ha costituito una SRL, la “Zappia international” che ha partecipato alle pre-selezioni tecniche per l’appalto della costruzione del ponte sullo stretto di Messinaponente. Tre anni fa ha costituito la società fantasma. L’ingegnere dicono gli inquirenti , è la faccia pulita dell’organizzazione; insospettabile, è tra i realizzatori del villaggio di Montreal, nel 1970, ed è stato l’ingegnere di un’importantissima commessa degli emirati arabi alcuni decenni fa, per un valore , all’epoca, di 1,6 bilioni di dollari. Zappia in tutti gli anni che ha trascorso in Italia ha sempre evitato il contatto diretto con i Rizzuto, cui è legato da tempo. Ma la prova del suo legame con l’organizzazione è nelle intercettazioni telefoniche.

LATITANZE MAFIOSE AD ABANO.
“Il Mattino”, 3 febbraio 2005

ABANO. Quattro anni di reclusione per favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena: è la condanna inflitta ieri dal tribunale di Padova nei confronti del sessantenne commerciante palermitano di carni macellate Antonino Vallone, accusato d’aver dato ospitalità , in un appartamento a lui intestato di Abano, ai fratelli Giuseppe , Filippo e Benedetto, Graviano, ventilati capomandamento di Cosa Nostra nel quartiere Brancaccio di Palermo. Il processo si è celebrato a 10 anni di distanza dai fatti. Secondo l’accusa i fratelli Graviano avrebbero trascorso parte della loro latitanza ad Abano. In un appartamento a Piazza Mercato 23, il cui intestatario risulta Antonino Vallone, ex proprietario di Telesud.

“LIBERATEMI DALL’USURAIO O FARO’ UN GESTO ESTREMO”
“Il Giorno”, 2 febbraio 2005

MILANO. “Vi metterò in ginocchio, non vi farò più lavorare”. Queste minacce , che puntualmente si sono verificate, sono state rivolte a due fratelli comaschi che ormai non hanno più lavoro né tantomeno i soldi per vivere. E visto che ogni loro appello di aiuto e, soprattutto, di tutela è sinora caduto nel vuoto la minore dei due, una ragazza di 22 anni, ha minacciato di compiere qualche gesto estremo se le istituzioni non interverranno in loro difesa. Una storia come tante: denaro prestato e poi richiesto a interessi sempre più elevati, un onere finanziario che diventa sempre più impossibile da sostenere sino a quando chi sta subendo l’usura trova il coraggio di denunciare la vicenda. Precise indicazioni di nomi, situazioni, minacce. Risultato? Nuovi e sempre più violenti atti di intimidazione nei confronti di chi ha avuto il coraggio di abbandonare la spirale dell’usura

DROGA, IL CLAN AVALLONE E’ KO.
“Il Resto del Carlino”, 1 febbraio 2005

FERRARA. Maxi operazione antidroga della Squadra mobile di Ferrara contro un consistente traffico di ecstasy rivolto a discoteche del Nord e Centro Italia con indagini estese anche alla Spagna. Sono state notificate 16 ordinanze di custodia cautelare che in Emilia Romagna e Veneto hanno interessato Rovigo, Reggio Emilia, Modena, Piacenza, Bologna e Rimini. Gli investigatori hanno agito anche in Spagna, con l’ausilio di Interpol e polizia locale. Al centro del traffico ci sarebbe un gruppo con basi a Napoli e a Salerno , con un centro di distribuzione della droga nella provincia bolognese, in una villa affittata dai presunti capi. Da qui partivano le forniture per gli spacciatori locali in discoteche delle province di Ferrara, Bologna, Firenze, Perugia, Brescia, Napoli , e della costa riminese. Le indagini hanno permesso di ricostruire l’organigramma del gruppo che aveva al suo vertice i fratelli Luca e Pierpaolo Avallone di Salerno, una famiglia molto nota in quanto i due sono fratelli di Enzo Avallone, ballerino che lavorava in Rai e morto per overdose di droga.

A OSTIA LA MAFIA E A FIUMICINO I CLAN PUGLIESI.
“Il Tempo”, 25 gennaio 2005

A FIUMICINO sono i clan pugliesi della Sacra Corona unita a fare avances. A Ostia la mafia è riuscita ad ottenere la gestione di alcune spiagge libere partecipando a regolari bandi di concorso. Pomezia e Ardea sono territorio di conquista della ‘ndrangheta. La camorra, secondo i dati raccolti dalla Commissione per la lotta alla criminalità della Regione Lazio, è presente lungo tutto il litorale romano. Le grandi organizzazioni criminali intessono accordi con le gang locali per la gestione del traffico di droga, dell’usura, del riciclaggio del denaro sporco. E nei quartieri dove è maggiore il disagio sociale non è difficile reclutare i manovali della Mala. La penetrazione della criminalità organizzata nel Mare di Roma inizia negli anni settanta, con il trasferimento de4l boss Francesco Paolo Coppola in soggiorno obbligato ad Ardea. All’inizio furono i calabresi della ‘ndrangheta a utilizzare il litorale come base d’appoggio per il contrabbando di droga. Poi arrivarono la mafia, a Ostia, e la Sacra Corona unita a Fiumicino.

“FIDUCIA E COLLABORAZIONE PER COMBATTERE L’USURA”
“Il Giorno”, 22 gennaio 2005

MILANO. “L’usura è un fenomeno strisciante e spesso sommerso che è difficile far emergere senza la collaborazione della vittima. Sarebbe un grosso errore anche a Milano sottovalutarlo o, addirittura, ignorarlo”. E’ il commento del prefetto Bruno Ferrante, in riferimento al tragico gesto suicida di un macellaio milanese vittima degli strozzini. “Occorre invece grande attenzione e sensibilità da parte delle istituzioni e delle categorie più esposte al ricatto dell’usuraio- ha aggiunto Ferrante- Serve collaborazione e fiducia. Fiducia delle persone usurate in quelle istituzioni che possono fornire aiuto,o anche un semplice consiglio, e collaborazione per consentire agli organi di polizia di intervenire con decisione per stroncare un’attività delittuosa particolarmente odiosa”.

RIASSEGNATE LE SPIAGGE DEI MAFIOSI.
“Il Tempo”, 22 gennaio 2005

OSTIA vuole riassegnare a nuove cooperative le “spiagge della mafia”. Per garantire i servizi di assistenza ai bagnanti la prossima estate nuovi gestori potrebbero trovar posto su quegli arenili. Mentre il Comune di Roma chiede chiarezza sulle assegnazioni di servizi a cooperative sociali, comprese quelle che affittano ombrelloni e lettini. E i Verdi chiedono al Municipio XIII e al Campidoglio di aprire un’inchiesta sulla gestione di tutte le spiagge di Ostia. Potrebbero presto trovare nuovi gestori i tre chioschi sequestrati il 4 novembre scorso dalla procura distrettuale antimafia perché i titolari sono stati arrestati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al gioco d’azzardo, usura, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.

MINACCE MAFIOSE, POI IL ROGO DI 12 BARCHE
“Il Tirreno”, 13 gennaio 2005

BACCA DI MAGRA. Le mani della piovra sul territorio. Dopo le minacce, l’avvertimento, sotto forma di un incendio che ha distrutto dodici barche. Un rimessaggio devastato dalla fiamme, un lavoro da “professionisti” del crimine, ultimo atto intimidatorio dopo tre anni di minacce puntualmente denunciate dai titolari. Nessuna traccia del dolo, ma ad altro non si può pensare, non solo perché tutte le imbarcazioni distrutte dalle fiamme erano in secco, prive di motori e di batterie ma soprattutto perché le avvisaglie non erano mancate, sotto forma di continue minacce, una drammatica successione di messaggi di un’organizzazione mafiosa che punta al controllo del territorio impossessandosi delle attività commerciali più importanti. Le denunce di Eleonora Scali, l’imprenditrice che da tre anni insieme alla sorella e al padre gestisce il rimessaggio “Nautica centro servizi”, a Camisano, nel comune di Ameglia, finora erano rimaste lettera morta.

VIAGGIAVA IN FERRARI: MAXI SEQUESTRO DELLA DIA
“La Nazione”, 12 gennaio 2005

LA SPEZIA. Beni per due milioni sono stati sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia a un pregiudicato spezzino condannato per traffico di droga. A insospettire gli investigatori è stata la sproporzione tra i beni dell’uomo e la sua attività lavorativa: viaggiava in Ferrari e Porche e faceva la bella vita, ma i redditi dichiarati non giustificavano tale disponibilità. Sotto sequestro nove appartamenti alla Spezia e Vezzano Ligure, un bar a Riccò del Golfo e due auto.

CASTIGATO DALLA ‘NDRANGHETA: UOMO CARBONIZZATO
“Il Giorno”, 11 gennaio 2005

LONATE POZZOLO. (VARESE). Il corpo dell’uomo trovato carbonizzato nell’auto incendiata é quello di Cataldo Murano, 50 anni, muratore e piccolo artigiano edile originario di Cirò Marina in Calabria e abitante a Lonate Pozzolo, nel Varesotto.Le modalità dell’omicidio restano avvolte nel mistero per il momento, altrettanto nebuloso è il motivo che ha armato la mano assassina. Uno sgarro da punire? Un regolamento di conti? Cataldo Murano: il suo volto e il suo nome erano già noti ai Carabinieri per reati inerenti la droga. Ora è importante verificare il suo giro di amicizie e di conoscenze. In questa zona c’è una forte presenza della ‘ndrangheta che usa “castigare” chi disubbidisce con sistemi drastici. E per quanto riguarda in particolare il pianeta della droga, le forze dell’ordine sanno che c’è un grosso traffico governato e diretto appunto dalla criminalità di origine calabrese.

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