ROMA. Un appartamento come tanti in un palazzo a Via di Portonaccio, vicino la Tiburtina. Dentro ci vivevano alcuni cinesi. “Sempre gentili e sorridenti”, dicono di loro i residenti. L’altra notte la squadra mobile se li è portati via in manette. In nove dai 20 ai 30 anni sono accusati di detenzione abusiva d’armi. Nove “draghi” affiliati alla mafia, uno degli arrestati ha una falange mozzata: è il segno di appartenenza al clan. I cinesi arrestati avevano una doppia vita, di giorno erano impeccabili camerieri in ristoranti tipici, di notte “gangsters” dal sangue freddo. L’appartamento di Via del Portonaccio nascondeva tre pistole, passamontagna, guanti in lattice e tante striscette in plastica usate per bloccare mani e piedi. Pochi dubbi per gli investigatori: con questa operazione è stata scovata una cellula della mafia cinese, quella dei sequestri lampo a connazionali, che impone l’omertà con il terrore costringendo il pagamento del “pizzo”ai commercianti orientali che vivono nella legalità.