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La mafia al nord. Notizie a cura di Giulio Nenna

22.02.2007

Serata all’università Bocconi con il procuratore antimafia, Pietro Grasso, e il professor Donato Masciandro, docente ordinario di economia politica e titolare della cattedra di economia della regolamentazione finanziaria. 22 febbraio 2007, dopo la proiezione del film “I cento passi”, di Marco Tullio Giordana.

I partiti hanno perso l’occasione, offerta dall’ultima riforma elettorale, di tagliare le candidature di persone sospettate o inquisite. E la mafia continua a inquinare la politica e l’amministrazione. Dopo essersi soffermato sulla figura di Peppino Impastato, il procuratore Grasso ha svolto un’analisi della nascita ed dello sviluppo del fenomeno mafioso nelle terre d’origine. Ma sono soprattutto le domande degli studenti a portare la questione sul versante della criminalità organizzata nel nord Italia. Innanzitutto, esiste “la mafia” nell’altra metà del Paese? Il procuratore, senza indugi, afferma: “Certamente esiste”.

Esistono rapporti tra le due criminalità? Le manifestazioni del fenomeno mafioso nel nord Italia sono profondamente diverse rispetto a quelle che riguardano il sud, tuttavia sono strettamente connesse tra di loro. Due sono principalmente le modalità attraverso cui la mafia dei paesi d’origine si è radicata anche nel nord Italia: il primo caso, conseguente al fenomeno dell’immigrazione, consiste nel ricrearsi di gruppi malavitosi provenienti dal sud Italia in piccoli centri del nord; il secondo caso, legato a un fattore strettamente economico, vede il nord Italia coinvolto nel riciclaggio del denaro, soprattutto attraverso investimenti, e nella messa-in-sicuro delle liquidità mafiose, attraverso l’esportazione all’estero di ingenti capitali, seguita da frequenti e velocissimi trasferimenti di banca in banca.

Altri casi, non meno importanti, sono quelli di forti condizionamenti nell’ambito dell’amministrazione pubblica del Paese intero, dovuti all’infiltrazione della mafia nella politica, nello Stato, sia a livello centrale che periferico. Il procuratore ha sottolineato che il nuovo sistema elettorale, che affida ai partiti la scelta dei parlamentari da eleggere, avrebbe potuto bonificare il Parlamento dalle presenze mafiose o filomafiose. Invece i partiti non hanno selezionato i loro candidati, non hanno scelto di escludere indagati e sospettati.

Ma il fenomeno mafioso è avvertito nella stessa maniera al nord e al sud? Assolutamente no. Il procuratore ci tiene a precisare che i cittadini del nord godono di una libertà superiore rispetto a quelli del sud. Al nord la mafia fa parte del sistema, al sud la mafia è il sistema. E’ il sistema per mangiare, per trovare lavoro, per reperire oggetti rubati attraverso “piccoli riscatti”, per avere garantita la sicurezza, a volte la vita.

Ed è proprio alla luce di questa constatazione che il professor Masciandro dà un contributo al dibattito, con un discorso più strettamente connesso agli aspetti giuridico-economici della questione: è fortemente sbagliata l’equazione “più spesa pubblica = più sviluppo = meno crimine” che in molti propugnano come modello di risoluzione della faccenda mafiosa. Ciò ha sempre e solo portato, all’opposto, uno stimolo e a una crescita delle mafie , e a null’altro. Da un’attenta analisi economica risalta in maniera del tutto evidente che, per avere crescita, occorre prima tutelare i diritti fondamentali su cui lo sviluppo economico stesso si basa, ovvero, essenzialmente, i diritti della persona e i diritti della proprietà.

Qualsiasi contesto sviluppato ha bisogno di uno Stato che tuteli tali diritti, che non sono condizioni sufficienti, bensì necessarie perché avvenga una crescita economica. In caso ciò non accada, non è più lo Stato a garantire i diritti, ma qualcun altro. Qualcuno che offre un lavoro, sicurezza, protezione, che fa reperire ciò che è stato rubato. Allora alcuni potrebbero pensare che “tutto sommato” (concetto ricorrente nel film di Giordana) non è poi così male questa mafia. In fondo c’è qualcuno che offre tutela. Sbagliato. Perché si confonde ciò che è bene pubblico con ciò che è bene privato.

“La legge è uguale per tutti”, ognuno ha il diritto di essere tutelato e protetto nello stesso modo, con la stessa forza con cui sono tutelati e protetti tutti gli altri: questo è il bene pubblico. Quando questo bene è offerto da un’organizzazione privata, il bene stesso diventa privato: ha un prezzo. La legge non è più uguale per tutti. La legge se la può permettere solo chi può pagare. Se la giustizia diventa un bene privato, colui che ne usufruisce non potrà mai essere certo di poterla far valere incondizionatamente. A ben vedere, quindi, la mafia è sempre ingiusta, criminale, assassina, ma è anche qualcosa di più: è inefficiente. E’ dunque chiaro che gli investimenti arrivano solo là dove sono garantiti i diritti della persona e della proprietà.

“Non serve a nulla costruire un ponte se prima non si lavora sulla tutela dei diritti”. La mafia – e la mentalità del “tutto sommato” – non va accettata: non solo perché è aberrante e criminale, ma anche perché profondamente sbagliata dal punto di vista economico. E’ probabile che, proprio per questo motivo, al nord, i gruppi mafiosi s’installino più facilmente nelle zone periferiche, più isolate, piuttosto che nei grandi centri urbani. (Giulio Nenna)

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