ESPRESSO
di Vittorio Malagutti

Le Poste affidano un appalto nel centro di smistamento dell’aeroporto lombardo a una cooperativa. Che, secondo i magistrati, risulta essere collegata alla ‘ndrangheta

Si perdevano i pacchi all’ufficio delle Poste italiane di Lonate Pozzolo, quello dell’aeroporto della Malpensa. Montagne di lettere e plichi in ritardo di mesi oppure addirittura scomparsi, mai arrivati ai destinatari o approdati per errore ad altri magazzini e lì dimenticati. Un disastro. A tal punto che sull’onda delle proteste di centinaia di clienti esasperati, nell’ufficio gestito dalla Sda (gruppo Poste Italiane) alla fine del 2006 arrivarono anche le telecamere del Tg satirico ‘Striscia la notizia’ per indagare sui motivi di tanti guai. Sembrerebbe una storia di ordinario (o straordinario) disservizio, se non fosse che le vicende legate a quel centro smistamento della Sda, una struttura di importanza strategica per la sua vicinanza all’aeroporto, sono finite anche nelle carte di un’inchiesta giudiziaria che punta dritta agli affari milionari della ‘ndrangheta nelle regioni del Nord.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, nel giugno del 2004 le Poste hanno appaltato alcuni servizi all’interno del magazzino di Lonate Pozzolo a una società gestita da un uomo d’affari, tale Antonio Paolo, che secondo la procura di Milano avrebbe legami con le cosche. In altre parole, secondo questa ricostruzione dei fatti, la mafia calabrese sarebbe riuscita a infiltrarsi in un centro nevralgico del traffico postale proveniente dall’estero. L’indagine nei mesi scorsi ha già portato in carcere una ventina di affiliati a uno dei clan più potenti e ramificati, quello dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti. Un clan ricco, ricchissimo, grazie soprattutto al narcotraffico, con interessi economici rilevanti a Milano e dintorni. A gennaio del 2007, seguendo le tracce degli uomini legati ai calabresi, gli investigatori erano riusciti a sequestrare un enorme carico di cocaina, oltre 200 chili, proveniente dalla Bolivia e intercettato in Spagna durante uno scalo tecnico della nave che stava trasportando la droga in un porto europeo.

Quel carico di polvere bianca, una volta venduto al dettaglio, avrebbe fruttato ai trafficanti affiliati alla ‘ndrangheta svariate decine di milioni di euro. I proventi di questa e altre attività criminali, sospetta il pm milanese Laura Barbaini, venivano riciclati attraverso una serie di aziende a vario titolo legate a Morabito e ai suoi soci. Molte di queste ditte ruotavano attorno all’Ortomercato di Milano. I documenti giudiziari citano però almeno una società, la cooperativa Scai, che ci porta una trentina di chilometri più a nord del capoluogo lombardo, fino al centro smistamento di Lonate Pozzolo: un gateway internazionale, come viene definito nel gergo dei manager delle Poste. In Italia, le strutture paragonabili a quella della Malpensa, sono soltanto due, una a Roma e l’altra a Genova per il traffico via mare. Tra l’altro, all’interno del gateway lombardo, vengono anche svolte le procedure di sdoganamento della merce proveniente dall’estero.

Nel giugno del 2004 la Scai, una sigla che sta per Servizi cooperativi aziendali integrati, ottiene un appalto importante dalla Sda, il cui capitale sociale è posseduto per intero dal gruppo postale guidato dall’amministratore delegato Massimo Sarmi. Particolare importante: l’incarico viene affidato dopo una trattativa privata, senza una gara aperta ad altri concorrenti. Anche questo aspetto è al momento al centro di verifiche da parte della procura. La questione è semplice. È vero che la Sda ha una gestione di carattere privatistico, ma svolge un servizio di pubblica utilità ed è controllata da una grande azienda di Stato. Secondo molti esperti della materia, quindi, l’appalto andava assegnato dopo una vera e propria gara. Il tema, in effetti, è controverso e la Sda ribadisce l’assoluta correttezza della procedura seguita. Fatto sta che alla fine è la Scai ad aggiudicarsi il lavoro.

Il contratto, che ‘L’espresso’ ha potuto visionare, porta la data del primo giugno 2004 e riguarda un lungo elenco di attività tra cui per esempio, come si legge nel testo, lo “scarico dei mezzi in arrivo, l’etichettatura merce, il deposito dei materiali in zona di stoccaggio, lo smistamento delle spedizioni in partenza, la gestione di ordini di arrivo e partenza, l’assemblaggio e il confezionamento dei prodotti e dei documenti, l’apertura e chiusura del magazzino”. Il gruppo Poste però precisa che in realtà l’unica attività effettivamente svolta dalla cooperativa era l’inserimento degli indirizzi a computer.

La Scai sembra nata apposta per ottenere l’appalto. Infatti risulta costituita, con sede a Milano in via Palestrina, solo l’11 maggio 2004, cioè venti giorni prima della firma del contratto con la Sda. I dipendenti a libro paga, che in casi come questi vengono di solito associati alla cooperativa, oscillano a seconda dei mesi e dei carichi di lavoro tra i 50 e i 60. L’incarico di amministratore unico viene da principio affidato a V. M., una donna di origini ucraine residente a Cinisello Balsamo, nell’hinterland milanese.

Nel ruolo di procuratore della Scai con ampi poteri di gestione troviamo Antonio Paolo, classe 1955, nativo di Melicucco, in provincia di Reggio Calabria. Paolo nel maggio dell’anno scorso è finito nella rete delle indagini. Proprio lui viene indicato negli atti dell’inchiesta come ‘persona di fiducia’ del boss Salvatore Morabito, 40 anni, di Africo, arrestato nel maggio scorso insieme ad altri personaggi di spicco dell’organizzazione come Antonino Palamara e Francesco Zappalà, un dentista di Milano.

Stando ai bilanci, la coop specializzata in facchinaggio e affini è partita alla grande. D’altronde, come si legge nel contratto siglato con la Sda, l’azienda milanese dichiara di ‘avere mezzi e strumenti idonei per ben eseguire i servizi concessi in appalto’. Nel 2004, in soli sei mesi di attività, la Scai incassa 1,2 milioni di euro. Nell’esercizio successivo il giro d’affari arriva quasi a raddoppiare: 2,2 milioni. Nel 2006 la crescita continua. La Scai, che nel frattempo ha trasferito la sede a Gallarate, in provincia di Varese, non lontano dalla Malpensa, mette in cassa quasi 3,5 milioni. Il conto economico, a dire il vero, non va altrettanto bene. La società viaggia in perdita di circa 200 mila euro l’anno. Fino a quando, nel 2007, arriva al capolinea della liquidazione. L’ultimo atto va in scena l’11 marzo del 2007 nello studio di un notaio milanese. Quel giorno viene deliberato lo scioglimento della cooperativa. Tempo un paio di mesi e scatterà la retata della polizia.

Gli incarichi di Paolo però non si esaurivano con la Scai. Le carte dell’accusa sostengono che tra le sue attività c’era anche quella di ‘procurare le strutture logistiche indispensabili presso l’Ortomercato (locali, utenze, autovetture) per lo svolgimento delle attività illecite’. Insomma, secondo la ricostruzione della procura di Milano, Paolo sarebbe stato un manager di riferimento della cosca. Toccava a lui ‘costituire e gestire’ le società utilizzate dal gruppo criminale. Il diretto interessato ha però contestato questa versione dei fatti e il 17 maggio 2007 un provvedimento del tribunale del riesame ha annullato l’ordine di custodia cautelare in carcere emesso nei suoi confronti due settimane prima. Di certo il nome di Paolo ricorre anche in altre cooperative, alcune con base nel milanese, come la Sga service e la Service 2005, altre, per esempio L’Angelica e la Smi (Servizi multipli internazionali), risultano invece trasferite a Palermo qualche anno fa.

In questa galassia societaria spuntano altri nomi come la Green service, a sua volta azionista, insieme alla Service 2005 e alla quasi omonima cooperativa Scai, di un’altra piccola società di Milano nata alla fine del 2006, la Scai service. Proprio a quest’ultima, a partire dall’inizio di quest’anno, la Sda ha trasferito l’appalto di Lonate Pozzolo affidato nel 2004 alla cooperativa Scai, nel frattempo messa in liquidazione. Faceva capo a Paolo anche la Spam srl, messa sotto sequestro dalla magistratura nel maggio scorso. Dai controlli degli investigatori è emerso che la Spam aveva preso in affitto un immobile di proprietà della Sogemi (la società comunale che gestisce l’Ortomercato di Milano). Proprio in questi locali, il 19 aprile scorso, venne inaugurato un night club, il For The King. È durato poco. Tempo un paio di settimane e la polizia ha chiuso tutto