di Andrea Galli
Corriere della Sera – MILANO -
| La Commissione antimafia: il denaro sporco lavato con i money transfer |
| Tra Buccinasco, Corsico e Trezzano la maggior infiltrazione. E in città allarme per le periferie come Quarto Oggiaro Cuore di mamma (santissima). Ogni buon capo mafioso, e figurarsi uno della grande famiglia ‘ndranghetista, sa bene che le mani vanno tese per le armi. I soldi. E per i povericristi: le cosche calabresi fungono da banca parallela per imprenditori in difficoltà , con fideiussioni e prestiti. Poi, se serve il timbro dell’ufficialità , ci sono direttori e impiegati di istituti di credito, pesci di quest’oceano — broker, commercialisti, avvocati, titolari di imprese e negozi — tenuto a galla dalla ‘ndrangheta. Che «a Milano rappresenta la metafora della sua ramificazione tentacolare». Lo scrive nel rapporto diffuso ieri la Commissione parlamentare antimafia. Che manda un messaggio alle istituzioni: «L’aggressione al cuore economico delle cosche deve rappresentare la vera sfida». Una sfida che passa per i soliti cognomi, i soliti posti. E gli insoliti cinesi e money transfer. Stranieri e scontrini Partiamo dal capitolo denaro sporco. I canali attraverso i quali viene lavato «sono tra i più ingegnosi ». E fin qui, si sapeva. Una recente novità porta a un forte interessamento per i money transfer, gli sportelli coi quali gli stranieri inviano denaro all’estero, in Patria: «In Italia restano gli euro “puliti” dei lavoratori extracomunitari, fuori dai confini si volatilizzano gli euro “sporchi”». Altro fronte: i supermercati e gli scontrini. «I registratori di cassa emettono ricevute a raffica, anche con qualche cifra in più». Così «gli ‘ndranghetisti stanno aprendo catene di negozi e centri commerciali in società con i cinesi ». Etnia che gode d’una considerazione positiva da parte calabrese. Ruspe e spallate Non manca, e non mancherà dopo questo rapporto della Commissione, chi — specie fuori città — obietterà , protesterà , giurerà che son tutte e solo falsità . Tant’è. «Nel triangolo Buccinasco- Corsico-Trezzano non è nemmeno pensabile che qualche con proprie offerte o iniziative “porti via il lavoro” alle cosche calabresi che hanno le loro imprese diffuse sul territorio ». Imprese che, nell’hinterland, riguardano in gran parte i cantieri edili e che, a Milano, gravitano sull’Ortomercato e insozzano le periferie (è citato il caso di Quarto Oggiaro). E però è in provincia che la ‘ndrangheta semina, miete e raccoglie. Nel triangolo Buccinasco- Corsico-Trezzano, più Rozzano e Cesano Boscone, «le tradizionali famiglie malavitose, sempre più saldamente radicate al territorio, hanno iniziato a gestire e sfruttare le zone di influenza stringendo alleanze con spregiudicati gruppi politico- affaristici». Parentesi doverosa: il rapporto, la Commissione l’ha realizzato col materiale delle inchieste giudiziarie, con il lavoro di magistrati e forze dell’ordine. Non ha, insomma, attaccato a casaccio. I soliti noti Quello della ‘ndrangheta è un appello che si perpetua. Cambiano i nomi di battesimo (coi vecchi finiti in galera) non i cognomi. Tali e quali da decenni. Seguendo l’ordine alfabetico ecco per esempio Arena, Bellocco, De Stefano, Ierinò, Imerti, Mancuso, Mazzaferro, Pesce, Sergi e via dicendo. La lista è lunga. La lista invece di chi deve combatterla finisce subito: come già lamentato dal procuratore aggiunto Alberto Nobili, le risorse specializzate nel contrasto ammontano, tra Ros, Gico, Sco e Dia, a 200 unità . |

