Da L’Esagono
di Simona Calvi
Ndrangheta: le mani sulla provincia Un’organizzazione capace di adeguarsi all’ambiente per evitare di attirare l’attenzione .
La mafia a Milano non era mai esistita. Poi arrivò la Duomo Connection e anche i più scettici dovettero ricredersi. La ‘Ndrangheta in Brianza, questa sconosciuta. C’è voluto del tempo, ma alla fine qualcuno se n’è accorto. E i risultati sono nero su bianco nella relazione annuale della Commissione parlamentare d’inchiesta presentata pochi giorni fa dall’onorevole Francesco Forgione. Ci sono Monza e Seregno, c’è la Brianza comasca dove la ‘Ndrangheta gestisce locali e ricicla il denaro sporco. C’è Desio e pure Giussano. Nero su bianco. La Brianza ospita le famiglie dell’élite calabrese. Mazzaferro, Iamonte, Mancuso e Arena. Liquida, come la definisce l’onorevole Forgione, “invisibile come l’altra faccia della luna”. Parola del procuratore della Florida, Julie Tingwall che così, vent’anni fa, definiva le cosche in America. Com’era avvenuto per la mafia siciliana, l’infiltrazione è cominciata con i soggiorni obbligatori. Anni Sessanta. Dopodiché è partita la colonizzazione. Non si spara in Brianza. Si fanno soldi e affari: con l’usura, il narcotraffico (“la più potente sul piano del traffico di cocaina mediando fra le due rotte, quella africana e quella colombiana – si legge nella relazione – capace di procurarsi e procurare micidiali armi da guerra e di distruzione”) e gli investimenti nei locali pubblici e nell’edilizia. Sono almeno quattro le famiglie che nelle 203 pagine vengono indicate come radicate sul territorio.
CLAN IAMONTE (DESIO)
Originari dell’area di Melito Porto Salvo, sono attualmente capeggiati da Remigio Iamonte. La cosca secondo la relazione “è ricca di attività nel settore edilizio, pubblico e privato”.
CLAN MAZZAFERRO (MARIANO)
Origine: Gioiosa Ionica. Negli anni ’90, le dichiarazioni di Calogero Marcenò, un capobastone che viveva a Varese “avevano svelato l’esistenza di numerosi locali della ‘Ndrangheta in Lombardia, in particolare nella provincia di Como”.
CLAN MANCUSO (SEREGNO E GIUSSANO)
Originari di Limbadi, esercitano una forte egemonia anche sul porto di Gioia Tauro. Incontrastato il predominio nella provincia di Vibo. Specializzati in sostanze stupefacenti e nel traffico d’armi. “In relazione alle proiezioni nazionali dei Mancuso – scrive l’onorevole Forgione – la loro presenza in Lombardia è ampiamente nota. L’11 giugno 2006, a Seregno, i carabinieri di Monza hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale costituito da numerosi fucili mitragliatori, pistole mitragliatrici, armi comuni lunghe e corte, munizioni da guerra e comuni, bombe a mano ed altro, col conseguente arresto nella flagranza di Salvatore Mancuso di Limbadi”.
ARENA (NORD BRIANZA)
La famiglia è originaria di Isola Capo Rizzuto. Lo scontro fra gli Arena e i Nicoscia, sin dal 2003 ha fatto registrare numerosi episodi di sangue sul territorio calabrese.
LE INDAGINI
La scoperta di attività di stampo ‘ndranghetistico in Brianza non sono sempre partite dalla Calabria. Una delle operazioni più importanti segnalate all’interno della relazione è proprio “Sunrise” condotta dai carabinieri di Monza nei confronti di alcuni affiliati al clan Mancuso. Poi arriva il Magic Movie Park, “un’indagine da cui emerge per la prima volta una sinergia operativa in investimenti illeciti tra elementi della criminalità organizzata italiana e i gruppi stranieri”. Nella relazione parlamentare un breve cenno al territorio compare anche per quanto riguarda l’operazione “Export”. Un traffico illecito di rifiuti diretti verso Cina, India, Russia e Nord Africa. Rilevantissimo è il numero delle persone indagate con il coinvolgimento di 23 aziende italiane operanti nel campo dello smaltimento.
ALTRE SCOPERTE
Recentemente un’altra indagine ha portato a galla altri nomi di spicco della malavita calabrese. Tra tutti quello di Domenico Pagliavaniti, 49 anni, ritenuto il capo della cosca del quartiere San Lorenzo di Reggio Calabria. Pagliavaniti deve rispondere dei delitti avvenuti in Brianza e a Vimercate tra gli anni Ottanta e Novanta. Una ventina di omicidi avvenuti a Cesano, Lazzate, Varedo, Cinisello e la stessa Vimercate. Nel 2005 la Corte d’Assise di Monza comminò tre ergastoli a carico di Antonio Papalia, Francesco Trovato e Celestino Ledonne, mentre fu assolto Vincenzo Palazzo, accusato dell’omicidio di Rubens Carbone, avvenuto a Cesano. Altri nove imputati presero condanne tra i 9 e i 15 anni. Sempre Vimercate, ma questa volta si tratta di mafia siciliana, fu meta di Nicola Mandalà. L’uomo coinvolto nell’indagine newyorkese denominata “Old Bridge” visitò nel 2002 (secondo la deposizione di un pentito) il multiplex Warner Village. Obiettivo: replicare il colosso in Sicilia.

