I nuovi boss

segnalato da Vanna Lora 

da la Stampa 

La geografia delle ‘ndrine nel Torinese. L’accusa: “A Volpiano, Costanzo ha preso il posto di Pasqualino Marando”

GIUSEPPE LEGATOTORINO
Con l’arresto di Beppe Belfiore un mese fa a Moncalieri e la scomparsa del potente Pasqualino Marando capo dell’omonima ’ndrina (ufficialmente per latitanza ma secondo i racconti del pentito Rocco Varacalli perché ucciso dai cognati Trimboli in quel di Platì), l’area torinese si trova vacante di personaggi di spessore e quindi facile preda di nuovi boss. La geografia delle famiglie che contano nell’area urbana e dintorni deve essere ridisegnata.
Secondo le recentissime rivelazioni della nuova gola profonda della Dda di Torino, l’area d’influenza dei Marando sarebbe attualmente in mano a Francesco Costanzo, uomo di fiducia della famiglia e con la fedina penale quasi immacolata. Domenico e Rosario (fratelli di Pasqualino) sono infatti entrambi detenuti. Le parole del collaboratore di giustizia, però, vanno prese con le molle e gli investigatori dell’antimafia le stanno ora attentamente vagliando. Lo scettro a Costanzo sarebbe arrivato dopo un periodo di interregno gestito da Pietro Portalesi, compare d’anello di Pasqualino e battezzato dallo stesso in carcere (Pasqualino, essendo stato uno dei pochi nell’area torinese a possedere il grado di Vangelo nell’onorata società, poteva affiliare nuovi picciotti senza la partecipazione della Commissione). Dice Varacalli, nell’interrogatorio del 21 dicembre 2006: «So che Portalesi Pietro si è appropriato del denaro e dei beni di Pasqualino Marando dopo che quest’ultimo scomparve o morì». Portalesi, sempre secondo il pentito, avrebbe a un certo punto tradito i Marando alleandosi con i Trimboli.L’impero costituito a suo tempo da Pasquale Marando, tuttavia, è grande e ricco di traffici. Per questo il mito di Pasqualino sarebbe tenuto in vita per meglio gestirlo mentre, accanto a Costanzo, comparirebbero spesso nomi di vecchie e influenti famiglie come quelle dei Trimboli e degli Agresta. L’antica alleanza con i Belfiore di Moncalieri ha permesso un periodo di convivenza relativamente tranquilla. Ma ora che anche il pupillo di Mario Ursini è stato tratto in arresto, tutto si fa più complicato. Non è un caso che Varacalli, nelle sue confessioni, faccia spesso riferimenti a personaggi di spessore residenti nella Locride.

A Torino «la cosca Spagnolo di Ciminà e la cosca Romeo di Cirella hanno una locale attiva e il capo ’ndrina è Romeo Natale, da oltre trent’anni», riferisce Varacalli facendo capire che sotto la Mole le due ’ndrine godono di ottima salute e sembrano stabili. Un po’ di fermento, invece, si registra a Nichelino dove è attivata la ’ndrina di Gioiosa Jonica di Giuseppe Femia, chiamata «La Bastarda» in quanto non riconosciuta per più di 15 anni dal Crimine di Polsi (il quartier generale della ’ndrangheta in Calabria). Giuseppe Femia, secondo Varacalli, avrebbe «ceduto per qualche periodo la carica di caposocietà a suo nipote Salvatore». Preoccupa gli investigatori, però, il recente omicidio di Rocco Femia, ancora da inquadrare.

Vicina ai Femia, ma autonoma, sarebbe invece la cosca De Masi, operante a Rivoli. Mentre a Giaveno sarebbe attiva la cosca dei Magnis, di origine siciliana ma affiliata alla ’ndrangheta.
Varacalli, nelle sue confessioni, non disdegna gli elenchi. E così, nel riferire agli inquirenti dei traffici di sostanze stupefacenti, riferisce: «In Torino le cosche che si dedicano a traffici di droga e a reati in genere sono le cosche di Agresta Antonio a Volpiano, Barbaro Giuseppe detto “U Cenni” di Volpiano, Femia Giuseppe di Rivarossa, Lombardore e Torino, Pronestì Antonello di Orbassano, Metastasio Domenico (che non è uomo d’onore) a Trana e Piossasco, Iaria Bruno a Cuorgné, Gioffrè Giuseppe di Settimo, Caracalli-Pipicella a Torino e cintura, Magnis Antonio a Torino e Giaveno, Ursino-Belfiore in Torino e cintura di Nichelino, Ietto Pietro detto “Testagrossa” in Alessandria insieme agli Strangio degli Scappati, Cavaliere Domenico detto Micu, Trimboli Pasquale di Miaretta e cosca Pipicella Vincenzo classe 1960. Ulteriore cosca di Natile è quella di Parisi Antonio mentre, come già detto, a Bardonecchia è attivata la cosca di Rocco Lo Presti».Le dichiarazioni di Varacalli disegnano nuovi equilibri, ma sono ancora tutte da verificare. Per questo le forze dell’ordine stanno con le orecchie tese rispetto a qualunque segnale di mutamento.