segnalato da Vanna Lora.
La Stampa.
“La verità: è sepolto in una bara anonima in Calabria”
Lo chiamarono di notte, cinque anni fa, che lui dormiva nella sua villetta bunker di frazione Tedeschi
Pasquale «Ciccio» Marando, nato a Platì il 3 luglio del 1963 e capo incontrastato del narcotraffico del nord Italia, tra i più pericolosi latitanti in circolazione, sarebbe dunque morto. La versione del pentito conferma una storia che da tempo circolava negli ambienti dell’antimafia. «Lo hanno ammazzato come un cane», dice Varacalli.
Un delitto consumato a Platì a casa di un tale «Nandu». Pasquale è appoggiato al lavandino, si sta facendo
Pasquale il leader, Pasquale che ha il Vangelo (il simbolo che lo colloca ai vertici dell’organizzazione, in grado di prendere decisioni senza il consenso della Commissione, organo supremo). Pasquale che ama trattare gli affari di persona, come quando va in Grecia per far arrivare in Italia 20 tonnellate di hashish. Pasquale che è in grado di ordinare 600 chili di eroina in un colpo solo inscenando un copione da film di controspionaggio: da latitante, si presenta all’ingresso del carcere di Milano. Chiede di parlare con un detenuto, sostiene di aver dimenticato i documenti e dà un falso nome. Incontra il grossista nel parlatoio e stringe l’accordo. Saluta tutti ed esce dal carcere indisturbato, poi va in banca e dispone un bonifico di due miliardi di lire sul conto svizzero dei fornitori.
Nel 1993 i carabinieri lo scovano intercettato il telefono della moglie Anna. La chiama dieci volte al giorno. Una passione che lo porta dritto in carcere. Condannato nel 1995, Pasquale ha già creato la struttura che lo sostituirà. E affida il comando ai suoi due compari d’anello: Antonio Spagnolo, capocosca di Ciminà, uomo che decide il prezzo della droga in Calabria a Torino, e Piero Portalesi, che diventerà il reggente di Volpiano dopo il suo arresto.
Ma non basta per ritornare il capo dei capi, una volta uscito dal carcere. «I Trimboli – secondo il racconto del pentito Varacalli – lo ammazzano e il suo corpo viene seppellito nel cimitero di Platì. In un bara che reca un nome generico dove i suoi parenti possono portargli un fiore. Come se non fossero stati loro stessi ad ammazzarlo».

