da La Stampasegnalato da Vanna Lora
Il delitto Romeo risolto dopo dieci anni grazie alle rivelazioni di Rocco Varacalli
21/5/2008 (12:15) - CONFESSIONI DI UN PENTITO
RAPHAËL ZANOTTITORINO
«So che a uccidere il Romeo è stato lo Spagnolo in quanto ho accompagnato io il Romeo all’appuntamento nel quale è stato ucciso». È con questa frase che il pentito Rocco Varacalli, il 25 ottobre del 2006, fornisce agli investigatori la soluzione di un delitto rimasto irrisolto per più di dieci anni. Roberto Romeo, il 30 gennaio 1998, venne freddato in una stradina sterrata a Rivalta con cinque colpi di pistola al torace e alla nuca. Ora, per quella morte, i carabinieri di Torino hanno notificato un ordine di custodia in carcere al presunto mandante, Domenico Marando, e al presunto killer, Antonio Spagnolo, capo società di Ciminà, impiegato al Corpo forestale dello Stato e affiliato alla ’ndrangheta con il grado di santista.Il delitto Romeo, di professione odontotecnico, all’epoca sembrò legato all’usura. Oggi si sa che fu l’ultimo di una lunga serie. La scia di sangue ha inizio il 3 maggio del 1996. Il corpo di Francesco Marando, 37 anni, fratello di Pasqualino, mammasantissima di Volpiano, viene trovato crivellato di colpi e carbonizzato in un bosco a Chianocco. Il suo cadavere è riconosciuto solo grazie alla fede che porta al dito. Un delitto che scatena l’ira del capo della ’ndrina dei Marando. Chi è stato a far fuori suo fratello? Il boss ci mette poco a scoprirlo. I killer vengono individuati in Roberto Romeo e Nino Stefanelli, capocosca di Varazze. Francesco aveva contratto con quest’ultimo un debito di droga e non voleva saldarlo. Così Stefanelli decise di eliminarlo.
L’omicidio, però, mette le cosche liguri contro le potenti famiglie torinesi. Antonio Stefanelli, padre di Nino, conoscendo la ferocia di Pasqualino Marando, prova in ogni modo a salvare la vita del figlio. Contatta un intermediario, Giuseppe Leuzzi, imprenditore rispettato dalle famiglie, il quale organizza un incontro chiarificatore alla villa di Volpiano di Domenico Marando, fratello di Pasqualino. Quello che Antonio e Nino Stefanelli non sanno è che Leuzzi li sta vendendo. Gli Stefanelli, alla villa, ci arrivano con due guardaspalle: Francesco Mancuso e il figliastro Roberto Romeo. Quest’ultimo, rimasto fuori a controllare la situazione, sarà l’unico a salvarsi. Gli altri tre, scaraventati dentro la villa, verranno trucidati. I loro corpi fatti sparire. Faida chiusa? Macché, l’ira di Pasqualino non si è ancora placata. La carneficina deve continuare fino a quando l’ultimo degli assassini del fratello non sarà finito sotto terra.
È qui che entra in gioco Varacalli. Il pentito, all’epoca picciotto del locale (gli affiliati appartenenti a un unico paese) di Natile attivato a Torino, conosce Romeo e Stefanelli. Viene avvicinato da Domenico Marando e quindi da Spagnolo, che gli chiedono di parlare a Romeo invitandolo a incontrare un latitante per offrirgli ospitalità. Si tratta di una trappola ma Varacalli, che ha preso contatti con la futura vittima insieme a un parente incensurato, non lo sa. Accompagna Romeo da Spagnolo, cognato di Marando, davanti a un supermercato. Scende dall’auto e fa salire Spagnolo. I due si allontanano per una stradina sterrata. Tornerà solo Spagnolo, a piedi.
Il retroscena gli sarà raccontato dallo stesso Domenico Marando qualche mese dopo, nel luglio 1998, sotto un ombrellone sulla spiaggia di Sant’Ilario. «Il Marando - dice Varacalli - mi comunicò che a essere stato ucciso per ultimo nella villa di Volpiano fu Nino Santelli. Venne costretto a riferire i nomi delle altre persone che avevano avuto a che fare con l’omicidio di Francesco Marando. Mi disse che i nominativi erano stati trascritti su un foglietto custodito da suo fratello Rocco Marando». Una lista di nomi che camminavano e che Varacalli avrebbe dovuto rintracciare per completare la vendetta. Non se ne fece niente. Roberto Romeo, all’epoca, era già sotto terra e questo, forse, bastava ai Marando.