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Alberto Nobili, Mafie e territorio

20.06.2008

Convegno LA MAFIA INVISIBILE, Milano 9-10 novembre 2007

ALBERTO NOBILIMafie e territorio

Sono incaricato di portare a vostra conoscenza lo stato di salute della mafia in Lombardia. Devo dire che purtroppo è molto buono.

La mafia in Lombardia è caratterizzata da una fortissima presenza di ‘Ndrangheta che a livello nazionale ha stretto un patto d’acciaio con i narcotrafficanti colombiani, quindi ci sono fiumi di cocaina gestiti dalla ‘Ndrangheta, e fiumi di denaro.

La Confesercenti ha parlato di un fatturato spaventoso, di circa 90 miliardi di euro.

Questo fiume di denaro viene poi reinvestito, come in tutte le altre zone e città italiane, in attività dell’edilizia quali scarichi e movimento terra, cioè le attività classiche delle organizzazioni mafiose.

Vorrei però riprendere lo spunto storico cui ha accennato il sen. Smuraglia quando ha parlato di anni ruggenti milanesi, lombardi, tra il 1992 e il 1995. In quel periodo la Lombardia ha vissuto una stagione straordinaria di lotta alla mafia. Il bilancio di quegli anni è stato di 2500 mafiosi catturati.

Sono stati anni di grande entusiasmo ma anche di grande tristezza perché era un’energia che nasceva dal periodo delle stragi di Falcone e Borsellino.

L’epopea stragista della mafia aveva infatti avuto il benefico effetto di provocare una reazione che abbiamo vissuto tutti, magistrati e forze di polizia, con entusiasmo. C’è stato un impegno enorme, una reazione e un contrasto finalmente serio, vissuto come grande illusione e seguito da grandissima delusione se si paragona quel periodo a quanto avvenuto dopo.

In quegli anni c’è stata una strategia, per così dire, di due fronti contrapposti in tutta Italia, il fronte mafioso e il fronte istituzionale. In quegli anni si sono assestati dei colpi veramente forti, grazie, non finiremo mai di ripeterlo, al contributo dei collaboratori di giustizia, contributo fondamentale, essenziale.

Giovanni Falcone soleva ripetere che si vede se lo Stato fa sul serio dal numero dei collaboratori di giustizia. E’ un segnale, una spia di uno Stato efficiente e credibile, che sa portare a sé chi vuole dare un contributo alla giustizia.

Noi ci aspettavamo di continuare a colpire ancora, avevamo in mano il bandolo della matassa, la spinta di contrasto era forte, invece poi la situazione è mutata.

Il fronte mafioso ha fatto a tavolino la scelta, ancora oggi attuale, di rendersi invisibile. In realtà la mafia è sempre stata invisibile ma ora è una invisibilità silenziosa: non si uccide più, non si fanno atti clamorosi, perché il clamore può provocare il contrasto delle Istituzioni. Quindi oggi se la mafia deve eliminare qualcuno ricorre al vecchio classico sistema della lupara bianca. Non si fa più clamore, perché il clamore porta al contrasto.

La mafia fa questa scelta e porta avanti i suoi affari. D’altra parte lo Stato, il fronte istituzionale, anziché cogliere l’occasione e utilizzare le professionalità conseguite in quegli anni, si distrae e comincia a dedicare le sue energie ad altro, che si può elencare così.

Sistema processuale: Le Istituzioni si dedicano all’ adeguamento del nuovo sistema processuale, fanno grandi sforzi sulle modifiche al sistema giudiziario, creando –mi spiace dirlo – una macchina assolutamente fallimentare della giustizia. Anziché potenziare le attività di contrasto, di bonifica dei territori e di confisca dei patrimoni ci si è dedicati al sistema procedurale e si è ottenuta una macchina della giustizia con le ruote quadrate.

Ottenere una sentenza dopo 6-8 anni è infatti una situazione fallimentare che fa il gioco dell’illegalità e della illiceità. Il cittadino ha poca fiducia ormai nella giustizia e questo è un danno enorme.

Pentiti Lo Stato si dedica ai pentiti, a questi soggetti che hanno storicamente contribuito a debellare il terrorismo e i sequestri in quella stagione citata di anni ruggenti contro la mafia, e fa una nuova legge.

Oggi il pentito è figura che non esiste più, e non è un caso. Non è il momento di analizzare quella legge, ma oggi se qualcuno decide di collaborare con la giustizia viene quasi da fargli una perizia psichiatrica perché è un martire, va incontro a tali complicazioni che non conviene più collaborare con la giustizia . Infatti non ce ne sono più. Era una carta straordinaria che abbiamo perso.

Risorse. Per capire quanto lo sforzo dello Stato sia insufficiente per combattere la mafia è sintomatico dare alcuni numeri.

Le forze in campo in Lombardia – parlo soprattutto del distretto di Milano che comprende città come Pavia, Lodi, Como, Lecco, Varese Busto Arsizio Vigevano, cioè zone molto ricche a fortissima attività economica e presenza mafiosa

Le forze in campo in questo territorio sconfinato sono 40 uomini del Ros, il reparto operativo speciale dei carabinieri, 50 uomini del Gico, il gruppo della Guardia di Finanza, , 55 della sezione criminalità organizzata della polizia di stato, sono 150 persone che hanno competenza sul Distretto della Corte Appello di Milano e poi a questo numero sparuto si aggiungono 68 uomini della Dia che ha competenza su tutta la Lombardia. Sono in tutto poco più di 200 persone, quali più o meno siamo in quest’aula, istituzionalmente deputate a contrastare il fenomeno mafioso in Lombardia. Sono tutti eroi, gente che veramente si dedica con sacrificio straordinario e non dovremmo mai finire di dir loro grazie.

Non ve lo diranno mai ma non hanno i soldi per la benzina per le loro auto. Una volta non sono usciti per una importante attività di indagine perché non avevano da cambiare i copertoni delle ruote. Lombardia, Italia, 2007. Questa è la sensibilità che viene dimostrata nel contrasto alla mafia.

Si poteva approfittare di quei momenti storici straordinari in cui avevamo davvero creduto di poter assestare dei colpi definitivi, invece c’è stata una marcia indietro straordinaria.

La mafia continua a giocare la carta del silenzio e dall’altra parte si cade nella trappola.

Poi ci sono quelli che io considero bonariamente dei depistaggi. Non è possibile che l’interesse maggiore oggi sia, da parte dei politici e della classe istituzionale, sulla riforma del sistema giudiziario che suscita tanto interesse, per cui si fanno tanti dibattiti, sulla separazione delle carriere, sui PM e giudici e sulla separazione delle funzioni.

Pensate se tutto questo interesse fosse stato dedicato alla mafia e alla corruzione, di cui non si parla ma che è strettamente collegata alla mafia e inquinante.

Il vero problema sembrano invece i PM, perché intercettano troppo, hanno troppo potere. A tutto questo dobbiamo aggiungere il panorama della criminalità comune quotidiana, che è un problema serissimo, in quanto rapina, scippo, furto oggi stanno caratterizzando la società italiana grazie anche all’afflusso di criminalità straniera. E’ un problema serio e sacrosanto.

E’ evidente che al cittadino poco interessa che sorte abbia il capitale mafioso col riciclaggio, se i soldi finiscono nel circuito economico o nella Borsa, ma gli interessa capire il problema della propria sicurezza. Gli interessa che i figli alla sera quando escono possano tornare a casa senza problemi. E’ un problema serio e sacrosanto, ma rischia di diventare un depistaggio e far dimenticare il problema mafia.

E’ vero che l’insicurezza pone problemi di stabilità civile e sociale, ma se lasciamo come stiamo facendo in questo periodo ancora tutto questo vantaggio alla mafia, essa diviene destabilizzante ben oltre la criminalità quotidiana che crea insicurezza.

La penetrazione mafiosa crea problemi di stabilità al tessuto civile e sociale, al sistema democratico. In Lombardia la caratteristica forte della mafia è la fortissima penetrazione nel circuito economico. Stanno prendendo in mano interi settori, alcuni li hanno già presi e altri li stanno potenziando. Oltre alla solita edilizia abbiamo il settore turistico e alberghiero, pizzerie, ristoranti e molto altro, perché c’è eccesso di liquidità.

Il vero rischio, e la delusione che c’è stata rispetto a quelli che sono stati chiamati Anni Ruggenti, è grande e forte ma non limita minimamente il nostro impegno. C’è una forza straordinaria. La presenza di questi giovani di polizia, carabinieri, Guardia di Finanza costituisce per tutti noi uno stimolo positivo.

Non vorrei però che alla mafia invisibile si contrapponesse uno stato anch’esso invisibile. Su questo dobbiamo essere tutti quanti vigili e segnalare sempre di più e organizzare sul territorio sempre di più incontri di questo tipo, che sono importanti perché servono a spezzare quel silenzio mafioso che tanto serve ai mafiosi.

Postato in Convegni e Seminari, CONVEGNO MAFIA INVISIBILE.