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La geografia infinita della ‘ndrangheta. Boss e beni. Incassi e riciclo. Una cinquantina le proprietà che, nel corso del tempo, il Comune ha riqualificato e riadattato ad alloggi delle forze dell’ordine, sedi di associazioni, punti di incontro, circoli.
Nomi e cognomi che negli anni si son lasciati dietro scie di bossoli e sangue. I Di Giovine padroni di piazza Prealpi, o ancora, i Morabito, i Serranò, gli Izzo. E le vie.
Una mappa reticolare che copre tutta la città : dal Lorenteggio a viale Monza, da via Mecenate all’Ortica, passando da via Cenisio.
Geografia criminale Una cinquantina di immobili assegnati a volontari e forze dell’ordine, altri bloccati dalla burocrazia
Ville e negozi: ecco la Milano dei boss
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| La mappa dei locali confiscati alla malavita e già «restituiti» alla città |
L’Antimafia ricostruisce la geografia di tutti i beni tolti alla criminalità organizzata dagli anni Ottanta a oggi
L’imbianchino ci dava dentro: e, abbandonato il pennello e convertitosi a malavitoso, Alfredo Sparacino, siciliano, s’era così arricchito col traffico di auto rubate da guadagnarci miliardi, e comprarsi, di colpo, quattro appartamenti e quaranta box, in via Carlo Torre. Un patrimonio, s’intende, nemmeno lontanamente paragonabile all’impero del clan calabrese, potentissimo, dei Morabito-Palamara- Bruzzaniti: negozi, magazzini, alberghi, e l’hotel Ingegnoli, nell’omonima via.
Boss e beni. Incassi e riciclo. E investimenti su investimenti su investimenti. Quant’è infinita, la geografia — fornita dall’Antimafia — di immobili, comprese lussuosissime ville, nella lunga storia criminale di Milano, dagli anni Ottanta a oggi, dai maxi-processi ai sequestri, e alla loro riconversione, o alla loro stagnazione per colpa della burocrazia. Una cinquantina le proprietà che, nel corso del tempo, il Comune ha riqualificato e riadattato ad alloggi delle forze dell’ordine, sedi di associazioni, punti di incontro. Altrettante, le proprietà da sbloccare.
Sul finire del 2007, Libera, l’associazione contro la criminalità organizzata fondata da don Luigi Ciotti, aveva protestato — l’iter è al palo — e sollecitato Comune e prefetto a darsi una mossa. Lo scorso maggio, in un giorno non a caso, l’anniversario della morte di Giovanni Falcone, Letizia Moratti aveva annunciato: «Abbiamo deliberato di acquisire 64 immobili confiscati, per ridarli alla città ».
Alla fine, e qui salvo qualche dissidente destra e sinistra concordano, la questione non è solo di mattone. Nelle vicinanze degli immobili sottratti alla mafia abitano parenti, compari, amici dei boss, sopravvissuti alle ondate di arresti, o già usciti di cella. E dunque strappare una ex profumeria, un ex garage, un ex attico di, per dire, ‘ndranghe-tisti, e insediare negli spazi attività regolari, è uno schiaffo, forte, ai fedeli dell’antistato. Fa male. E dunque, è bene farlo. Specie di questi tempi: lo scontro all’interno della maggioranza sulla commissione comunale antimafia, l’allarme sulle cosche che puntano a infilarsi nell’Expo, la retata a Quarto Oggiaro.
Torniamo all’elenco dei cognomi. Scorrono nomi che si son lasciati dietro scie di bossoli e sangue. I Di Giovine padroni di piazza Prealpi, con quel capobastone Emilio Di Giovine che governava tonnellate di cocaina ed era stato catturato in Portogallo dopo una cinematografica evasione dal Fatebenefratelli dov’era in cura; e ancora, altri Morabito, e i Serranò, e gli Izzo. Sono indirizzi che coprono la città : via Lorenteggio 56, viale Monza 99, via Mecenate 7, via Ortica 8, via Cenisio 40, per quanto riguarda le proprietà riqualificate. Per le altre in attesa, l’area di Ronchetto sul Naviglio, viale Lazio 9, viale Jenner 231, via Panfilo Castaldi 17, via Pertini 30, via Pergolesi 12, via Marcona 15, via Farini 75.
Non è citata, in questa geografia, piazzetta Capuana, a Quarto Oggiaro. Una piazzetta grigia nei colori e nell’anima. Piena di negozi chiusi. «Un anno fa — dice il presidente della Provincia Filippo Penati — avevamo fortemente sollecitato di servirci dei negozi per creare una casa delle associazioni e una sorta di “incubatore” commerciale per far rialzare le saracinesche ». Risultati? «Il Comune, proprietario degli spazi, non ci ha dato la disponibilità per realizzare i progetti».
Andrea Galli |
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