E’ una rete, una vasta rete di fiancheggiatori anche nel Modenese, quella che il pentito di camorra Domenico Bidognetti ha ricostruito agli inquirenti con i quali collabora da quasi un anno. Le sue rivelazioni sulle infiltrazioni delle cosche in Emilia hanno fatto tremare le vene ai polsi di molti personaggi che, “trapiantati” qui dalla Campania, hanno per anni costituito i punti di riferimento dei casalesi, i trampolini grazie ai quali spiccano il volo per tuffarsi nei tessuti economici più floridi. Bidognetti ha fatto i nomi, li ha snocciolati uno per uno ed è proprio su quei nomi che chi indaga sta lavorando. Intanto nel Modenese emerge chiaramente che il settore più “permeabile” alla strategia delle estorsioni è quello dell’edilizia, mentre tra i pubblici esercizi e le imprese di pulizie non si esclude l’esistenza di piccole “centrali” che si occupano del riciclaggio del denaro di provenienza illecita. Bidognetti ha fatto i nomi, tanti, e anche per questo l’organizzazione gli ha ucciso il padre qualche mese fa; e per la realtà modenese ha snocciolato nomi e cognomi dei cosiddetti fiancheggiatori, cioè gli uomini su cui i casalesi potevano contare in città, quelli che trovavano i luoghi sicuri, che custodivano le armi, che manovravano in loco. Gli inquirenti ci hanno lavorato e continuano a farlo, alcuni dei personaggi chiamati in causa sono stati arrestati, per altri si stanno controllando accuratamente posizioni e movimenti. Bidognetti non ha invece citato gli eventuali imprenditori contattati o “persuasi”, perchè quel campo non era di sua competenza. Lui si occupava della parte “militare”, come l’organizzazione degli agguati e la logistica. Una Modena che certo ha perduto molto della tranquillità di un tempo, ma che comunque tutti faticano ad immaginare “colonia” della camorra. Eppure “loro” non sono così lontani e sono in grado di spingersi fin sotto il naso degli enti locali. Ma quello è ancora un naso che ha fiuto, come dimostra l’azione decisa dell’osservatorio provinciale sugli appalti pubblici, promosso dalla Provincia e che raccoglie enti locali, l’Inps, l’Inail, la prefettura e la Cassa edili. «Grazie ai nostri controlli siamo riusciti ad annullare preventivamente due appalti pubblici in odore di camorra – spiega Vincenzo Pascucci, direttore dell’Osservatorio – uno riguardante il tratto di tangenziale da Modena a Vignola e l’altro per una palazzina di Acer. Dal punto di vista degli appalti pubblici riteniamo di avere messo in atto controlli e intese con i soggetti interessati, tali da rendere sufficientemente trasparente la situazione. Il problema esiste ancora per i subappalti non autorizzati, dove non è escluso che qualcosa sfugga. Comunque il pubblico è un mercato che vede la maggior parte dei cantieri con importi non altissimi; gli importi grossi, una piccola parte, vanno per il 50% a imprese modenesi e solo 5 o 6 hanno visto comparire imprese del sud. Attrae molto di più il mercato degli appalti privati, che con i suoi 400 milioni di euro l’anno è circa il doppio per valore di quello pubblico. Riteniamo comunque ancora abbastanza episodico il fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici della nostra zona. Sappiamo anche che alcuni esponenti dei clan casalesi sono usciti dal mercato modenese sul quale erano presenti prima della stretta sui controlli nei cantieri, dirigendo la loro attenzione ad altre regioni del nord. Nel Comune di Modena abbiamo anche un’arma in più per cercare di evitare “contaminazioni”: un accordo con la polizia municipale, grazie al quale quando gli agenti vanno sui cantieri per i controlli, verificano anche la consistenza e la provenienza delle ditte. Gli unici appalti pubblici dove come osservatorio non siamo riusciti ad entrare è quello dell’Alta Velocità; ci risulta che sia stato costituito un osservatorio interregionale tra Toscana ed Emilia». Ma non è solo il settore dell’edilizia a mostrare crepe e permeabilità. Negli ambienti sindacali che si occupano di pubblici esercizi e settore pulizie c’è preoccupazione. Scavando nei bilanci, nelle ragioni sociali, nelle realtà degli esercizi pubblici, nessuno si sente di escludere l’esistenza di qualche centrale di riciclaggio del denaro di provenienza illecita. E laddove si sono avuti episodi eclatanti, dagli incendi dolosi alle ritorsioni di genere vario, è facile pensare che qualcuno abbia tentato di sottrarsi a pressioni. «E’ una luce nuova quella che le parole di Bidognetti gettano su una serie di atti criminosi succedutisi in questi mesi nella nostra provincia – spiega Confesercenti di Modena – ci pare necessario un approfondimento del livello di penetrazione della criminalità organizzata e delle modalità con cui si muove per mettere radici. E queste sono proprio le considerazioni che abbiamo portato al tavolo di confronto con il questore qualche giorno fa». Ciò che emerge dai pentiti «conferma le nostre preoccupazioni e, anzi, le aumenta – dice il presidente della Provincia Emilio Sabattini – giacchè il quadro che sembra emergere è quello di una rete profondamente radicata nel nostro territorio». Il presidente Sabattini invita anche all’apertura di un confronto sul tema, nell’ambito del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.
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