(19 settembre 2008)
Franco Vanni
Gabriele Cereda
Da L’ESPRESSO (Local)
Otto arresti, agli operai cocaina per aumentare i ritmi di lavoro. Sequestrate tre aree a Desio, Seregno e Briosco, coinvolte aziende edili e chimiche
Montagne di rifiuti tossici sepolti nei terreni agricoli della Brianza. Una valanga di scarti prodotta dalle industrie lombarde e fatta sparire in cave di Desio, Seregno e Briosco da manovali pagati in cocaina, usata come doping per potere lavorare anche per 48 ore consecutive.
A gestire il traffico era un´organizzazione smantellata dalla polizia provinciale, che ha arrestato otto uomini al termine di nove mesi di indagini. Venti persone sono indagate a piede libero, fra queste anche gli imprenditori che si liberavano dei rifiuti ad alto rischio ambientale: filtri per le lavorazioni galvaniche, carburante esausto e materiale da costruzione contaminato da piombo e cromo.
Il capo della banda era il latitante Fortunato Stellittano, 44 anni, già condannato per associazione mafiosa e affiliato alla cosca Iamonte di Melito di Porto Salvo, in Calabria. Ora è in carcere a Monza, come il suo braccio destro Ivan Tenca, 30 anni, precedenti per tentato omicidio. Per gli arrestati, cinque italiani e tre romeni, le accuse sono di associazione nel traffico illecito di rifiuti, furto, ricettazione, incendio doloso, traffico di stupefacenti e possesso illegale di armi da fuoco.
Le indagini, condotte dal pm Giordano Baggio della Procura di Monza, sono partite dalla segnalazione di una guardia ecologica e svelano un meccanismo complesso: le due società edili, appartenenti a Tenca e Stellittano, compravano terreni da proprietari in fallimento, ricorrendo anche a minacce. A quel punto prelevavano e vendevano la terra sana per farne calcestruzzo e riempivano le fosse con rifiuti industriali.
Per i lavori impiegavano mezzi rubati, scavatori che poi rivendevano in Romania. «L´intera operazione, da quando si cominciava a rimuovere la terra a quando il buco era riempito di rifiuti, durava tre giorni», dice Nazareno Giovannelli, comandante della polizia provinciale. E per sostenere i ritmi di lavoro massacranti, ai manovali veniva data cocaina, che nelle intercettazioni telefoniche viene chiamata “vitamina” o “grappino”.
Le aree sequestrate coprono una superficie di 65mila metri quadrati e nascondono 178mila metri cubi di materiale tossico. La discarica più grande è quella di Desio, 30mila metri quadrati in grado di inghiottire 160mila metri cubi. Più piccole quelle di Seregno e Briosco, punto di smistamento per i camion che poi scaricavano nelle altre due cave, e in una terza a Piacenza. Alberto Grancini, assessore alla Sicurezza della Provincia, parla di «una Gomorra nel territorio milanese».

