la Provincia Pavese — 26 settembre 2008
Pierangela Fiorani
I n provincia di Pavia ci sono insediamenti della criminalità organizzata, in particolare della ’ndrangheta. Reinveste i capitali illeciti in attività almeno apparentemente regolari. I rami di attività ? Appalti pubblici, esercizi commerciali, ristorazione, facchinaggio». Parola di Ferdinando Pomarici, procuratore antimafia di Milano. Risposte chiare a domande altrettanto dirette rivolte dalla Provincia pavese al magistrato che da anni lavora sul fronte della criminalità organizzata. Ora, dunque, è ufficiale. Chi rispondeva con un’alzata di spalle o con sorrisi di sufficienza alle prime denunce non può più parlare di fantasie, di inutili allarmi. La mafia è qui (che si chiami ’ndrangheta o altro non importa). Ha trovato terreno fertile anche dalle nostre parti. I suoi accoliti si sono insediati di qua e di là del Ticino e del Po conquistati dalla tranquillità della provincia che non guarda in casa del vicino, che si fa i fatti suoi. Hanno preso alloggio a due passi dalla grande Milano dove gli affari erano già consolidati. E qui hanno trovato anche gli ospedali di eccellenza dove farsi curare senza essere notati. Non sono più le famiglie calabresi che tra fine anni Ottanta e inizio Novanta dell’altro secolo hanno organizzato i sequestri di Giuliano Ravizza e di cesare Casella. I nuovi hanno un altro passo. Altri obiettivi. La mafia è qui. E sta facendo di Pavia e della provincia – così come di altre zone della Lombardia – una lavanderia discreta, fuorimano, dove ripulire i soldi sporchi di affari illeciti consumati altrove e non solo. Non si presenta con il mitra in spalla, non spara (non qui, non ora, speriamo mai). Prova a intrufolarsi negli appalti pubblici, dice Pomarici (prendano nota sindaci e assessori fino ad oggi increduli e sereni). Nomi altisonanti della famiglie malavitose? Non scherziamo. Gli affari si fanno con discrezione, attraverso gli amici degli amici e i conoscenti dei conoscenti. E’ così che aprono negozi e ristoranti, mettono imprese di facchinaggio e simili (tengano nota le associazioni di categoria). Attività innocue? Sarà un caso che negli ultimi anni è diventato così dilagante anche qui lo spaccio di ogni tipo di droga, ovunque, a qualunque ora del giorno e della notte? Sarà un altro caso che proprio Pavia si è conquistato il primato, che sicuramente non le dà lustro, di capitale del gioco più o meno legale? Ogni pavese (lo ricordava qualche giorno fa anche il Venerdì di Repubblica) spende, secondo le statistiche che fanno di noi la Las Vegas d’Italia, 1.500 euro all’anno per giocare. Da una parte allora l’attacco è a strappare ogni giorno un po’ di vita ai nostri ragazzi, dall’altra a persone altrettanto deboli, quali pensionati e casalinghe, travolte nel vizio della puntata ossessiva.

