da: La Repubblica -Â sezione Torino – 20/12/2008
Forse nell’ omicidio di Giuseppe Femia la criminalità organizzata non c’ entra, ma ci sono elementi che legano a doppio filo la vittima con un altro efferato delitto, avvenuto a febbraio 2007. Scena del crimine, anche in quell’ occasione, le colline di Gassino. Ucciso, ancora una volta, un Femia: si tratta di Rocco, 54 anni, trovato carbonizzato all’ interno di un’ auto bruciata. Tra i due una lontana parentela. Entrambi provengono da Marina di Gioiosa Jonica, ed entrambi avevano lasciato il paese natale per seguire le orme di quella parte di famiglia emigrata nel Torinese. Un omicidio ancora irrisolto, quello di Rocco Femia. Per il momento non ci sono elementi che colleghino i due episodi, ma certo le coincidenze sono significative. Soprattutto si tratta di due delitti che in meno di due anni hanno colpito nel territorio di Gassino, paese di meno di diecimila abitanti a pochi chilometri da Torino. Ma sono anche molti gli elementi che allontanano i due episodi. Rocco Femia, pregiudicato, a differenza di Giuseppe, aveva nella ‘ ndrangheta un ruolo di spicco, era un boss. E, a differenza di Giuseppe, era arrivato prima a Gassino e poi a Chivasso per fuggire da una faida in cui era implicato. Quell’ omicidio, poi, era stato caratterizzato da una brutalità che raramente si era vista da quelle parti. In una stradina di collina in frazione Bardassano nella notte tra il 3 e il 4 febbraio del 2007 era stata vista un’ auto andata a fuoco, una Fiat Uno rubata a una guardia giurata. Dentro, sul sedile passeggero, un corpo irriconoscibile. Gli assassini avevano circondato il corpo di Femia con alcuni copertoni e lo avevano cosparso di benzina. Che fosse quello di Rocco Femia si era scoperto solo in seguito, attraverso un tatuaggio e il test del Dna. Un omicidio per cui nessuno ha mai pagato un conto con la giustizia. Molte ipotesi erano state fatte, la più plausibile uno sgarbo fatto nell’ ambito di un giro di droga che collegava la Calabria con il Torinese.

