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3/1 Usura, oltre undicimila famiglie a rischio

3.01.2009

da: la Nuova Sardegna –  3/1/2009 di Pier Giorgio Pinna


SASSARI. Uno spettro s’aggira per la Sardegna. È il fantasma dell’usura. Tutti ne sentono parlare, pochi riescono a vederlo con chiarezza. In recenti statistiche l’isola figura quasi in coda alle classifiche sulla pericolosità del fenomeno. I dati sono elaborati in termini assoluti, suddivisi regione per regione: non tengono conto cioè del numero degli abitanti. Le cifre, poi, si basano solo sulle denunce presentate dalle vittime degli strozzini. Ma dagli allarmi sociali, dai processi, dalle inchieste giudiziarie emerge un quadro decisamente più preoccupante. Un traffico coperto dall’omertà, ma che continua a crescere.  Nel nostro Paese, secondo Contribuenti.it, sono quasi un milione e mezzo le famiglie a rischio. L’associazione monitorizza in continuazione il quadro generale attraverso gli sportelli antiracket. Un quadro che, per i responsabili dell’organizzazione, oggi risente «della grave situazione di difficoltà economica in cui versano tanti italiani». «Il sovraindebitamento, nell’anno appena concluso, è lievitato del 41,1% rispetto ai dodici mesi precedenti – si spiega – Intanto nel 2009 la propensione all’usura salirà del 25,7%». Sottolinea Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it: «Nel 2008 il livello medio del debito delle famiglie ha raggiunto la cifra di 19.630 euro e la più esposta è la provincia di Roma, con oltre 24.250 euro».  Nel nuovo anno al primo posto tra le regioni maggiormente compromesse si colloca il Piemonte con 394mila famiglie in pericolo. Seguono Sicilia con 235mila, Emilia Romagna con 214mila, Campania con 143mila, Lombardia con 88mila, Toscana con 60mila, Veneto con 43mila, Lazio con 43mila, Puglia con 40mila, Calabria con 35mila, Liguria con 28mila, Friuli con 20mila, Umbria con 20mila, Abruzzo con 19mila, Trentino-Alto Adige con 15mila. Quintultima la Sardegna: 11mila. Chiudono la graduatoria la Valle d’Aosta con 10mila, la Basilicata con 10mila, le Marche con 4mila e il Molise con mille.  «La recessione, il crollo delle Borse, il boom delle carte di credito revolving e del gioco d’azzardo, il fisco a rate ingiusto rischiano adesso di far scivolare altre migliaia di persone nelle mani degli usurai», afferma il leader dell’associazione. Che prosegue: «Ci sono guai soprattutto in quest’inizio di anno. Con l’avvio dei saldi un po’ tutti sono spinti a fare acquisti. Ma c’è chi non dispone di liquidità e magari paga con le carte di credito o si fa prestare soldi da gente inaffidabile». «Purtroppo – è la sua conclusione – le nostre elaborazioni confermano l’aumento dell’usura, con un’accentuazione già prevedibile per il 2009».  E in Sardegna? Anche nell’isola tutte le volte nelle quali l’economia ha segnato brusche frenate il prestito illegale ha immediatamente avuto forti crescite. Come in altre regioni, sono insorti due ordini di problemi. Da un lato, la scarsa propensione al credito da parte delle banche. Dall’altro, l’aggressione ai patrimoni da parte di un fisco che, come ricorda Contribuenti.it, costringe parecchi nuclei monoreddito a chiedere la rateizzazione delle imposte. Un sistema che non agevola: le tranches da versare risultano spesso da capogiro.  Ma al di là di numeri e percentuali che in Sardegna andrebbero meglio calcolati, la storia dell’usura nell’isola appare segnata negli ultimi anni da devastanti incursioni della criminalità organizzata, dalla camorra alla ’ndrangheta. Con elementi della mala locale pronti a coprire il riciclaggio di denaro sporco proprio attraverso i soldi prestati con interessi tra il 100 e il 200 per cento all’anno.  Un traffico che in molte circostanze ha portato, com’è avvenuto negli ultimi mesi, a indagini su vasta scala. Con arresti, incriminazioni, processi. Ma in tante altre situazioni gli affari illegali continuano indisturbati. Ecco perché le associazioni che si battono per la difesa delle vittime dei cravattari invitano a denunciarlo apertamente, senza remore e riserve. Diverse le strade percorribili. Ci si può rivolgere a carabinieri, polizia, guardia di finanza. O alle associazioni per la difesa dei consumatori e alle organizzazioni antiracket. Oppure ai pool costituiti nelle prefetture. È infine possibile prendere contatti diretti col numero verde nazionale 800899000. In tutti i casi, l’anonimato e l’assistenza psicologica sono garantiti. In Sardegna come altrove, infatti, è ancora lungo il percorso da fare per trasformare in collaboratori della giustizia le persone prese di mira dai cravattari. Ma qualche segnale positivo comincia a scorgersi.

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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