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13/1 Dirty money, l’inchiesta da Milano torna in Sardegna

13.01.2009

 da: La nuova sardegna, 13/1/2009


OLBIA. Saranno i magistrati della Dda di Cagliari a chiudere la tranche sarda dell’inchiesta “Dirty Money”, le indagini sugli investimenti olbiesi della ’Ndrangheta. Lo ha deciso ieri il gup di Milano, Paolo Ielo, che ha dichiarato la competenza della magistratura sarda, per quanto riguarda l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di narcoeuro, a carico dell’avvocato Giuseppe Melzi, dell’imprendiote di Olbia Giovanni Antonio Pitta e di altri tre degli imputati.  L’inchiesta milanese, portata avanti dal pm della Dda lombarda Mario Venditti, è stata scissa in due tronconi. La magistratura milanese procederà contro i presunti affiliati alla ’Ndrangheta della cosca Ferrazzo: Mario Fera Andali, Giusseppe Grano e i finanzieri svizzeri Salvatore Paulangelo e Paolo Desole, titolari (questi ultimi) di una finanziaria di Lugano finita in bancarotta. A Milano sarà giudicato con rito immediato uno dei presunti colletti bianchi della cosca, il procacciatore d’affari Alfonso Zoccola, mentre il gup di Tempio decidera sul rinvio o meno a giudizio, per il solo reato di riciclaggio, di Sergio Contu, un imprenditore di Olbia che avrebbe venduto una imbarcazione a Salvatore Paulangelo per 250 mila euro, soldi che i magistrati ritengono fossero provento di affari illeciti della malavita.  A Cagliari è invece andata la parte più sostanziosa dell’inchiesta, quella riguardante il presunto investimento di un centinaio di milioni di euro transitati nelle casse della Wfs/Pp finanz di Desole e Paulangelo e investiti, nell’isola, per l’acquisto di ville e terreni nei dintorni di Olbia. Una parte di questo danaro sarebbe stata dirottata anche verso insediamenti turistici della Spagna.  Nell’isola la magistratura milanese mise sotto sequestro beni e immobili per decine di milioni di euro, a partire dalla villa e i terreni fabbricabili che Salvatore Paulangelo acquistò a Pittulongu. Sotto sequestro penale finirono anche i cinquecento ettari di Spiritu Santu, a sud di Olbia, appartenenti all’imprenditore Giovanni Antonio Pitta. Stando ai capi d’accusa quei terreni avrebbero fatto parte di una operazione immobiliare gestita da alcuni esponenti della cosca Ferrazzo, che avrebbero acquisito, sepre secondo l’inchiesta, il 51% di due società proprietarie dei terreni.  Il giudice, assieme a quella dell’avvocato Giuseppe Melzi (ritenuto la mente legale della banda), ha trasmesso per competenza alla Dda di Cagliari anche la posizione di altri 4 imputati, tra i quali Giovanni Antonio Pitta, Alfonso Diletto, Carmine Spadafora e Francesco Muto.  Il procedimento prosegue a Milano nei confronti degli altri indagati per la bancarotta fraudolenta e il riciclaggio. Alfonso Zoccola ha chiesto il giudizio immediato, mentre gli altri imputati compariranno davanti al gup il prossimo 23 gennaio. Per la tranche sarda i tempi saranno invece decisi dal procuratore distrettuale, che dovrà assegnare il fascicolo ad uno dei suoi sostituti il quale, una volta ricevuto l’incarico, dovrà studiarsi ben quindicimila pagine tra verbali, intercettazioni e provvedimenti vari.

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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