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5/3 Oversize: ‘Ndrangheta a Lecco, chieste condanne per 400 anni.

5.03.2009

di Duccio Facchini 


 Si sta per chiudere il processo Oversize alle “seconde generazioni” del clan Coco Trovato. Tra gli imputati anche i presunti riciclatori dei profitti illeciti, investiti in parte nella “movida” milanese

 

Sta per chiudersi a Milano il processo Oversize, che coinvolge le seconde generazioni del clan di ‘ndrangheta dei Coco Trovato, egemone nel lecchese. Al termine della requisitoria, il pm Galileo Proietto ha chiesto circa 400 anni di carcere per 34 imputati, mentre ci sono già una decina di condannati in appello con rito abbreviato.

L’inchiesta “Oversize” scattò con perquisizioni ed arresti nel dicembre del 2006; contemporaneamente a questa s’articolò anche “Soprano”, concentrata più sulla ‘Ndrangheta milanese. I primi passi di “Oversize” risalgono a nove anni fa, portati avanti dalla Dda di Milano con il contributo della Polizia di Stato di Lecco, quella di Milano e dal Gico della Guardia di finanza.

Nella notte tra l’11 ed il 12 dicembre del 2006 una quarantina circa di persone vennero tratte in arresto con pesantissime accuse (i capi d’accusa risultarono esser più di 200). Di queste, 19 residenti a Lecco. Un’accusa su tutte: associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata a vario titolo al traffico di droga e armi.

Tra i coinvolti spiccarono i nomi di Giacomo Coco Trovato, nipote del boss Franco Coco Trovato (4 ergastoli nell’ambito del procedimento “Wall Street” dei primi anni Novanta), Emiliano Coco Trovato (già detenuto a Opera), figlio di Franco, e Vincenzo Falzetta (detto “banana”) prestanome della ‘ndrina e titolare di alcuni locali della movida milanese (Alcatraz, Bio Solaire e Madison) con i quali riciclava proventi illeciti.

 

Oltre alla nuova reggenza di consanguinei dei Coco Trovato, sempre secondo l’accusa rappresentata dal Pm Galileo Proietto, rimasero coinvolti esponenti di quel ceto borghese indispensabile per la sopravvivenza della ’Ndrangheta. Uno su tutti: Federico Pettinato, imprenditore dedito al reinvestimento in economia legale dei profitti maturati da spaccio di droga, estorsioni, traffico di armi e via discorrendo. Oltre a Pettinato finirono in manette Angelo Sirianni, Giuseppe Elia, Giuseppe Gigliotti, Giancarlo Schifani, Tommaso Scalzi, Rodolfo Bubba (detto “o Vangelo”), Pierino Marchio, Massimiliano Costa e altri ancora. Tutte pedine organiche alle attività illecite.

Giacomo Coco Trovato, 36enne – sostiene l’accusa – risulterebbe anche essere il killer del pugile Francesco Durante, ucciso nel maggio del 2000 a Milano. Il padre di Giacomo, Mario, era già stato condannato a 28 anni nel processo “Wall Street”.

 

Il dibattimento “Oversize” è iniziato intorno alla fine del novembre 2007 dopo esser stato trasferito per motivi di sicurezza dal Tribunale di via Cornelio a Lecco all’aula bunker di Milano in via Ucelli di Nemi. Una decina degli imputati ha aderito al rito breve, gli altri 34 il processo ordinario. Nel febbraio di quest’anno la Corte d’Appello ha confermato le condanne inflitte ai ricorrenti al rito abbreviato comminate nell’udienza preliminare del novembre del 2007.

Ora il Pm Proietto ha concluso il suo atto d’accusa per i restanti 34 imputati. La requisitoria non ha riservato sorprese: quasi 400 anni di carcere richiesti, soltanto una l’assoluzione. Una media degna di nota, considerato il numero degli imputati.

 

L’inchiesta “Oversize” non ha svelato, purtroppo, un caso saltuario d’infiltrazione mafiosa nel territorio lecchese. Prima di questa vi furono “Wall Street”, poi “Atto finale” (che coinvolgeva di nuovo anche Coco Trovato) e poi “Mala Avis”. E dopo “Oversize” c’è stata l’inchiesta “Ferrus Equi”, incentrata sulla famiglia mafiosa dei De Pasquale, poi ancora l’operazione “Easy Rider” e infine quella riguardante il caporalato a danno dei migranti clandestini che ha visto coinvolto nel 2008 Angelo Musolino, fratello di Vincenzo Musolino, cognato di Franco Coco Trovato e mente finanziaria della cosca decapitata (così parve) nel 1993.

 

Nonostante questi allarmanti sviluppi giudiziari c’è chi ancora si preoccupa di sminuire la presenza e gli affari della ‘ndrangheta. L’ex sindaco di Lecco, ora senatore della Repubblica per la Lega Nord, Lorenzo Bodega, a poche ore dall’omicidio di Franco Poerio (uomo legato a doppio filo con i Coco Trovato) – avvenuto per mano di Michele Zito, vittima delle angherie dell’ucciso – si è affrettato ad affermare che «Lecco non è come Gomorra. Qui la sensazione di insicurezza è data dalla microcriminalità e non da crimini di stampo mafioso. Qui il tessuto economico è sano». Insomma: coi lavavetri pugno di ferro, coi mafiosi manica “oversize”.

Postato in Homepage, Rassegna Stampa Mafia.

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