di Rosa Palone
Consiglio comunale “aperto” a Buccinasco, il 5 marzo 2009, dedicato al tema legalità e sicurezza e voluto dalla neo assessora Tiziana Maiolo e dal sindaco Loris Cereda, che avevano invitato due ospiti d’eccezione: la presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro e il gip Claudio Castelli. «La magistratura può al massimo contenere il dilagare della criminalità organizzata, chi la può invece sconfiggere sono la politica e gli interventi sociali»: così ha detto Castelli nel suo intervento.
La serata è stata aperta dal sindaco e dall’assessora davanti a riflettori e telecamere accesi per i due illustri ospiti. Quando poi Pomodoro e Castelli se ne sono andati, insieme all’ingente schieramento di forze dell’ordine, tutto si è spento. E allora sono iniziati gli interventi dei consiglieri comunali. Tra questi, l’intervento di Filippo Licastro (An), nativo di Platì, che ha sentito la necessità di specificare che sarebbe di natura razzista additare tutti i calabresi di Buccinasco come appartenenti alla malavita organizzata e ha ribadito la necessità di fare le dovute distinzioni. Sulla stessa linea d’onda l’intervento del consigliere Luigi Iocca (Forza Italia) che con orgoglio ha affermato: «Stasera siamo tutti calabresi».
Ha preso la parola anche l’ex sindaco Maurizio Carbonera, attuale consigliere comunale d’opposizione: «Oggi leggiamo sulla stampa che il procuratore aggiunto della Direzione antimafia di Milano usa il termine “inquietante” per descrivere la situazione del sud-ovest milanese sul fronte della criminalità organizzata di stampo mafioso. “Un cancro allo stato avanzato che corrode silenzioso il tessuto imprenditoriale e sociale, grazie a intimidazioni e agganci con il “palazzo” attraverso una rete di amicizie tra costruttori, politici ed esponenti di spicco della più pericolosa ’ndrangheta calabrese trapiantata a Buccinasco, Cesano Boscone e Corsico”. Oggi ci chiediamo come consiglieri, dopo le ultime notizie di stampa, se esiste ancora un clima di garanzia e di autonomia decisionale, da parte di tutti, rispetto alle scelte che siamo chiamati a fare, in particolare rispetto al territorio».
La serata si è conclusa con l’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno che istituisce il 21 marzo come data simbolica per la memoria e il ricordo delle vittime di mafia. Infine, il rituale spazio delle domande del pubblico. Qualcuno ha chiesto se il 21 marzo sia prevista qualche iniziativa pubblica; è stato frettolosamente risposto un generico: «Sì, sicuramente». E poi, tutti a casa.

