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17/3 Le mani della ’ndrangheta sulla Brianza

18.03.2009

da il Giorno, 17/3/2009, di Stefania Totaro.


 

Sequestrati immobili, conti bancari e postali, polizze assicurative e società per oltre 10 milioni di euro

 

— MONZA —
ANCORA INFILTRAZIONI della ’ndrangheta in Brianza. È quanto è emerso dall’ultima maxioperazione dei carabinieri del Gruppo di Monza, che ieri all’alba hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano nei confronti di 20 persone (la metà residenti in Brianza) indagate a vario titolo per associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, tentato omicidio, estorsione, con il sequestro di immobili, conti bancari e postali, polizze assicurative e società riconducibili agli indagati per un valore di oltre 10 milioni di euro e 18 perquisizioni che hanno portato al sequestro di numerose armi da fuoco e una grossa mole di documentazione ora al vaglio degli inquirenti.

LE INDAGINI sono partite dopo un avvertimento a colpi di pistola commesso nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2004 a Cologno Monzese contro l’auto di Marcello Paparo, 45 anni, imprenditore ritenuto dagli inquirenti esponente in Lombardia della ’ndrina dei Paparo, in collegamento tra i clan della ’ndrangheta legati alle famiglie Nicoscia, Arena e Barbaro di Isola di Capo Rizzuto, una volta in guerra ma ora sembra uniti in affari in queste attività finalizzate al riciclaggio di denaro sporco, favoreggiamento di latitanti e sfruttamento dell’immigrazione clandestina.
Proprio dopo questo avvertimento Marcello Paparo si era trasferito con la famiglia in una elegante villa a Brugherio dove è stato arrestato. E a Brugherio in viale Europa aveva sede la «Ytaka», un consorzio di 6 cooperative specializzate in fornitura di manodopera per facchinaggio e pulizie che, insieme alla «P&P» di Cernusco sul Naviglio specializzata invece nel movimento terra (che sarebbe riuscita ad inserirsi nelle procedure di assegnazione di appalti di importanti società impegnate nella realizzazione di opere pubbliche, tra le quali quelle della realizzazione di alcune tratte dell’Alta velocità delle Ferrovie Italiane nel Nord Italia e della quarta corsia della A4 in Lombardia) cercavano, secondo gli inquirenti, di impossessarsi con intimidazioni mafiose dei grossi appalti sul territorio in questi settori (che sono sottratti ai controlli sulla normativa per la trasparenza negli appalti) come ad esempio per gli appalti di facchinaggio e pulizie all’interno della catena di supermercati Esselunga. Quando i presidenti dei consorzi o delle cooperative non accettavano le «pressioni» finivano vittime di attentati a colpi di arma da fuoco. Come è successo nel 2007 al presidente di una cooperativa di Milano, che era rimasto lievemente ferito.

SECONDO GLI INQUIRENTI a Marcello Paparo facevano capo tutta una serie di società con sedi anche in Brianza, come un’immobiliare a Brugherio e immobili a Concorezzo e Besana Brianza, Cassano d’Adda e Gessate. Notevole la qualità di armi a disposizione dell’organizzazione. Marcello Paparo è stato già condannato proprio per detenzione e porto illegali di due pistole, con cui si sarebbe armato proprio dopo l’avvertimento che lo aveva visto bersaglio. In un’intercettazione telefonica, poi, sembra che la figlia di Paparo abbia dato l’ordine ad un «picciotto» di andare a recuperare 8 armi da fuoco murate in un’abitazione a Brugherio.

NELL’OPERAZIONE denominata «Isola» è stato anche arrestato con l’accusa di favoreggiamento un maresciallo del Nucleo tributario della Guardia di Finanza del Gruppo di Monza, in servizio proprio nella sede del comando in via Manzoni a Monza, Giuseppe Russo, 39enne. Ad arrestarlo sono stati proprio i suoi colleghi finanzieri informati delle indagini. Secondo gli inquirenti il maresciallo avrebbe favorito l’attività del presunto gruppo criminale, alleggerendo i controlli sulle società facenti capo all’organizzazione e omettendo denunce fiscali.
Il maresciallo sarebbe venuto in contatto con esponenti della ’ndrina dei Barbaro chiedendo consiglio per una vacanza in Calabria ed invece avrebbe ottenuto un soggiorno gratuito in località Le Castella di Isola Capo Rizzuto. Poi in cambio della sua collaborazione avrebbe ottenuto la cessione gratuita di parte delle quote della società del ristorante «La Taverna dell’Isola» di Villasanta, un locale che poi non ha avuto successo ed è stato chiuso.

Droga, usura, riciclaggio e discariche abusive: affari sporchi e pallottole
UN POOL DI INCHIESTA contro le infiltrazioni della ’ndrangheta in Brianza. Un pool interforze non ufficialmente istituito ma già operativo, composto da una mezza dozzina di magistrati della Procura di Monza titolari di fascicoli penali che riguardano alcuni personaggi ritenuti componenti dei clan calabresi e affiliati trapiantati a Seregno e dintorni, dai carabinieri del Nucleo Operativo del Gruppo di Monza titolari di queste indagini e coordinato dal loro comandante, il tenente colonnello Giuseppe Spina e dal procuratore capo di Monza Antonio Pizzi.

Un pool creato dopo l’omicidio di Rocco Cristello, il pregiudicato 47enne di Verano Brianza ucciso nell’aprile dell’anno scorso in un agguato a colpi di arma da fuoco sotto casa e che già più volte si è riunito al palazzo di giustizia monzese per fare il punto e incrociare i risultati finora ottenuti sulle diverse inchieste. Prime tra tutte proprio quelle che riguardavano anche Rocco Cristello.

DA UN LATO quella per bancarotta fraudolenta e riciclaggio di denaro ritenuto provento di affari «sporchi» proprio della n’drangheta calabrese nella vicenda del fallimento del multisala «Magic movie Park» di Muggiò, per cui una relazione della Commissione Parlamentare Antimafia ha puntato il dito sulla presunta commistione illecita tra i cinesi di Song Zhicai e appunto le n’drine calabresi. Dall’altro lato l’inchiesta per traffico di droga ed estorsioni dove anche Cristello risultava indagato in quanto ritenuto esponente di spicco della ’ndrangheta, il cui nome appare anche in alcune inchieste per fatti analoghi aperte dalla Procura di Catanzaro con cui la Procura di Monza è in costante contatto.
Lo stesso brutale regolamento di conti di Rocco Cristello sembra proprio portare la firma della n’drangheta. Un delitto che potrebbe anche essere stato commissionato in Calabria ed eseguito da killer venuti dal Sud, per «punire» Rocco Cristello, ritenuto magari responsabile di non avere saputo gestire bene gli «affari» dei clan calabresi in Brianza e averli sottoposti alla pressione del pool monzese di magistrati e carabinieri che già ha colpito quello chiamato dagli inquirenti il «clan Mancuso» con una raffica di arresti e condanne per usura e spaccio di droga e prima ancora con l’arresto di Salvatore Mancuso dopo la scoperta di un micidiale arsenale della n’drangheta nascosto in un carrello tenda in un garage a Seregno per cui Salvatore Mancuso sta scontando il carcere e si ritrova ora imputato di associazione a delinquere finalizzata all’usura e anche di truffa alle società di lavoro interinale.

IMPRESE, DROGA, ma anche movimento terra e discariche abusive di rifiuti provenienti dal Sud. Un settore nuovo di interesse della ’ndrangheta, scoperto in Brianza con l’arresto di Fortunato Stillitano, latitante ritenuto dagli inquirenti appartenente alla cosca Iamonte di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria e arrestato perchè ritenuto il capo di un’organizzazione che prendeva in affitto o acquistava terreni in Brianza, a Desio, Seregno e Briosco, per trasformarli in discariche illegali di rifiuti, anche pericolosi.

L’attacco alla pubblica amministrazione
«LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA in BRIAZA ha sferrato un attacco alla pubblica amministrazione per infiltrarsi ed acquisire aree edilizie e di movimento terra». A confermare il pericolo di infiltrazioni mafiose sul nostro territorio è il procuratore capo della Repubblica di Monza Antonio Pizzi, secondo cui «queste organizzazioni criminali, spesso legate alla ’ndrangheta calabrese, sono particolarmente agguerrite e agiscono con il fine ultimo di rilevare le aziende brianzole attraverso l’usura, sono anche dotate di armi micidiali e a volte gestiscono parallelamente anche un grosso spaccio di droga».

Antonio Pizzi ha coordinato l’inchiesta che nel 2006 ha portato all’arresto di 34 persone: 2 anni di indagini, 130 indagati iniziali, 700 pagine di richiesta di ordinanze di custodia cautelare con 151 capi di imputazione, 600 perquisizioni, 400 intercettazioni telefoniche.
 

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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