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25/4 sventato l’omicidio del sindaco di Gela.

25.04.2009

da La Repubblica  25/4/2009 – di Alessandra Ziniti

L’inchiesta sul pizzo della procura di Milano scopre dalle intercettazioni la volontà del clan Emanuello di eliminare il sindaco di Gela, Rosario Crocetta. Si progettava un attentato con armi pesanti che dovevano arrivare dal Nord, esattamente da Busto Arsizio dove il clan della cittadina siciliana ha ormai da tempo messo radici. 


  GELA — «Questa volta o vinco o muoio…». Volevano ucciderlo con armi pesanti, volevano fare una strage gli uomini del clan Emmanuello per far fuori, una volta per tutte, Rosario Crocetta, quel sindaco comunista scomodo, ora candidato per il Pd alle Europee, che in quattro anni ha denunciato di tutto, racket, appalti, connivenze, contribuendo a far finire in carcere 853 mafiosi in quattro anni, tanti ne ha contati. Il terzo progetto di attentato in sei anni, sei anni vissuti sotto scorta in una città da sempre strangolata dalla mafia, dove ogni notte si brucia una macchina, ma dove negli ultimi mesi, grazie anche alla sua personalissima campagna porta a porta, si è registrato il più alto numero di denunce di estorsioni. Ultima quella dell’imprenditore, inseguito fino a Milano dagli uomini della cosca che pretendevano una tangente da 15mila euro per i lavori (oltre tre milioni di euro) per la manutenzione dell’acquedotto per conto della società Metropolitana milanese spa. Tangente non pagata e denunciata con tanto di incontri filmati con gli emissari del racket. E così, insieme all’arresto dei
due esponenti di spicco del clan Emmanuello, Maurizio La Rosa e Maurizio Trubia, gli investigatori della squadra mobile di Caltanissetta e del commissariato di Gela coordinati dal pool di magistrati diretto dal procuratore Sergio Lari, ha portato alla luce il nuovo progetto di attentato nei confronti del sindaco Crocetta. Progetto giudicato attendibile ed imminente, confermato dal nuovo pentito Carmelo Barbieri e dalle intercettazioni, tanto da costringere gli inquirenti ad intervenire
in tempi strettissimi. «E’ in atto un progetto di omicidio nei confronti di imprenditori gelesi – ha svelato il pentito il 6 marzo
scorso – fra cui il gruppo che si aggiudicò l’appalto della spazzatura, proprio perché si sono rifiutati di pagare il pizzo, determinando gravi disagi per i detenuti, non più in grado di ricevere gli stipendi e pagare gli avvocati». Le armi pesanti sarebbero arrivate da Busto Arsizio dove si è stabilita una folta colonia di gelesi. Nel mirino anche alcuni imprenditori di Gela che hanno denunciato le estorsioni per l’appalto della raccolta dei rifiuti.
«Sono sereno e sempre più convinto della giustezza della battaglia che ho intrapreso a difesa dei tanti siciliani onesti che
non ne possono più di sopraffazione e violenza — dice Crocetta — . Per quanto, per assassinare un uomo che vive blindato e scortato come me non bastano due killer, ma un gruppo di fuoco molto più numeroso. Penso che a volere la mia morte non sia solo la mafia locale. E’ una decisione, di certo, presa molto più in alto, direttamente dalla cupola di Cosa Nostra». E che proprio gli Emmanuello si fossero presi carico dell’organizzazione dell’agguato non stupisce visto che nel 2006 Crocetta cancellò dalle liste del reddito minimo di inserimento la moglie del boss Daniele Emmanuello (all’epoca latitante), Virginia
Di Fede, procedendo così al blocco dei pagamenti in suo favore e allontanandola dal comune di Gela dove era stata assunta.
Al coro di solidarietà nei suoi confronti, Crocetta ha così risposto: «Io non la voglio la solidarietà dalla politica, voglio la condivisione. Liberiamo il nostro paese dalla mafia. Gela e la Sicilia devono ancora vivere il proprio 25 aprile, la liberazione dalla mafia».

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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