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26/4 Savona, la ‘ndrangheta dietro il boom edilizio.

26.04.2009

Il mercato dell’edilizia a Savona come in molte altre città del bel paese è ormai da tempo infiltrato se non quasi monopolizzato dalla ‘ndrangheta, questo ha portato ad una distorsione delle regole e degli atteggiamenti dei costruttori e delle ditte che agiscono in questo mercato. il secolo XIX attraverso la sua inchiesta evidenzia queste imperfezioni. lavoro nero, nuovi metodi per il caporalato e imprese con un solo dipendente.


 da Il secolo XIV 26/4/2009 di Paolo Crecchi

SAVONA. L’allarme arriva dalla Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola impresa. In provincia di Savona oltre il 70% delle ditte che si iscrivono ogni mese all’albo appartengono al settore dell’edilizia, e la quasi totalità chiude subito. I dati, relativi al 2007, sono della Camera di commercio: su 691 nuove imprese, 468 hanno cessato l’attività entro un anno. Un dato clamoroso, visto che nel resto della Liguria solo il 20% delle ditte artigiane sono edili e la loro mortalità è decisamente più bassa. Un dato preoccupante, visto che dietro c’è di tutto: il lavoro nero, la (spesso) scarsa qualità delle nuove costruzioni, la criminalità organizzata che nella riviera di ponente ha il nome, inquietante, della ‘ndrangheta.

IL LAVORO NERO. I nuovi imprenditori sono principalmente extracomunitari. Per aggirare le norme sull’orario di lavoro o sulla sicurezza, molte ditte licenziano i propri dipendenti invogliandoli (o costringendoli) ad aprire  una partita Iva. Come ha dimostrato recentemente un’inchiesta del Secolo XIX, a questo punto basta pagare 156 euro e iscriversi alla Camera di commercio per potersi proporre sul mercato del lavoro. Magari nello stesso cantiere, ecco la peculiarità savonese, che non ha più nessuna responsabilità sul dipendente. Con il lavoro ottenuto in subappalto, inqualità di impresa individuale, tocca a quest’ultimo vigilare sulla (propria) sicurezza, sui tempi di lavorazione eccetera. Va da sé che se rompe lescatole non ottiene l’appalto  successivo. Risultato: una miriade di piccole imprese fasulle che giocano al ribasso costringendo al fallimento gli excolleghi di lavoro.

SINDROME TERREMOTO. Dopo il sisma d’Abruzzo non si parla d’altro, persino con eccessiva preoccupazione. Ma bisogna considerare che fino alla tragica data del 6 aprile nessuno contestava la bontà di un piano casa che avrebbe consentito, praticamente a chiunque e comunque, diampliare la propria abitazione salvo controllida effettuare in futuro e con il sistema a campione. I trecento morti hanno consigliato prudenza. Tuttavia, denuncia la Cna, un ulteriore risvolto negativo del mercato selvaggio «è la scarsa qualità  di esecuzionedel lavoro per risparmiare sui costi».Ovvio. Perché  sono crollati, all’Aquila, palazzi di cemento armato che in teoria non possono crollare? perché i piloni erano pieni di sabbia grassa e di inerti al posto del calcestruzzo, e non avevano le staffature di ferro sufficienti. Nella logica del subappalto al ribasso, alimentata dal nuovo lavoro nero camuffato, il taglio drastico dei costi e della sicurezza non ha alternative.

LA NDRANGHETA. La relazione annuale della commissione parlamentare d’inchiesta sulla ndrangheta nel 2008 cita testualmente la Liguria a pagina211.NellarivieradilevanteSarzana, Lavagna e Rapallo, nella riviera di ponente Ventimiglia, Savona, Taggia e Imperia risultano infestate dalla criminalità organizzata calabrese. «Si segnalano i Romeo di Roghudi, i NuceradiCondofuri, iRosminidiReggio Calabria, i Mamone della piana di Gioia Tauro, i Mammoliti di Oppido Mamertina, i RasoGullaceAlbanese di Cittanova, i Fameli che sono collegati ai Piromalli. ‘Ndrine affermate in diversi settori: edilizia, appalti pubblici, ristorazione e, negli ultimi anni, smaltimento dei rifiuti».Gino Angelo Lattanzi, responsabile ligure degli autotrasportatori Cna Fita: «La ‘ndrangheta riesce a far diventare queste attività fortemente concorrenziali nei confronti delle altre imprese, in quanto i ricavi sono ben altri e spesso provenienti dalla gestione della filiera degli stupefacenti». Nicola Caprioni, segretarioregionaledellaCnaLiguria: «Ecosì sidestabilizza anche il sistema economico legale,perché si impoveriscono e si conducono alla chiusura migliaia di piccole emedie imprese».

LE GRANDI OPERE. Ancora Lattanzi: «La ‘ndranghetaha saputoinfiltrarsi nella realizzazione delle grandi operepubbliche, per esempio in Lombardia ed Emilia con la TAV. E’ bene che si cominci a pensare, prima che partano i cantieri della gronda, del terzo valico e della piattaforma container del porto di Vado, a una sorta di stazione appaltante unica, per rendere il filtro dei controlli veramente efficace e per non continuare solo a parlare della presenza e dei sistemi, sempre più conosciuti, adottati dalle organizzazioni mafiose». Un vero e proprio allarme, dalla Cna. Considerando che in provincia di Savona si sono 4000 imprese edili, 5000 considerando gli impiantisti… Gianni Carbone, direttore della Cna Savona: «Non possiamo parlare dei cantieri edilisoloquandosiverificanograviincidenti sul lavoro. I cantieri  dove si lavora in nero vanno sequestrati. Poi, deve essere approvato nel più breve tempo possibile il progetto di legge sulla disciplina dell’attività professionale di costruttore edile».

I NUOVI SCHIAVI. La Cna ha deciso di uscire allo scoperto: «Ultimamente, nella nostra provincia si sta assistendo a veri e propri casi di caporalato. In determinate zone delle località più grandi si riuniscono squadre di operai, naturalmente in nero,che vengono poi selezionati per il lavoro di giornata». Finale, Albenga, Savona i punti di raccolta. Giorgio Grillo, quarant’anni passati nei cantieri, presidente degli artigiani edili di Savona: «Poi ci sono moltissime microimprese che hanno due, tre o quattro collaboratori in nero. Ci sono delle ditte individuali, ufficialmente senza dipendenti, che per esempio fatturano il rifacimento di un tetto. Dico io: come hanno fatto? Il dato clamoroso è che non ci sono controlli. Negli appartamenti, men che meno. E ci si dimentica che per essere artigiani bisognerebbe possedere gli strumenti di lavoro…». I lavoratori in nero chiedono 1213 euro anziché i 2526 del mercato. Aggiungiamoci i risparmi sulla qualità dei materiali, e la situazione diventa davvero preoccupante. Tra l’altro, non è che le grandi imprese siano esenti dal malcostume. La maggioranza dei versamenti alla Cassa edile, alla quale sono iscritti imprese e artigiani, proviene da questi ultimi. Come è possibile? Si sa benissimo,ma non si dice.Eneppure si indaga.

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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