Antonio Bruzzise, di Origine calabrese, è stato trovato cabonizzato nella sua auto nei boschi di Cislago (VA), le piste sono diverse, non si esclude l’omicido di Mafia.
da la prealpina del 28/4/2009 di Roberto Banfi Â
 CISLAGO – Un’auto in fiamme nei boschi di Cislago non è una novità . Le rubano, le bruciano. Ma stavolta dentro c’era un uomo, morto carbonizzato: lo hanno trovato i pompieri di Saronno quando hanno spento le fiamme di quella che pensavano fosse l’ennesima vettura usata per qualche scippo o rapina. Poi, spente le fiamme, ecco lo scheletro. Il proprietario dell’auto, come risulta dai numeri della targa risparmiata dal fuoco, è Antonio Bruzzise, 62 anni, originario della Calabria e residente a Cislago: non si trova da nessuna parte e si pensa che i resti carbonizzati siano proprio i suoi. Un suicidio attuato con impressionante determinazione (un’ipotesi: i debiti) o un’esecuzione in stile mafioso? Bruzzise risulta titolare di una piccola impresa edile. I carabinieri negano di avere sentito parlare di lui, andando a spulciare nello schedario a suo carico si trovano due piccoli precedenti per lesioni risalenti a vent’anni fa. E dunque il mistero è fitto, come il bosco che bisogna attraversare per arrivare al luogo dove ieri pomeriggio è stata trovata la Passat in fiamme.
Ore 15.15, fumo nel bosco – Sono alcuni passanti a dare l’allarme. Dietro al cimitero, sperduto nella campagna verso Gorla Minore, c’è una colonna di fumo nero. Qualcuno avvisa il vigile urbano del paese, che fa quel che può per andare a vedere. La stradina per giungere dove si trova la Passat è piena di fango e acqua, la pioggia non concede tregua e a prima vista la situazione non appare allarmante. Capita spesso che i boschi della periferia cislaghese si trasformino in cimiteri d’auto, mezzi di provenienza furtiva dai quali fare scomparire le impronte con il fuoco. Ore 16, arrivano i pompieri – Anche per i vigili del fuoco di Saronno, poi affiancati da quelli di Appiano Gentile, non è semplice arrivare sul posto. Ma alla fine ce la fanno e con un paio di colpi di idrante spengono le fiamme, perché la vecchia Passat malgrado l’acquazzone sta ancora bruciando. E’ incandescente. Solo in quel momento avviene la macabra scoperta, nell’abitacolo si scorge un teschio.
Ore 16.30, iniziano le indagini – Accorre prima la pattuglia della Stazione cislaghese, poi quelle del Nucleo operativo e radiomobile di Saronno con il comandante, capitano Paolo Degrassi. Compare il nastro bianco e rosso sulle stradine sterrate che da via Peschiera e via Vismara portano al campo dove c’è la Passat. Rapidamente si risale all’intestatario del veicolo, Antonio Bruzzise, che però non è a casa e neppure al lavoro e si fa largo l’ipotesi che sia proprio lui l’uomo carbonizzato.
Ore 17, primi rilievi – Gli esperti della Squadra Scientifica di Varese si mettono al lavoro. Pochi i dubbi che l’auto sia stata cosparsa, dentro e fuori, di benzina o liquido infiammabile. Del corpo resta invece così poco che è impossibile dire se sia stato prima ucciso e poi bruciato. In giro non c’è alcuna tanica, non ci sono tracce di pneumatici a parte quelli della Passat. A qualcuno viene in mente che Bruzzise teneva sempre una “riserva” di carburante in auto per utilizzarlo nei motori di gru e ruspe.
 Ore 19 , arriva il carro funebre – Si sta facendo buio e bisogna recuperare il cadavere, quel che resta. Affinché il camioncino dell’impresa di pompe funebri Ferrario si addentri in quell’acquitrino è necessario che faccia da apripista un fuoristrada della Protezione civile. Cala il buio, ma i carabinieri con le torce stanno passando al setaccio la zona attorno al cimitero. Omicidio o suicidio? Il sostituto procuratore Roberto Pirro ha disposto per oggi l’autopsia: spetta soprattutto al medico legale il compito di dare una risposta a questo giallo.

