Cosa Nostra. la Cocaina dalla Spagna arrivava in Sicilia passando per Milano, le trattative avvenivano a Cesano Boscone. E’ così che Luigi Bonanno, già noto agli inquirenti per la maxi inchiesta “Duomo connection” e legato a Salvatore Lo Piccolo, portava circa sei chili settimana, via treno, direttamente al quartiere “Zen” di Palemo.
 da il Corriere della Sera del 29/4/2009 di  Alberto Berticelli.
Tre indagini giunte al capolinea in questo ultimo mese hanno svelato quanto Milano sia infiltrata dalla criminalità organizzata. Tutto sottotraccia, tutto nascosto in modo tale che la gente normale (quasi sempre) nemmeno se ne accorge. Estorsioni e usura in carico alla ’ndrangheta tra Milano, Sesto e Varese; sale bingo controllate dal clan dei Casalesi (camorra) in viale Zara, a Cernusco sul Naviglio e a Cologno Monzese. Ieri la Squadra mobile ha alzato il velo su una fiorente attività legata alla mafia siciliana: il commercio di cocaina. Droga che da Milano finiva dritta a Palermo, quartiere Zen. Un business da 5-7 chilogrammi ogni due settimane, che in due anni ha prodotto un guadagno di due milioni e mezzo di euro. A lato del commercio di «polvere bianca» anche un paio d’estorsioni per accaparrarsi lavoro nel mondo dell’imprenditoria edile. L’inchiesta è frutto dell’attività della sezione che si occupa della criminalità organizzata alla Squadra mobile e che è coordinata dal vicequestore Maria Josè Falcicchia. Ma un apporto essenziale è giunto da tre collaboratori di giustizia, Antonino Nuccio e Franco Franzese, già boss di Partanna-Mondello (che con i loro racconti hanno agevolato la cattura del boss Salvatore Lo Piccolo e del figlio Sandro) e di Angelo Chianello,malavitoso palermitano. Il commercio di «neve» si riferisce al periodo che va dal 2004 al 2006. A fine indagine sono state 16 le ordinanze di custodia cautelare eseguite (sette persone si trovavano già in carcere per altre ragioni) e 18 le perquisizioni. Sequestrata una serie di agende definite «interessanti» dal capo della Squadra mobile Francesco Messina. Al vertice dell’organizzazione — come hanno ricostruito i detective della polizia — un uomo di fiducia di Salvatore Lo Piccolo, Luigi Bonanno, 66 anni, vecchia conoscenza della Squadra mobile: negli anni Novanta era stato indagato nella storica inchiesta «Duomo Connection». Nel 2004, uscito dal carcere, Bonanno era calato a Palermo e si era accordato con i Lo Piccolo per rifornire la capitale siciliana di cocaina di ottima qualità , pura attorno al 90 per cento. Il meccanismo funzionava cosi: Bonanno comprava la droga da Salvatore Cangelosi, 70 anni (zio di Guglielmo Fidanzati), che a sua volta la comprava dal palermitano Pietro D’Amico, 57 anni, e dal figlio Niccolò, nato aMonza 35 anni fa. I due si approvvigionavano di cocaina dalla Spagna. Le trattative avvenivano nel bar tabacchi di Cesano Boscone dei Bonanno e nel bar dei D’Amico, al Corvetto. La droga viaggiava (in treno) a una cifra che oscillava tra i 39 e i 40 mila euro al chilo. Gli investigatori contestano poi ad alcuni indagati anche due episodi di estorsione. Uno ha avuto come ideatore Luigi Bonanno, l’altro un’altra vecchia (anzi antica) conoscenza della Squadra mobile, il 69enne UgoMartello, «uomo d’onore » e da più di trent’anni referente della mafia a Milano. Nel primo caso fu incendiato un cantiere a Baggio per convincere i titolari a far lavorare la «Anja immobiliare», legata ai Bonanno. Nel secondo caso fu lasciata una tanica di 3 litri e un mazzo di garofani rossi davanti alla sede della «Lombarda flor» di Cesano Boscone, con una richiesta di 200 mila euro.

