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19/5 Sviluppi sul delitto di Giuseppe Monterosso.

22.05.2009

da Varesenews, 19 maggio 2009, di Roberto Rotondo 

Tra persone normali, un litigio, finisce a insulti. Tra persone di cultura mafiosa, può finire con i colpi di pistola, o con una faida. Sembra incedibile, ma gli inquirenti ne sono convinti: dietro al delitto di Giuseppe Monterosso, pregiudicato al soggiorno obbligato con precedenti di mafia, freddato a Cavaria il 6 maggio, non c’è una guerra mafiosa.
(foto, l’arma del delitto)
C’è invece uno sgarro:  il rogo di 4 camion in una ditta di trasporti di Albiolo. Dati alle fiamme a novembre, per motivi su cui si sta ancora indagando. I carabinieri di Olgiate Comasco arrestarono 2 persone. Ma il titolare della ditta, Andrea Vecchia, 41 anni, accusò Giuseppe Monterosso. I due si conoscevano: entrambi al soggiorno obbligato, entrambi condannati al 416 bis (associazione mafiosa).
Facevano riferimento a due cosche diverse ma in buoni rapporti tra loro -  Monterosso i Madonia, Vecchia gli Stiddari – ed è per questo motivo che si esclude la guerra di mafia. (foto, il mandante)
Nonostante la pax mafiosa in patria, qui stava per succedere un pandemonio. Sabato mattina era in programma un summit.  L’ordine del giorno, era agghiacciante: chi sarà il prossimo?
Sono tutte informazioni raccontate da Alessio Contrino, 45 anni, a sua volta pregiudicato in odore di mafia, residente a Como. La squadra mobile di Como lo aveva contattato per notificargli un atto venerdì scorso. Ma lui ha fatto sapere che aveva ben altro da dire. Ha raccontato di aver accompagnato Andrea Vecchia a uccidere Monterosso. E il resto poteva essere anche peggio. La squadra mobile di Varese ha trovato 4 pistole nei camion di Vecchia, una invece la portava legata alla caviglia. Tra queste c’è la 357 magnum usata per il delitto (lo dovrà confermare la perizia balistica). Non solo: due pistole 7 e 65, una calibro 9 parabellum forse rubata alle forze dell’ordine, un vecchio revolver. Tutte con matricola abrasa. Secondo le accuse, le armi, o parte di esse,  erano state portate dalla Sicilia da Giuseppe Luparello, 25 anni di Porto Empedocle, nipote di Vecchia, e da Antonio Cuntrara 38 anni, di Blevio (Como).
Il gruppo pensava di dover agire ancora, ma temeva anche una risposta dei Monterosso, per questo avevano portato due giubbotti antiproiettile. Tutto materiale sequestrato dalla polizia, insieme agli indumenti usati dal killer: una giacca mera coi tasconi senza maniche, e una felpa nocciola. La pista giusta è stata imboccata grazie alla confessione di Contrino, nonostante il reparto operativo dei carabinieri di Varese avesse interrogato i parenti di Monterosso che, però, non avevano fornito alcun elemento. Contrino, invece, voleva parlare, eccome, e anche in fretta. Ha detto di essersi prestato per una spedizione punitiva, giurando che di essere all’oscuro della volontà di uccidere. Ora, però,  conoscendo l’ambiente, temeva di essere finito tra due fuochi: o vittima degli amici se non avesse partecipato ad altre azioni, o vittima della vendetta dei parenti della vittima. Ha scelto la polizia.

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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