Giuseppe Pangallo dirigeva per conto del clan Barbaro-Papalia l’organizzazione in stretto contatto con politici, finanzieri e imprenditori. Insieme hanno organizzato una truffa ai danni di Unicredit, teste di legno e credenziali false permettevano di ottenere prestiti mai restituiti. Un giro di affari che ha fruttato 800 mila euro solo tra 2007 e 2008.Â
da la Repubblica Milano – 19Â maggio 2009
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Un fiume di denaro più o meno pulito. Ottenuto tramite un meccanismo collaudato di truffe a banche e finanziarie per ottenere robusti mutui e poi sparire coi soldi. Un organizzazione di insospettabili professionisti, quasi tutti di Milano, Lecco e Casorate Primo. Il capo, però, è un nome eccellente della ndrangheta di Platì: Giuseppe Pangallo, 29 anni, casa nel Comasco, già arrestato nel 2005 per traffico di droga, genero di Rocco Papalia e cognato di Salvatore Barbaro, capo e reggente della cosca che da anni controlla il territorio di Corsico e Buccinasco.E proprio a Buccinasco, comune più volte segnalato come a rischio di infiltrazione mafiosa, Pangallo coltivava almeno una frequentazione eccellente, quella del capogruppo Pdl in consiglio Luigi Iocca, come rilevato dagli investigatori della prima sezione della squadra mobile, guidati dal vicequestore Maria José Falcicchia. Iocca — che non è indagato e ribadisce «assoluta estraneità » alla vicenda — è stato perquisito: nel suo appartamento i detective hanno trovato modiche quantità di droga, «non per uso personale». «È un rapporto preoccupante – sottolinea il dirigente Francesco Messina – che stiamo approfondendo». Quindici le ordinanze (otto in carcere, il resto ai domiciliari) emesse dal gip Gaetano Brusa su richiesta del pm Lucilla Tontodonati della Dda ed eseguite ieri mattina dalla polizia. Il trucco stava nel presentarsi allo sportello «Banca per la casa» della Unicredit — un impiegato, L. T., è tra gli indagati — per ottenere un mutuo gonfiato, con credenziali false. Pangallo gestiva il giro tramite il braccio destro Matteo Comisso, 26enne di Casorate, e i suoi luogotenenti, incaricati di procurare e gestire le teste di legno.AllÂ’imprenditore edile Piero Bari, 39enne di Milano, e al commercialista Giovanni Tonarelli, 55enne svizzero, toccava procurare ai prestanome le false buste paga e i cud, gestiti dall intermediario lecchese Roberto Maroni, 39 anni, il «regista burocratico» nelle parole del gip Brusa. A questo punto bastava individuare qualche modesto appartamento nel lecchese, andare in banca con la stima fasulla del perito Andrea Melesi, 29enne di Lecco (esempio: un bilocale rogitato a Pagnona per 34mila euro veniva valutato 201mila euro) e ottenere il mutuo. Dopo un paio di mesi i prestanome sparivano, con la scusa del licenziamento: alla banca arrivava il risarcimento dell’assicurazione e il giro - che tra il 2007 e il 2008 ha fruttato alla banda 800mila euro, gestiti dal cassiere Enzo Trevisan, 55enne milanese – si chiudeva. «È un fenomeno delittuoso nuovo», spiega ancora il gip, sintomo di una «più raffinata visione criminale e della necessità delle storiche famiglie mafiose» di far soldi «con modalità più tecniche e meno cruente».
 da il corriere – 19 maggio 2009
MILANO - A Milano la polizia di Stato ha scoperto un clan della ‘ndrangheta che, con un macchinoso sistema, riusciva a far erogare mutui a personaggi di comodo e ad incassare in modo fraudolento le relative somme di denaro. Quindici le persone arrestate, accusate di aver truffato alcune filiali di Unicredit ottenendo mutui casa per un importo molto più alto del prezzo versato. Attraverso la fraudolenta erogazione, in un anno l’organizzazione sarebbe riuscita ad accumulare la somma di oltre 800mila euro.
I CLAN CALABRESI –
Per il reato di associazione a delinquere dedita alla truffa a istituti credito e società finanziarie sono finiti in carcere otto persone tra cui il capo del gruppo, Giuseppe Pangallo, 29 anni, di Platì, in provincia di Reggio Calabria, esponente di spicco del clan Papalia-Barbaro, alla quale erano destinati la gran parte degli illeciti provenienti dallÂ’attività delittuosa. Ai domiciliari sono finite altre sette persone, tra cui il perito di una banca, mentre risulta indagato un funzionario di Unicredit. In carcere, oltre a Pangallo, sono finiti Matteo Comisso, 26 anni, di Casorate Primo (Pavia); Giovanni Tonarelli, 43 anni, nato in Svizzera; Piergiuseppe Bari, 39 anni, di Milano; Enzo Trevisan, 45 anni, di Milano; Salvatore Gianninò, 48 anni, di Ramacca (Catania); Tiziano Monti, 45 anni, di Milano e Roberto Maroni, 39 anni di Lecco. Ai domiciliari, invece: Gennaro Speria, 27 anni di Napoli; Ettore Andreoni, 46 di Milano; Paolo Fucarino, 25 anni, di Milano; Amedeo Lasco, 36 anni, di Milano; Emanuele M. Mancia, di 35 anni di Saronno (Varese); Andrea Melesi, 29 anni, di Lecco; Gianluca Petazzi, 53 anni, di Milano.LA TRUFFA – La truffa, nella ricostruzione della polizia, si articolava in questo modo: la banda trovava immobili di scarso valore nella zona di Lecco e con la complicità di almeno un perito otteneva da filiali di Unicredit mutui per l’acquisto ad un valore molto superiore al prezzo pagato. Dopo un primo rilevante finanziamento, fatto ottenere a soggetti presentati come clienti affidabili grazie a imprenditori compiacenti, che fornivano la falsa documentazione che ne attestava la solvibilità , seguivano diversi tentativi di conseguire ulteriori crediti per l’acquisto di beni mobili. L’associazione così si avvantaggiava di ingenti somme di danaro contante, che poi investiva riciclandole, mentre i prestanome ricevevano piccole ricompense. Dopo alcuni mesi le «teste di legno» che risultavano dipendenti di aziende facenti capo all’associazione, venivano licenziate, perdendo ufficialmente la loro fonte di reddito, in modo che al mutuo subentrasse l’assicurazione.
Nel corso delle operazioni sono state sottoposte a sequestro preventivo tutte le quote sociali di due Srl riconducibili all’organizzazione criminale sgominata, nonché quattro immobili ubicati nel lecchese ed acquistati dagli indagati.
I LEGAMI POLITICI – L’indagine continua per accertare legami tra Pangallo ed esponenti politici. Nelle intercettazioni disposte nell’ambito dell’inchiesta, ribattezzata «La Stangata», emergono «stretti rapporti di conoscenza e frequentazione» tra Giuseppe Pangallo e un consigliere comunale di Buccinasco. «Si tratta di un rapporto sulle cui dinamiche e consuetudini sono in corso una serie di accertamenti», ha spiegato il capo della squadra Mobile di Milano, Francesco Messina. «Indagini realizzate «nell’interesse degli indagati e dell’intera collettività , perchè sappiamo – ha sottolineato Messina – che il primo obiettivo della ‘ndrangheta è proprio l’infiltrazione del tessuto politico amministrativo».

