Tra gli imputati anche Angelo Musolino, fratello della “mente finanziaria” del boss Franco Trovato
Estorsione in concorso, favoreggiamento e sfruttamento della manodopera clandestina: questi i reati contestati dal Pubblico Ministero Luca Masini (ora trasferitosi a Livorno) a cinque imprenditori lecchesi durante l’udienza del 16 giugno scorso presso il Tribunale di Lecco.
L’accusa ritiene che gli imputati costringessero i migranti – trasformatisi per l’occasione in schiavi moderni – a strazianti orari di lavoro (dalle 12 alle 16 ore) senza la minima garanzia e, ovviamente, nella più disumana condizione di sicurezza e di salario. I lavoratori nordafricani potevano al massimo aspirare a 200/300 euro mensili. Per chi non si piegava al regime schiavista erano previste percosse e violenze di ogni genere.
Severino Angora, napoletano di Striano classe 1956 e residente a Oggiono (Lecco), oltre ad esser socio accomandatario di “Edil Brianza 2007 Sas” con Marino, è stato titolare firmatario di “Bhiond” – impresa cancellata dopo circa un anno (ottobre 2006, novembre 2007) attiva nel commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toeletta e igiene personale. Il Pubblico Ministero Masini ha chiesto per Angora 5 anni.
Per Mario Verrillo, anch’egli imprenditore di Abbadia Lariana, sono stati chiesti 5 anni e 4 mesi.
Fabio Castagna, lecchese nato nel giugno del 1969 e residente a Galbiate (Lecco), è titolare firmatario della “Edil Arcadia” di Pasturo (Lc) nata nel 2003 ed attiva in lavori non specializzati di edilizia – soprattutto muratori. Inoltre Castagna è socio accomandante della di un’attività di famiglia operante nel settore delle onoranze funebri in via Torre Tarelli 31 a Lecco nata nel lontano 1991.
Angelo Musolino, calabrese classe 1959, è – insieme a Fabio Castagna – colui che, tra gli imputati coinvolti, rischia il maggior numero di anni di reclusione: 6 anni e 8 mesi per la precisione richiesti dal Pm Luca Masini.
Angelo Musolino è fratello di Eustina, moglie del boss della ‘ndrangheta lecchese Franco Trovato, e di Vincenzo (1954, nato a Cerva in Calabria). Vincenzo Musolino è stato senza ombra di dubbio la “mente finanziaria” di Franco Trovato. Gestiva per conto del capo immobiliari, finanziarie, imprese di movimento terra e di smaltimento dei rifiuti.
Nella notte tra il 4 e il 5 settembre del 1976, durante la festa de L’Unità presso il circolo Farfallino di Lecco, il fratello maggiore dell’attore Nino Castelnuovo – celebre ai tempi per l’interpretazione di Renzo Tramaglino, Promessi Sposi – Pier Antonio, operaio 42enne, fu aggredito violentemente da sei uomini. Inizialmente furono accusati i tre fratelli Govoni, vicini al Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale. Uno di loro, Vittorio, fu infatti “candidato alle ultime elezioni politiche per il MSI-DN” a detta del deputato Borromeo D’Adda. Nel 1977 vi fu un’interrogazione parlamentare nella quale lo stesso deputato missino Borromeo D’Adda invitò l’allora responsabile agli Interni, Francesco Cossiga, a ristabilire “quel clima di civile convivenza che da diversi anni non esiste più” perché preoccupato del “processo popolare” riservato ai Govoni. Castelnuovo morì poche ore dopo per le gravissime lesioni riportate dopo il pestaggio. I Govoni vennero presto scagionati e ritenuti estranei al fattaccio.
E’ la volta del 17 gennaio 1980. Negli uffici di una società milanese coinvolta in un giro di false fatturazioni, la Co.Ge.Me., Silvio Scarfò – collaboratore dell’amministratore dell’attività – morì ammazzato. Gregorio Vigliarolo (già coinvolto in una brutta faccenda di sequestro di persona e spaccio di droga), Angelo Musolino e, successivamente, il boss Franco Trovato, furono arrestati con l’accusa di omicidio. Nell’ottobre 1982 furono tutti e tre assolti per “avere agito in condizione di legittima difesa”. Fu Scarfò a far fuoco per primo.
1995, carcere di Vigevano. Vincenzo Musolino era lì detenuto da circa due anni. Il 21 marzo dello stesso anno il ministro di Grazia e Giustizia aveva deciso l’applicazione del regime di carcere duro, il famigerato 41 -bis, anche per la “mente finanziaria” del clan Trovato. In origine era stato però commesso un errore. I funzionari avevano scambiato le fedine penali tra fratelli. “Il mio cliente non e’ stato mai condannato. Molto probabilmente e’ stato preso un grosso abbaglio. Pluripregiudicato e’ il fratello”, si era lamentato il legale del foro di Lecco Giuseppe Martini.
Nonostante tutto, secondo l’impianto accusatorio e le richieste del Pubblico Ministero Luca Masini, Angelo Musolino ha continuato a commettere reati. L’ultimo appunto quello di malmenare, estorcere e sfruttare migranti maghrebini in concorso con altri quattro imprenditori attivi nel tessuto economico del territorio lecchese.
1) Corriere della Sera, 14 aprile 1995, pagina 45
2) Corriere della Sera, 27 luglio 1994, pagina 30

