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26/9 Mangano a casa Berlusconi per proteggerlo

29.09.2009

PALERMO – Che lo stalliere Vittorio Mangano «si interessava di cani e non sapeva nulla di cavalli», lo aveva detto lo stesso Marcello Dell’ Utri cinque anni fa ai giudici di primo grado che lo stavano processando per concorso esterno in associazione mafiosa. Che ci faceva dunque quel boss di Cosa nostra nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi? «Mangano era il simbolo vivente della tutela da parte di Cosa nostra a Silvio Berlusconi». Così il procuratore generale Antonino Gatto ha affondato ieri il primo pesante colpo contro il senatore del Pdl nella requisitoria nel processo d’ appello che si concluderà a dicembre. La rievocazione della stretta amicizia tra Mangano e Dell’ Utri, le cene e le frequentazioni con i boss, la strana assunzione ad Arcore, già ampiamente citate dai giudici nelle motivazioni della condanna di primo grado a nove anni di reclusione, arrivano mentre in un’ altra aula del palazzo di giustizia, al processo contro l’ ex capo del Sisde Mario Mori per la mancata cattura di Provenzano, il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, dice di Marcello Dell’ Utri: «Il pentito Luigi Ilardo mi disse che era uno dei contatti politici con le cosche». Perché allora non fece il suo nome?, gli contesta il presidente del tribunale Mario Fontana. E Riccio: «Nel 1995 Dell’ Utri era il nuovo che avanzava, la parte più pericolosa dei contatti con la mafia. Per questo ne parlai solo con i pm di Firenze che indagavano sui mandanti occulti delle stragi del 1993». Il senatore del Pdl, spesso presente alle udienze, ieri non era in aula. Ma per i suoi difensori Gatto non ha tenuto conto «delle rilevanti emergenze probatorie emerse in appello a favore dell’ imputato». Nessun dubbio- secondo il pg – che Mangano fosse stato chiamato ad Arcore da Dell’ Utri per «proteggere» Silvio Berlusconi dal pericolo dei sequestri, in quegli anni ‘ 70 un incubo per molti ricchi imprenditori del Nord Italia. Erano gli anni in cui le “vecchie amicizie” palermitane di Dell’ Utri tentavano l’ aggancio al Nord con gli ambienti economici che contavano. E più di un pentito, tra quelli giudicati attendibili da cortie tribunali, ha raccontato di cene e incontri: a Milano, nel 1975, Dell’ Utri porta Berlusconi da Stefano Bontade, allora potente capo della famiglia di Santa Maria di Gesù, presenti anche boss del calibro di Mimmo Teresi e Nino Grado. Al ristorante “Le colline pistoiesi”, invece, Dell’ Utri si presenta con Vittorio Mangano a cena ancora con Grado e con Antonino Calderone, poi diventato uno dei più importanti collaboratori di giustizia. E al matrimonio del boss Jimmy Fauci, Dell’ Utri è seduto al tavolo con altri mafiosi. «Per tutti questi episodi – ha concluso il pg – le giustificazioni date da Dell’ Utri ai giudici sono assurde. Il comportamento di Dell’ Utri è conforme a quello mafioso. Dentro le aule, infatti, smentisce la sua vicinanza alle cosche e la sua estraneità ai fatti, fuori, come è riportato in diverse interviste, difende Mangano». Si riprende il 9 ottobre con un altro argomento caldo: il “pizzo” per le antenne Fininvest. © RIPRODUZIONE RISERVATA –  
ALESSANDRA ZINITI

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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