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Operazione Pioneer. Torino, le mani della ‘ndrangheta su Piemonte, Lombardia e Liguria

21.10.2009

21 Ottobre 2009, Melitoonline.itTorino, le mani della ‘ndrangheta su Piemonte, Lombardia e Liguria, ricilate somme iperboliche per l’acquisto di ville, terreni ed immobili coi soldi dei subappalti della Tav, Olimpiadi di Torino e porto di Imperia.

La  “Piovra” piemontese, faceva capo a Ilario D’Agostino ed al nipote Francesco Cardillo. Tre le persone finite in manette e undici quelle indagate a piede libero. La cosca smantellata dalla Dia di Torino, riciclava il denaro sporco proveniente dal traffico di droga. “Un duro colpo per la criminalità organizzata ha dichiarato  il procuratore capo della repubblica di Torino, Giancarlo Caselli, che ha presentato l’operazione della Dia con il procuratore aggiunto  Sandro Ausiello, capo della Direzione distrettuale antimafia di Torino. Un’operazione importante perché tocca il versante, su cui si disquisisce tanto in questi tempi ma poi è difficile intervenire in modo concreto, della trasformazione dell’impresa criminale in impresa economica”.La banda, che faceva capo a Ilario D’Agostino, al nipote, Francesco Cardillo, riciclava i proventi del traffico di droga gestoto dalla cosca di Antonio Spagnolo di Ciminà.  Entrambi originari della provincia di Reggio Calabria, 47 anni il primo e 44 il secondo, sono stati arrestati insieme al loro commercialista, Giuseppe Pontoriero, 65 anni di Ricadi   provincia di Vibo Valentia considerato il “fiancheggiatore” di D’Agostino e Cardillo. Con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata al riciclaggio aggravato. A lui, i due malavitosi avevano intestato la “cassaforte di famiglia”,  dopo l’arresto per droga nel 1999.

Un cavallo di Troia per allungare le mani sulle regioni padane.Uno stratagemma degno della ‘ndrangheta, per riciclare imponenti somme di denaro, di provenienza illecita . La ‘ndrina della sterminata Locride per smaltire il malloppo, si era inventata una società l’Ediltava Sas, attraverso la quale controllava “una ragnatela” di società operanti sul mercato immobiliare. Da trafficanti di droga a imprenditori per conto della ‘ndrangheta. Ne sono convinti gli investigatori della Dia. Attività lecite, con la copertura legale sotto forma di subappalto, di importanti commesse pubbliche, come quelle delle Olimpiadi di Torino 2006, della Tav e del porto d’Imperia. Nel grisbi c’era pure la compravendita di ville e appartamenti in provincia di Torino, Asti e Cuneo, nonché in Liguria e nella stessa Calabria. A tirare le fila ci sarebbe il mammasantissima Antonio Spagnolo, boss di Cimino. Sono finiti Ilario D’Agostino, 47 anni, originario di Placanica (Reggio Calabria) e il nipote, Francesco Cardillo, 44, originario di Caulonia (Reggio Calabria). Misura cautelare in carcere anche per il commercialista Giuseppe Pontoriero, 65 anni, originario di Ricadi (Vibo Valentia), Altre undici persone sono invece state indagate a piede libero. La Dia di Torino ha inoltre sottoposto a sequestro preventivo  la società immobiliare (Ediltava) ; lo strumento principale per  investire il provento di pregressi traffici di droga, in nome e per conto del capobastone Antonio Spagnolo di Cimina’. La Dia, in collaborazione con Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza, ha eseguito diciassette perquisizioni presso sedi societarie ed abitazioni private nelle province di Torino, Asti, Cuneo, Imperia e Reggio Calabria. Sequestrate ville, appartamenti e terreni edificabili, per un controvalore commerciale di circa sei milioni di euro. Ma non è tutto qui. C’erano anche gli appalti pubblici nel mirino della ‘ndrangheta, secondo la DIA. Figurano opere legate alle Olimpiadi di Torino 2006, alla Tav e al porto di Imperia.Un sostanzioso giro di denaro arrivava dalla Calabria ed  arrivava in Piemonte, dove veniva “lavato” con l’acquisto degl’immobili: ville, appartamenti e terreni nelle province di Torino, Asti e Cuneo, ma anche in Liguria.

Il capo centro Dia di Torino, Gianantonio Tore, ha dichiarato:L’indagine  è nata da un monitoraggio fatto a tavolino e su strada, dal quale è emerso che uno degli arrestati utilizzasse auto intestate a una società edile con fatturati notevoli, anche di 10 milioni, ma con bilanci, che si chiudevano in pareggio o addirittura in perdita. Ricostruendo l’attività di questa  e di altre che facevano da supporto alla capofila è stato delineato il riciclaggio del denaro sporco. La società principale, non ha mai prodotto nulla, ma solo acquistato immobili con denaro la cui tracciabilità non risultava possibile, ma grazie alle indagini è stato documentato che questo soldi provenivano dal traffico di droga in capo alla cosca riconducibile a Antonio Spagnolo. La società era stata costituita nel 1995 e intestata fittiziamente a dei parenti dei soggetti coinvolti nell’indagine che, oltre a non avere particolari esperienze professionali nel settore edile, non avevano capacità reddituali e patrimoniali idonee allo svolgimento di questa attività imprenditoriale. Attualmente le aziende riconducibili al principale degli arrestati risultano presenti anche in cantieri relativi alla costruzione di opere in Piemonte, Liguria e Calabria. La società ha subito iniziato ad acquistare fabbricati e terreni diventando,   una cassaforte della cosca. Ma la ‘ndrangheta sa riciclare anche gli uomini giusti al posto giusto. Nel 2005 e´ stata intestata quindi a quello che è considerato il `commercialista´ storico del gruppo che, secondo gli inquirenti, con una falsa perizia di estimo immobiliare redatta da professionisti compiacenti ha acquisito per soli 30 mila euro una società che aveva possedimenti immobiliari del valore commerciale di circa 4 milioni. I due soggetti arrestati nell’ambito dell’inchiesta hanno quindi abbandonato, nel 2001, le vesti di trafficanti dedicandosi all’attività impernditoriale, gestendo il patrimonio e le imprese in cui veniva impiegato il denaro della cosca. Sono anni che il sostituto procuratore nazionale Vincenzo Macrì, lancia l’allarme sugli appetiti della ‘ndrangheta. Ha pure chiarito sino alla nausea che i clan abbiano puntato gli occhi sugli appalti pubblici, Dalla TAV alle autostrade, sino all’Expo di Milano. Su questa lunghezza d’onda c’è pure il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso subentrato nel frattempo a Pierluigi Vigna. Nonché il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Giuseppe Pisanu, subentrato al senatore Francesco Forgione. A parte i procuratori della repubblica di Milano Manlio Minale e di Torino Giancarlo Caselli. La pensano così anche personaggi come Angela Napoli, ex componente della CPA. Domenico Salvatore

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