26 Novembre, AnsaI provvedimenti eseguiti a Crotone, Reggio Emilia, Lombardia e nel Trentino.E’ di 40 milioni di euro il valore dei beni sequestrati nel corso dell’operazione ‘Padora’ compiuta stamani dalla polizia di Stato nei confronti delle cosche del crotonese. I provvedimenti di sequestro sono stati eseguiti a Crotone, Reggio Emilia, Lombardia e nel Trentino. Si tratta principalmente di beni immobili e di quote societarie. I beni sequestrati, secondo gli investigatori, sarebbero il frutto degli investimenti dei proventi delle attività illeciti, in particolare il traffico di sostanze stupefacenti e le estorsioni. Nelle zone di Reggio Emilia ed in Lombardia gli esponenti delle cosche del crotonese, secondo gli investigatori, avrebbero investito i proventi illeciti principalmente nel settore edilizio controllando alcune società. All’individuazione dei beni si è giunti attraverso indagini patrimoniali e anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.Sono sei gli arresti eseguiti dalla squadra mobile di Milano nell’ambito dell’operazione contro la ‘ndrangheta coordinata dalla Dda di Catanzaro. Ad altre quattro persone l’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere. Nella loro abitazione di Borgarello, nel Pavese, sono finiti in manette Carmine Vittimberga e Graziella Manfredi, marito e moglie di 49 anni, che secondo gli investigatori erano ai vertici dell’organizzazione che curava gli affari dei Nicoscia in Lombardia. La donna è infatti sorella di Mario Manfredi, ucciso nella faida contro la famiglia Arena nel dicembre di 4 anni fa, a Isola di Capo Rizzuto. Diretti parenti dei capi clan calabresi erano anche Luigi Manfredi, 35 anni, nipote di Graziella, trovato nell’abitazione di Borgarello pur essendo residente a Capo Rizzuto, e Carmelo La Porta, 40 anni, residente a Brugherio (Monza), cognato di Pasquale Nicoscia. Legata prevalentemente al traffico di stupefacenti era l’attività degli ultimi due arrestati, Fedele Martino, 56 anni, di Vedano Olona (Varese), e Antonio Astorino, 35 anni, abitante a Motta Visconti, nel Milanese. A tutti è stata contestata l’associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di armi e di stupefacenti. Durante le indagini partite oltre un anno fa, gli inquirenti hanno scoperto che parte delle munizioni che servivano a rifornire la famiglia Nicoscia, ritenuta responsabile di almeno un omicidio e due tentati omicidi in Calabria, arrivavano dalla Lombardia. Non solo armi comuni, ma anche esplosivi, come quello utilizzato nel 2004 per uccidere il capo mafia Carmine Arena, saltato in aria con la sua auto blindata nel 2004 sotto i colpi di un bazooka. Ai sei arrestati sono stati sequestrati anche quattro appartamenti e un terreno, tutti intestati ai coniugi Vittimberga e situati a Borgarello, un’azienda di Cologno Monzese di proprietà di La Porta, decine ai auto e motociclette. In carcere sono state notificate le ordinanze di custodia cautelare emesse a carico di Salvatore Nicoscia, rinchiuso nel penitenziario di Vercelli, Antonio Nicoscia, detenuto a Voghera (Pavia), Antonio Gualtieri e Nicola Tornicchio, nel carcere di Asti.INTERCETTAZIONI FONDAMENTALI ARRESTI - ”Un’operazione importante sul territorio di Crotone realizzata grazie alle intercettazioni che hanno dato un contributo prezioso all’esito dell’indagine”. E’ quanto ha detto il procuratore della Repubblica e capo della Dda di Catanzaro, Antonio Lombardo, circa l’operazione ‘Pandora’ compiuta dagli agenti della polizia di stato nei confronti di 37 persone ritenute esponenti delle cosche del crotonese. “Si tratta - ha aggiunto - di intercettazioni eseguite ad anni di distanza dai delitti sui quali si indagava, ma che hanno consentito di ricostruire gli organismi delle cosche. Senza intercettazioni, quelle per le quali il disegno di legge del governo riduce molto i tempi e prevede che possano essere realizzate solo per gravi indizi di colpevolezza, non avremmo potuto fare questi arresti”.