Panorama.it 23 -01-2010
L’area del Varesotto sulla direttrice del Sempione, tra Gallarate, Busto Arsizio, Lonate Pozzolo e l’aeroporto di Malpensa è la più colpita dalle attività di estorsione del clan della ‘ndrangheta sgominato stamani con 39 arresti. L’organizzazione da almeno un decennio aveva messo radici nel Milanese e nella provincia di Varese, imponendo a bar, locali pubblici e ristoranti il pagamento del pizzo. “Lonate Pozzolo in particolare era bersagliato dall’attività estorsiva”, ha spiegato il capo della Procura di Milano Manlio Minale. Alle intimidazioni contro decine di esercenti, accompagnate da minacce, incendi e azioni contro il patrimonio, si era ben presto abbinata un’attività di usura con tassi fino al 300 per cento. Qualora commercianti e imprenditori non fossero stati in grado di onorare i debiti, l’organizzazione aveva messo a punto un sistema di riscossione che prevedeva la cessione parziale o integrale dell’attività.
L’organizzazione “Locale Lonate Pozzolo-Legnano” individuata dagli investigatori era costituita da due strutture parallele: una di stampo mafioso, l’altra composta in prevalenza da delinquenti comuni, cui erano affidate le azioni sul territorio.
Al vertice della prima, collegata direttamente alla Calabria, è stato riconosciuto Vincenzo Rispoli, 47 anni nipote del boss della ‘ndrina di Cirò Marina (Crotone) Giuseppe Farao. A capitanare la seconda, (di cui non tutti i componenti erano consapevoli di agire per conto della ‘ndrangheta) era Mario Filippelli, nato a Lonate Pozzolo (Varese) nel 1973. Quest’ultima associazione poteva contare sia su criminali di strada sia su una rete commerciale e finanziaria, utile per individuare i soggetti da colpire con il racket. Per la specificità di questa struttura non a tutti i 39 arrestati è stata contestato il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Solo 11, infatti, tra cui lo stesso Rispoli e Filippelli, dovranno rispondere del 416 bis.
Per gli altri 28 il capo di imputazione principale è quello di associazione per delinquere.
“L’associazione a delinquere di stampo mafioso smantellata questa mattina dai carabinieri nel varesotto ripropone in Lombardia le stesse modalità e finalità dei clan calabresi” ha detto il procuratore capo della Repubblica, Minale, che ha sottolineato come si tratti di una “diretta affiliazione della ‘ndrina calabrese con una struttura che consegna intatto il Dna della mafia calabrese nelle sue forme più arcaiche, con le stimmate di una struttura che fa perno su estorsioni condotte nel modo più violento e comprende le bacinelle (la raccolta fondi ndr) per il sostegno dei detenuti e delle loro famiglie. A 15 anni dall’operazione Notte dei fiori di San Vito contro il clan Mazzaferro” ha proseguito Minale “ritroviamo la stessa struttura verticistica il medesimo Dna ‘ndranghetista che non riesce a modificarsi e permane in tutta la sua violenza”. Minale ha evidenziato inoltre come i fenomeni di estorsione, usura, rapina, omicidi tentati ed eseguiti, siano “diffusissimi nella zona di Lonate Pozzolo e più in generale nella zona di Legnano, Busto Arsizio e Varese nei confronti di piccoli imprenditori e esercenti di locali pubblici”.
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