1Febbraio 2010, Gazzetta di Parma

I reati di estorsione sono aumentati in Emilia-Romagna del 30,7% ed «è noto che l’estorsione è in genere uno dei delitti fine delle organizzazioni mafiose». Lo ha ricordato il nuovo Procuratore generale di Bologna Emilio Ledonne nel suo intervento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. «In vari territori di questo distretto, mi riferisco a Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Forlì – ha detto Ledonne -, hanno mostrato interesse ad operare, già alcuni fin dagli anni ‘80, appartenenti a cosche criminali calabresi, quali i Barbaro di Platì, i Muto di Paola, gli Arena, i Dragone, i Grande Arcari, i Nicoscia, commettendo proprio estorsioni in danno di imprenditori ed oggetto di procedimenti penali avviati dalle Dda di Bologna e Catanzaro».«Non c’è nulla di sorprendente in queste presenze – ha aggiunto il Pg – perchè la mafia tende sempre a radicarsi nei territori ricchi dove può meglio investire i profitti delle attività illecite. La Procura distrettuale ha già dimostrato di esser attenta nel seguire l’evoluzione di questi fenomeni e sono certo che lo farà ancora». Importanti – ha detto – sono le misure di prevenzione patrimoniale.«Il notevole impegno investigativo di magistrati e polizia giudiziaria – ha sottolineato Ledonne – ed i risultati finora conseguiti non riescono ad impedire la riorganizzazione delle cosche, i cui componenti non vengono affatto scoraggiati dalle misure restrittive emesse nei loro confronti nè dalla successiva sanzione penale. Molteplici le ragioni di tale situazione e vari i possibili rimedi che richiedono soprattutto interventi legislativi. La causa prima risiede nei tempi lunghi delle indagini preliminari e nella successiva lentezza dei processi. Lo stato di detenzione viene spesso a cessare per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. Il ritorno in libertà di inquisiti, per limitarci ai reati di matrice mafiosa, consente agli stessi di prendere la gestione dei loro affari mentre trasmette un segnale negativo alle comunità oppresse dalle cosche. le pene inflitte ai colpevoli di partecipazione ad associazione mafiosa non superano normalmente i sei anni, che non vengono, di regola, interamente scontati per effetto di benefici penitenziari dei quali, in alcuni casi, possono fruire anche i condannati per delitti a connotazione mafiosa. Può avvenire così che il mafioso torni in circolazione prima del previsto. La confisca dei beni è avvertita invece come il peggiore dei mali da parte del mafioso che vede seriamente minacciato il suo potere economico, senza dimenticare che i beni che dalla mafia possono essere destinati a finalità sociali».