4 febbraio, Apcom - Terzo arresto nell’indagine per l’omicidio di Giovanni Di Muro, il 41enne salernitano freddato a colpi di pistola il 5 novembre scorso in via dei Rospigliosi a Milano. Gli agenti della Squadra Mobile hanno infatti arrestato Franco Milone, 61enne residente nel capoluogo lombardo, con alle spalle una condanna a 17 anni di carcere per traffico di stupefacenti, ritenuto l’uomo che portò di fronte all’ippodromo, nascosta in una valigetta, l’arma con la quale fu ucciso Di Muro. Milone, destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere, è stato bloccato in via Melchiorre Gioia.
Il 26 novembre scorso gli investigatori della sezione Omicidi avevano arrestato a Nizza il presunto esecutore materiale dell’omicidio, il 31enne napoletano Antonio Daponte su cui pendeva un mandato di arresto europeo. Un piccolo pregiudicato contiguo ad “importanti ambienti di criminalità organizzata”, così come lo è Nicola Valente, 41enne tranese che era stato fermato una settimana prima in Procura a Milano, dove si era recato dal magistrato Celestina Gravina, titolare dell’indagine sull’omicidio, a fornire la propria versione dei fatti, avendo capito di essere ricercato e di non avere più vie d’uscita.
Di Muro era legato in passato al vecchio boss Pepè Onorato ed era imputato nel processo per l’operazione “Metallica” che nel 2008 portò in carcere una trentina di persone per associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti. L’uomo era divenuto un collaboratore di giustizia e quando fu ritrovato cadavere con due proiettili di calibro 9×21 all’addome e uno tra il naso e la bocca, il pensiero era andato subito all’esecuzione mafiosa. Invece, secondo gli investigatori, molto probabilmente il minuto 41enne sarebbe stato convocato davanti all’ippodromo e freddato al termine di una discussione sorta attorno a una serie di debiti mai saldati e crediti mai riscossi, nell’ambito di un giro di assegni per saldare una partita di costosi orologi di dubbia provenienza.