24 Febbraio 2010,  Reuters   Le attività di riciclaggio rappresentano in Italia un giro d’affari da 88 miliardi di euro, con la Lombardia in testa per numero di operazioni finanziarie sospette, ma la metà delle indagini aperte sulla base di segnalazioni riguardano le quattro regioni a maggiore permeabilità mafiosa: Sicilia, Campania, Puglia e Calabria.
Lo rileva una ricerca realizzata dall’istituto Demoskopika, da cui emerge che ‘Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra sono coinvolte nel 70% di queste indagini, e che quasi otto volte su dieci le segnalazioni riguardano istituti di credito.
Nel biennio 2007-2008 le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette pervenute alla Direzione nazionale antimafia “sono state oltre 25mila concentrate principalmente in Lombardia con 6.931 segnalazioni pari al 27,7% e nel Lazio con 3.766 operazioni sospette pari al 15% sul totale italiano”, spiega una nota di Demoskopica.
Se si passa invece ad analizzare i dati relativi alle indagini avviate sulla base delle segnalazioni pervenute, le cosiddette “segnalazioni trattenute”, emerge che “nelle quattro regioni considerate a maggiore permeabilità mafiosa si concentra quasi il 52% delle operazioni finanziarie trattenute: 281 su un totale complessivo pari a 543 segnalazioni”.
La prima di queste regioni è la Sicilia con il 17,5%, seguita da Campania (13,6%), Puglia (10,5%) e Calabria (10,1%). La Lombardia è al 18,8%.
Dalla ricerca emerge poi “che ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra rappresentano insieme oltre il 70% della segnalazioni sospette sottoposte ad ulteriori attività investigative in Italia con 381 casi su un totale di 543. Seguono le altre organizzazioni criminali italiane con 94 segnalazioni (17,3%), la criminalità organizzata pugliese con 54 segnalazioni (9,9%) e le altre organizzazioni straniere con 14 segnalazioni (2,6%)”.
Demoskopica rileva inoltre che il 78% delle segnalazioni pervenute alla Direzione nazionale antimafia riguardano “enti creditizi … con 18.557 episodi conteggiati… Seguono con rilevante distacco la Pubblica amministrazione con il 9,3% e gli intermediari finanziari con l’8,5%”.

