2 Marzo, Il Giorno   Ha puntato direttamente al rubinetto principale. Chi ha manomesso nella notte fra lunedì e martedì scorsi le cisterne della Lombarda Petroli di Villasanta sapeva cosa fare: non ha aperto le sei cisterne piene di idrocarburi dell’ex raffineria trasformata da anni in sito di stoccaggio, ma si è concentrato sul ponte carico sotto cui parcheggiavano le autobotti per rifornirsi. E a cui erano collegate tutte le cisterne: massimo risultato, minimo sforzo.
 “Un avvertimento mafioso”, attacca Rifondazione comunista, che ricorda come proprio a Villasanta si riunissero i vertici della ’ndrangheta per definire i loro affari. “Un attacco a Ecocity”, il faraonico progetto di riqualificazione dell’area industriale, ipotizza la vecchia amministrazione di Villasanta (centrosinistra). Intanto i primi guai arrivano, per il momento, solo per la famiglia Tagliabue, gli Onassis della Brianza proprietari della raffineria che all’epoca d’oro era capace di produrre un milione e mezzo di tonnellate di greggio: la Procura di Monza, su segnalazione dell’Arpa, ha deciso d’indagare per violazione della Direttiva Seveso Giuseppe Tagliabue, presidente della Lombarda Petroli.
La quantità di idrocarburi fuoriuscita dalle sue cisterne sarebbe, infatti, superiore alle 2.500 tonnellate dichiarate, anche se Giuseppe Bana, l’avvocato chiamato a difendere l’azienda, ribatte: “Era tutto nella norma, ci sono i registri di carico e scarico a confermarlo”. E aggiunge: “Quel che è certo è che la prima vittima in questa faccenda è la Lombarda Petroli”.
 Già , ma perché? I carabinieri di Monza stanno esaminando carte, effettuando accertamenti e approntando interrogatori per riuscire a fare chiarezza. A cominciare dall’esatta successione temporale degli eventi: il guardiano notturno, uno degli ultimi cinque dipendenti dell’ex raffineria rimasti in servizio, racconta di aver sentito un rumore attorno alle 3, ma di non essersene preoccupato. C’è però chi ipotizza che i sabotatori siano entrati in azione prima: per svuotare le cisterne occorrerebbero più delle ipotetiche cinque ore intercorse fra i rumori uditi dal guardiano e l’arrivo degli altri operai il mattino dopo.
Si gira sempre attorno alla stessa domanda: a chi poteva giovare provocare uno sversamento di petrolio combustibile e gasolio che, per le sue dimensioni eccezionali (il Consiglio dei ministri ha dichiarato ieri lo stato di emergenza), potrebbe aver addirittura travalicato le intenzioni degli attentatori? Sull’area da 309 mila metri quadrati della Lombarda Petroli era in corso dal 2004 il progetto di riqualificazione Ecocity, che avrebbe dovuto portare alla realizzazione di industrie, ritoranti, negozi e tante, tantissime case.
L’ex assessore all’Urbanistica di Villasanta, Guido Battistini, lancia il sasso: “Questo ultimo gravissimo incidente arriva nel momento in cui si doveva iniziare a smantellare e bonificare la seconda metà dell’area. Di certo a subire un durissimo colpo, oltre all’ecosistema lombardo, temiamo possa essere la riqualificazione urbanistico ambientale del sito, voluta proprio dal Progetto di Ecocity”.
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Addamiano, la società protagonista dell’operazione immobiliare, però assicura che “il progetto non è intaccato». E Marco Fraceti, dell’Osservatorio Antimafia Sociale di Monza e Brianza, candidato alle regionali per la Federazione della Sinistra, avverte: «Un segnale politico preelettorale oppure stabilire una priorità sul destino di quell’area, cioè la speculazione edilizia: i moventi sono due, ma il soggetto potrebbe essere lo stesso”.

