6 Marzo 2010, Repubblica   Le pedane per caricare la frutta sono un business fino nelle mani della malavita: escluse le cooperative pulite.Alle 4 di mattina, quando dal silenzio della notte arrivano in via Lombroso camion e camioncini carichi di arance e verdura, gli abusivi dei bancali sono pronti a muoversi, come una squadra di meccanici ai box della Formula 1. Sono lavoratori in nero e clandestini. Hanno scavalcato poco prima, indisturbati, le recinzioni. Sono pronti a scaricare la merce dai camion e avventarsi sui bancali che i coltivatori abbandonano nello spiazzo del mercato.Per chi porta la frutta e la verdura i bancali diventano un rifiuto. Per chi aspetta ai piazzali, al 61 o al 63, sotto le tettoie come la 60 e la 65, sono pezzi a costo zero che potranno rivendere alle cooperative dei grossisti o a clienti esterni che arrivano apposta per rifornirsi di pedane di legno.Un bancale raccolto sull’asfalto dell’Ortomercato non costa nulla e viene rivenduto a 50 centesimi se è rotto o poco solido come i bancali a perdere, ma può fruttare fino a due euro per altri modelli più robusti, più larghi, con misure conformi alle direttive europee. Un commercio che come ogni altro in via Lombroso è un racket, controllato dalla malavita di caporali italiani, egiziani e marocchini che sono lì anche da vent’anni.Ognuno di loro con la propria squadra di sei o sette sottoposti: controlla un piazzale, raccoglie ogni giorno fino a duecento pedane da una decina di furgoncini che scaricano ortofrutta, incassa fino a trecento euro a notte.Un business abusivo. Che sfrutta clandestini e irregolari. Che prolifera senza alcun controllo da parte del Comune e della sua società , Sogemi, che gestisce il più grande mercato ortofrutticolo d’Italia. Proprio Sogemi aveva autorizzato ad operare dentro l’O rtomercato, a fine 2008, una cooperativa satellite della Casa della Carità , che ospita persone in difficoltà per reinserirle nel lavoro. La cooperativa si chiama Ies, acronimo di Impresa etica sociale, un nome forse un po’ troppo ambizioso per operare nel luogo della città più contaminato da mafie e caporalato. La Ies è composta da sette dipendenti rom, romeni e nordafricani, tutti in regola. È specializzata nella raccolta dei bancali rotti, li sistema e li rivende, ha lavori per diverse aziende milanesi che dei bancali non sanno che farsene dopo le consegne. «I rom sanno lavorare il legno perché costruiscono le baracche nei campi — spiega don Massimo Mapelli, della Casa della Carità — Abbiamo chiesto di poter lavorare all’Ortomercato perché lì ogni giorno vengono abbandonati centinaia di bancali».Dopo tutte le autorizzazioni di Sogemi, la cooperativa supera le recinzioni di via Lombroso, ma già il primo giorno, chi si avvicina agli assi di legno viene circondato da ragazzi che con sguardi torvi e minacce impediscono di raccogliere i bancali. «Questi sono nostri» dicono. «Ce ne siamo andati — ricorda don Mapelli — Abbiamo chiesto un incontro con la Sogemi, abbiamo riprovato scortati dai vigili, e siamo riusciti a caricare un camion con 180 bancali. Gli agenti hanno anche identificato due ragazzi che cercano di prendere le pedane. Ma potevamo essere scortati ogni giorno dai vigili?».Dopo vari tentativi, lo scorso novembre una lettera ricevuta dalla Sogemi chiede alla Ies di «procrastinare l’avvio delle attività » della cooperativa. Ma da allora, nessuno della cooperativa è riuscito a varcare i cancelli del mercato. «Un’azienda pubblica, controllata dal Comune, che non ha il controllo della legalità sul proprio territorio — denuncia don Mapelli — . E questa volta a chiedere il rispetto delle regole sono rom ed extracomunitari, quelli che l’irregolarità sono riusciti faticosamente a lasciarsela alle spalle».A controllare il racket sono invece italiani e stranieri che da anni hanno trasformato i piazzali dell’Ortomercato nello spazio dei loro traffici privati. Caporali che muovono gruppi di clandestini, che in cambio di pochi euro, raccolgono centinaia di bancali a notte e li rimettono in circolo. Costruendo piccoli imperi economici: i caporali alla tettoia 65, si racconta tra gli stand, col business dei bancali hanno comprato tre macellerie in città .  «Invece di lasciare vincere i prepotenti bisognerebbe favorire le cooperative sociali e fare anche del settore dei bancali una fonte di lavoro e reddito onesto — dice Josef Dioli, sindacalista che da sempre lotta contro il caporalato tra gli stand —. Non si può, per esempio, lasciare l’onere della vigilanza a un paio di vigili». Per il presidente di Sogemi, Roberto Predolin, il problema dei bancali «è una guerra tra poveri, con gruppi di nordafricani che tentano di rivenderli. Presto — dice — affideremo il servizio a un’a zienda in cambio di un canone. Con la cooperativa della Caritas abbiamo fatto solo beneficenza. Non prendevamo un soldo».
omicron archivio
- febbraio 2012 (30)
- gennaio 2012 (75)
- dicembre 2011 (108)
- novembre 2011 (162)
- ottobre 2011 (146)
- settembre 2011 (94)
- agosto 2011 (40)
- luglio 2011 (111)
- giugno 2011 (186)
- maggio 2011 (102)
- aprile 2011 (139)
- marzo 2011 (212)
- febbraio 2011 (118)
- gennaio 2011 (138)
- dicembre 2010 (156)
- novembre 2010 (187)
- ottobre 2010 (87)
- settembre 2010 (81)
- agosto 2010 (38)
- luglio 2010 (122)
- giugno 2010 (34)
- maggio 2010 (30)
- aprile 2010 (16)
- marzo 2010 (43)
- febbraio 2010 (61)
- gennaio 2010 (20)
- dicembre 2009 (5)
- novembre 2009 (9)
- ottobre 2009 (9)
- settembre 2009 (8)
- luglio 2009 (2)
- giugno 2009 (6)
- maggio 2009 (17)
- aprile 2009 (15)
- marzo 2009 (14)
- febbraio 2009 (6)
- gennaio 2009 (6)
- dicembre 2008 (7)
- novembre 2008 (10)
- ottobre 2008 (14)
- settembre 2008 (13)
- agosto 2008 (2)
- luglio 2008 (8)
- giugno 2008 (19)
- maggio 2008 (7)
- aprile 2008 (9)
- marzo 2008 (37)
- febbraio 2008 (4)
- gennaio 2008 (6)
- agosto 2007 (1)
- febbraio 2007 (1)
- dicembre 2006 (1)
- marzo 2005 (3)
- gennaio 2005 (1)
- gennaio 2004 (1)

