9 Marzo 2010, Terra.it, di Redazione ANALISI. Le riflessioni di Walter Mescalchin, dell’associazione Libera, aiutano a comprendere i rischi delle infiltrazioni anche nella nostra regione: «Nel settore delle costruzioni le organizzazioni mafiose controllano migliaia di lavoratori».
Walter Mescalchin, negli anni in cui la banda di Felice Maniero imperversava nella Riviera, era sindaco di Camponogara. Il suo Comune fu uno dei primi a costituirsi parte civile nel maxi processo contro la mala del Brenta assieme alla Provincia di Venezia. «Fu un momento importantissimo – spiega –. Il nostro esempio fu seguito da tutti e dieci i Comuni della Riviera e riuscimmo a ribaltare un sistema nazionale che chiedeva alle istituzioni locali di rimanere fuori dalle indagini. Invece noi abbiamo contribuito a dimostrare che attraverso la legalità è possibile vincere la mafia». Altri tempi. L’anno scorso, nell’ultima udienza del maxi processo, era rimasta solo la Provincia – che ancora era in mano al centro sinistra – sul banco della parte civile. Tutti i Comuni rivieraschi, chi passato alla Lega e chi a Forza Italia, si sono defilati uno per uno. «Adesso sta passando, anche e soprattutto attraverso le istituzioni e la politica, un modo di pensare mafioso.C’è la tendenza a farsi gli affari propri, emergono quei messaggi leghisti che sono l’esatto contrario di quelli di solidarietà su cui si fonda la convivenza civile. Viviamo in un clima difficile e pericoloso. Eppure la mafia si combatte solo attraverso una cultura diversa. Non è soltanto questione di xenofobia e razzismo. L’aspetto più negativo e il non rispetto delle regole. La mafia insegna che ‘le regole le faccio io’. Coltivare la cultura mafiosa significa non obbedire alle regole e costruire uno Stato a misura della convenienza del più forte, perseguire solo i propri interessi, avere la ricchezza come unico fine e come unico metro di giudizio. E questa non è solo la lega. Lei ha portato all’esasperazione questo messaggio, ma tutta la destra Veneta agevola questo aspetto e pure certa sinistra ha le sue colpe». Chiusa la carriera politica come amministratore, Walter Mescalchin ha continuato nell’impegno civile su due binari distinti ma affatto separati, lavorando con Libera e col Comitato ambiente e territorio della Riviera del Brenta. Mafie e grandi opere, infatti, non sono che due facce della stessa medaglia. «Facciamo pure l’esempio della Romea Commerciale – spiega -.Adesso si fa un gran ragionare su dove realizzare l’innesto. Tutto questo senza entrare nei non trascurabili dettagli del tipo: l’intera opera serve o non serve? Nel caso deve per forza essere una autostrada? E soprattutto chi la deve realizzare? Ci siamo tutti scordati di quei due anni di battaglia di ricomposizione societaria che hanno portato ad indagare Vito Bonsignore per il riciclo di denaro sporco? Adesso Bonsignore, eletto eurodeputato nelle file del Pdl in un collegio di Torino, è sempre al vertice della cordata e lo Stato e l’Anas hanno affidato a lui la realizzazione dei lavori. Eppure il processo per riciclo è tutt’altro che concluso. Tra l’altro si è garantito per 50 anni l’introito del pedaggio». Uno tra i tanti esempi di come le logiche di riciclaggio condizionino lo “sviluppo economico”, ma potremmo tranquillamente scrivere lo “stupro”, del territorio.«Già! Non possiamo più continuare ad accettare che ‘basta fare’. A partire dagli stessi Comuni che accettano che venga loro derubata da commissari e leggi speciali la possibilità di pianificare gli interventi. Dobbiamo tornare a fare una battaglia per le autonomie e non sul federalismo. Lo Stato non può dire cosa fare ai Comuni. Oggi passano logiche aberranti. Senza discutere, senza ragionare con i cittadini, stanno pensando di ridurre i componenti dei consigli, eliminare le municipalità e le stesse Provincie. Così i Comuni diventano la lunga mano amministrativa delle Regioni. E questo il federalismo di Bossi: non uno Stato partecipato ma un centralismo su scala media. Un gioco che piace alla mafia. Oggi il suo interlocutore privilegiato non è più il sindaco ma il commissario che lo sostituisce per le decisioni di peso.Il veicolo per il riciclo del denaro non è l’appaltino sulle polizie in Comune ma le grandi opere: Passante, Romea Commerciale, Mose, Quadrante di Tessera, Veneto City… Operazioni enormi in cui vengono veicoli miliardi che non sono mai gestiti dal territorio ma a livello regionale o con un commissario di riferimento che decide per tutti. Questo e il sistema che hanno creato apposta. Poi, ogni tanto, qualcuno viene pescato con le mani sulla marmellata come nel caso di Bonsignore ma non si va mai fino in fondo». Tra le grandi opere, grandi danni per cittadini e grandi affari per la mafia, ci mettiamo pure l’inceneritore di Marghera? «Perché crede che vogliano farlo costruire ai privati? Così lo Stato non potrà controllare cosa viene smaltito in quelle ciminiere. Il traffico di rifiuti così come quello delle armi, è uno di quei mercati che, per loro stessa natura, possono essere gestiti solo dalla criminalità organizzata. Una stagione che Marghera ha già vissuto ai tempi di Craxi e del suo ministro degli esteri De Michelis con i fusti portati dalla Jolly Rosso quando si delineavano quelle rotte di traffici di armi e di rifiuti tossici che hanno portato, tra le altre cose, anche all’omicidio di Ilaria Alpi.L’Sg31 riaprirà il porto di Marghera alla criminalità organizzata con la complicità degli stessi industriale. Il che non è una novità. Ce lo ricordiamo o no che per venti anni i nostri rifiuti tossici sono stati smalti ti a Caserta dai Casalesi, e che oggi in tutto il casertano non c’è un metro di terra coltivabile? » Da buon ministro dell’agricoltura, questo Zaia lo saprà di sicuro! Possiamo dunque affermare che nel Veneto esiste una forte infiltrazione mafiosa? «La mafia, intesa come criminalità organizzata e non come la vecchia Cosa Nostra siciliana tutto lupara e fichi d’india, esiste in tutto il mondo e controlla almeno il 60 per cento della finanza. Il Veneto, in quanto terra di investimenti e di grandi opere, è una regione appetibile per il riciclo di denaro sporco. Pensiamo alle tante banche che sono arrivate e al proliferare dei centri commerciali stranieri.Ha notato quei negozi super lusso che aprono e chiudono nell’arco di pochi mesi? Chi altro, se non chi ha come obiettivo il riciclaggio del denaro e può permettersi di investire 100 per ricavare 80, lavora in sicura perdita?» Oltre che il tradizionale mercato della droga, la mafia controlla anche il mercato del lavoro nero. Lo abbiamo visto a Rosarno. E nel nordest? «Da noi, nel settore delle costruzioni, la mafia controlla migliaia di lavoratori. Per la maggior parte sono stranieri che la mafia usa per controllare il mercato del lavoro. Un caporalato che nasce addirittura nei loro paesi d’origine a ricordarci che il fenomeno mafioso oggi è un fenomeno globalizzato. D’altra parte, la cultura di sfruttamento dell’uomo sull’uomo è tipica della mafia. è da qui che dobbiamo ripartire per ribadire che la legalità è l’unico mezzo per sconfiggere la criminalità anche quella che siede nei palazzi della politica e della finanza: i diritti sono di tutti e non sono mai negoziabili».

