22 luglio 12010, Corriere della Sera, di Biagio Marsiglia    Riunioni di mafia a pochi metri dal Duomo. Ne ha viste e sentite di tutti i colori il palco del «Santa Tecla », a due passi dalla Madonnina. Nato come locale jazz, luci soffuse e pochi drink, svoltò bruscamente verso il mitico rock degli anni Sessanta, con Gaber, Jannacci e Celentano. E fu gloria. Chiasso e allegria. Più colori, colori accesi e toni alti, sempre più alti, in una Milano che in quel fazzoletto di terra esibiva una concentrazione di vita artistica stupefacente. Da lì, in via Santa Tecla, sono passati in tanti. Anche chi, di musica, conosceva meglio quella dei mitra e delle pistole. Gente come Turatello, del calibro di Epaminonda e Vallanzasca, boss e criminali senza paura e senza scrupoli che lì, a due metri dal bancone, bevendo chissà che cosa magari decidevano quale bisca fare saltare quella notte, oppure quale banca ripulire la mattina dopo.
 E sempre lì, tra i tavoli del «Santa Tecla» e del «Cafè Dalì», si è scoperto proprio ieri, si riunivano diversi e temuti capi ’ndrangheta, soprattutto quelli di una potente cosca cosentina di Corigliano che nel cuore di Milano decideva gli «affari» di famiglia. Usura, droga, riciclaggio, persino la strategia di fatturare le estorsioni «per giustificare» quella montagna di soldi che ogni fine settimana entrava nelle tasche della «locale» del boss Maurizio Barilari.
Al «Santa Tecla», hanno scoperto gli investigatori del Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro, dello Scico di Roma e dei carabinieri di Cosenza, la «locale» di Corigliano decideva persino a quanto si sarebbe dovuta vendere la droga in Lombardia e nel resto dell’Italia. A coordinare l’indagine, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ai 64 arresti, di cui nove eseguiti in città e nel milanese, ha voluto dare il nome di «Operazione Santa Tecla». «A Milano—ha scritto il gip — gli affiliati si ritrovavano nei locali pubblici Santa Tecla e Caffè Dalì per concludere accordi e concordare strategie sulla gestione del traffico di droga» e del resto degli affari.
I calabresi che si davano appuntamento ai tavolini di via Santa Tecla sono stati seguiti e intercettati dal 2007 fino a pochi mesi fa. Hanno ascoltato musica doc, i finanzieri e i carabinieri. Ma anche i discorsi di gente come Michele Villì, casa a Milano, e di Giuseppe Orsomarso, casa a Trezzo, che stringevano patti scellerati con Gualtiero Milani, di Sondrio, Massimo Lupone, Vincenzo Grosso, Adil Ben Sahri, Eugenio Minghetti, Girolamo Nasso e Zydan Mohamed. All’alba di ieri sono finiti tutti in galera.

