28 luglio 2010, Epolis, di Guido Salvini, Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano
Le operazioni contro la ‘ndrangheta che si ripetono in Calabria come nell’hinterland di Milano, dove seconde e terze generazioni delle famiglie sono radicate condizionando fette dell’economia e delle amministrazioni più deboli, hanno portato a centinaia di arresti. E sono ormai sempre accompagnate da sequestri di immobili e aziende per milioni di euro. È stata sequestrata una masseria, a Cisliano, a due passi da Milano, non nell’agro di Crotone o Catanzaro, trasformata in una fortezza, con sentinelle e sistemi di ripresa visiva e all’interno una piccola città  con un ristorante per summit e banchetti, le abitazioni dei vari nuclei famigliari e gli uffici delle aziende che producono usura. Strappare questi tesori alle cosche è l’arma vincente più ancora del carcere. In prigione un capo-bastone può rimanere tale, continuare ad avere il rispetto di figli, nipoti e uomini di mano che proseguono le attività . Ma il capo di una famiglia diventata povera con i parenti che vanno a vivere in affitto, i bar confiscati e i figli che non girano più su auto di lusso, è un mafioso fallito che non vale più niente. Per continuare sulla strada che può recidere anche sul piano simbolico il potere delle cosche, una legge ancora poco nota, la 50 del marzo 2010, ha appena fatto nascere l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati. L’Agenzia, che dipende del Ministro dell’Interno e avrà personale specializzato, deve aiutare la magistratura, che da sola non può essere gravata di questo compito, prima nell’amministrazione quotidiana e poi nella destinazione dei beni confiscati a fini socialmente utili. L’obiettivo è saltare le mille competenze e i passaggi burocratici per trasformare ville e ristoranti delle cosche in stazioni dei Carabinieri o Vigili del Fuoco, centri di recupero per disabili e anziani, cooperative autogestite beffando chi le ha costruite con i soldi di estorsioni e riciclaggio. La sede nazionale dell’Agenzia si trova simbolicamente a Reggio Calabria, ma una sede è già aperta a Roma e il Ministro dell’Interno ne ha promesso un’altra a Milano. Si inizia a capire che dimostrare che il crimine non paga è una priorità anche per noi e Milano non finge più, come ha fatto a lungo, di non vedere. Anche in vista dell’Expo, la promessa va mantenuta.

