20 agosto 2010, Terra, di Giorgio Mottola
Se si fa caso soltanto alla geografia, Arenzano è un paesotto in provincia di Genova con incantevoli scorci sul Mar ligure. Ma se invece si considera il radicamento e il condizionamento sulla pubblica amministrazione che la ‘ndrangheta ha in questo posto, potrebbe venire il dubbio che Arenzano si trovi nella Locride o in qualsiasi altro territorio ad alta densità mafiosa. Da diversi mesi, infatti, la giunta comunale di centrosinistra guidata dall’ex Ds Luigi Gambino è sotto la lente della magistratura e della Prefettura.Nei giorni scorsi sembrava che fosse addirittura imminente l’arrivo nel municipio ligure di una commissione di indagine, che, vista la situazione, poteva essere il preludio al commissariamento del Comune. Il prefetto ha poi smentito. Ma la decisione probabilmente è stata solo rimandata. La questione è infatti molto delicata: al centro ci sono i presunti rapporti che il sindaco e altri componenti dell’amministrazione comunale avrebbero avuto con personaggi legati alla ‘ndrangheta. Innanzitutto il boss Onofrio Garcea, considerato dagli inquirenti uno dei massimi esponenti della ‘ndrangheta in Liguria. Alle scorse regionali, l’allora assessore all’Urbanistica di Arenzano, Cinzia Damonte, candidata alle regionali con l’Italia dei Valori, si fece fotografare a una cena elettorale organizzata proprio dal capomafia. La donna era uno dei politici più vicini a Gambino: suo marito, Paolo Masi, pseudonimo di Pasquale Esposito, condannato a 5 anni per traffico internazionale di armi, era portavoce e factotum del sindaco. Altrettanto delicata è la frequentazione di Gino Mamone, proprietario della Eco.Ge, società leader in Liguria nel settore della bonifica e dello smaltimento dei rifiuti, che tra Arenzano e Cogoleto si sta occupando del recupero dell’area Stoppani, dove è stata riscontrata una concentrazione di cromo esavalente fino a 64mila volte oltre i limiti stabiliti per legge. Nell’inchiesta del 2008 sulla Tangentopoli genovese, il pm Francesco Pinto si è espresso con queste parole a proposito dell’imprenditore: «Gino Mamone potrebbe rappresentare il punto di contatto tra il mondo della politica e quello delle cosche calabresi, al fine di trovare tra essi un’intesa e condividere interessi comuni, che possono essere identificati in: elezioni di esponenti politici; ottenimento di appalti pubblici e di concessioni varie per le famiglie calabresi in cambio del loro voto poltico».C’è anche un rapporto della Direzione investigativa antimafia risalente al 2002 che indica la famiglia dei Mamone (nello specifico, il padre di Gino, Luigi titolare della F.lli Mamone) come appartenente alla ‘ndrangheta, che in Liguria si è insediata sin dagli anni ‘60 in seguito ai numerosi soggiorni obbligati di malavitosi calabresi che ci sono stati in regione.Secondo l’inchiesta del 2008, che coinvolge anche il presidente della Regione Claudio Burlando e il sindaco di Genova Marta Vincenzi, Luigi Gambino avrebbe aiutato il titolare della Eco.Ge ad aggiudicarsi l’appalto della bonifica dell’ex Stoppani in cambio dell’appoggio elettorale. Durante un’intercettazione dà conto a Mamone del suo tentativo di convincere il Comune di Cogoleto: «Io ne vengo adesso, guarda… per aprirti tutte le strade possibili», gli comunica al telefono. Ma il primo cittadino di Arenzano non sarebbe stato l’unico ad aiutare la ditta calabrese. Un’altra indagine della magistratura ha infatti appurato che l’Arpal, l’azienda regionale per la protezione dell’ambiente, ha falsificato i risultati delle analisi fatte nell’area da bonificare:le tracce del cromo esavalente erano praticamente scomparse.I Mamone portano in dote alla cittadina ligure i contatti con un’altra cosca, quella dei Gullace-Albanese-Raso, attivi nella provincia di Savona. Arenzano fa gola. Sul litorale, che di estate si riempie di villeggianti, c’è infatti ancora molto da fare sul fronte della speculazione edilizia. Vaste aree, tra cui quella della pineta, potrebbero fruttare ai costruttori e ai palazzinari centinaia di milioni di euro. Servirebbero però le giuste varianti al Piano urbanistico comunale, che già tre anni fa costarono a Gambino le dimissioni.
omicron archivio
- febbraio 2012 (23)
- gennaio 2012 (75)
- dicembre 2011 (108)
- novembre 2011 (162)
- ottobre 2011 (146)
- settembre 2011 (94)
- agosto 2011 (40)
- luglio 2011 (111)
- giugno 2011 (186)
- maggio 2011 (102)
- aprile 2011 (139)
- marzo 2011 (212)
- febbraio 2011 (118)
- gennaio 2011 (138)
- dicembre 2010 (156)
- novembre 2010 (187)
- ottobre 2010 (87)
- settembre 2010 (81)
- agosto 2010 (38)
- luglio 2010 (122)
- giugno 2010 (34)
- maggio 2010 (30)
- aprile 2010 (16)
- marzo 2010 (43)
- febbraio 2010 (61)
- gennaio 2010 (20)
- dicembre 2009 (5)
- novembre 2009 (9)
- ottobre 2009 (9)
- settembre 2009 (8)
- luglio 2009 (2)
- giugno 2009 (6)
- maggio 2009 (17)
- aprile 2009 (15)
- marzo 2009 (14)
- febbraio 2009 (6)
- gennaio 2009 (6)
- dicembre 2008 (7)
- novembre 2008 (10)
- ottobre 2008 (14)
- settembre 2008 (13)
- agosto 2008 (2)
- luglio 2008 (8)
- giugno 2008 (19)
- maggio 2008 (7)
- aprile 2008 (9)
- marzo 2008 (37)
- febbraio 2008 (4)
- gennaio 2008 (6)
- agosto 2007 (1)
- febbraio 2007 (1)
- dicembre 2006 (1)
- marzo 2005 (3)
- gennaio 2005 (1)
- gennaio 2004 (1)

