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Genova, la ’ndrangheta controllava il voto sul campo

21.08.2010

21 agosto 2010, Il Secolo XIX,  di Graziano Cetara e Matteo Indice

Gli ordini sui candidati da appoggiare alle elezioni regionali della scorsa primavera arrivavano direttamente dalla Calabria. Li portavano di persona gli emissari dell’organizzazione. Un nome era particolarmente attivo a Genova, tale Raffaele D’Agostino, 55 anni, arrestato nella “retata” di luglio. Sulla carta residente a Canolo, provincia di Reggio Calabria. Di fatto, presente nel capoluogo ligure in pianta stabile, in diretto contatto con Domenico Belcastro, uno dei due boss della ‘ndrangheta all’ombra della Lanterna. A cui trasmetteva il volere dei capi. Perché diventasse legge.

Sono le ultime novità dell’inchiesta sulla mafia calabrese a Genova, contenute nell’ordinanza con cui il tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata da Domenico Gangemi e Domenico Belcastro, considerati gli uomini di punta della cosca in città.

Di più. Le carte dicono senza fronzoli che all’appello della Direzione investigativa antimafia mancano almeno una ventina di ’ndranghetisti: personaggi non denunciati, tecnicamente «sconosciuti» e però in tutto e per tutto degli affiliati alla malapianta nelle sue ramificazioni genovesi. Nomi a cui dare la caccia e nomi finora inediti e la ricostruzione di rapporti e affari impensabili. Tutto questo c’è nelle 36 pagine del Riesame.

Postato in Homepage, Rassegna Stampa Mafia.

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