23 agosto 2010, Il Secolo XIX, di Daniela Terragni e Matteo Indice
Il rifugio del “mafioso”, il crocevia dei latitanti che proprio lì furono ospitati fino agli anni ‘90, diventa allevamento di quaglie. Succede a Bosco Marengo in borgata Donna 41, dove ha sede il fabbricato rurale confiscato ai familiari d’una vecchia conoscenza della criminalità genovese, il “boss” Rosario Caci. «E’ l’unico bene sottratto alla mafia in provincia di Alessandria – spiega il sindaco Angela Lamborizio – e sarà utilizzato a scopo sociale con un investimento di 40 mila euro. Grazie alla Prefettura e all’associazione Libera siamo riusciti a trovare una destinazione adeguata».
Il restyling del cascinale, situato in un gruppo di case accanto alla piccola chiesa, riqualificherà la borgata e la nuova attività riscatterà un passato inimmaginabile per molti abitanti di Bosco. Il sequestro, infatti, fu disposto dalla Corte d’Assise d’appello di Caltanisetta su proposta della Direzione investigativa antimafia di Genova. Perché? Era uno degli immobili «senza ombra di dubbio» nella disponibilità di Rosario Caci. E quest’ultimo è stato, secondo i giudici del tribunale nisseno, uomo d’onore legato al boss Piddu Madonia e alle famiglie Fiandaca ed Emmanuello che, immigrate da Caltanissetta, sotto la Lanterna raggiunsero un potere difficilmente immaginabile nel traffico di droga e nella gestione dei videopoker.
Cosa ci faceva nella cascina piemontese colui che fu consideratoo il “re” dei vicoli genovesi, e nel centro storico del capoluogo ligure ha sempre gestito prostitute? Qui viene il bello. L’immobile di Bosco Marengo, fu stabilito da un processo chiuso a Caltanisetta nel 1997, era utilizzato da Rosario Caci per nascondere latitanti in fuga da polizia e carabinieri, per fornire «supporto» in attesa che lasciassero l’Italia alla volta di Francia o Stati Uniti con nuove identità (e talvolta connotati). Il tutto nel cuore d’un borgo che mai avrebbe pensato di trovarsi al centro d’un viavai simile. Aggiunge il sindaco: «I coniugi Caci (intestararia del casolare era formalmente la moglie Concetta) non erano residenti e con il paese non avevano alcun legame».
L’allevamento di quaglie potrebbe entrare in funzione già dal 2011. Un’attività pionieristica in cerca di eccellenza, che punta sulla diversificazione del lavoro agricolo e nasce in risposta aigourmet, appassionati delle piccole uova ad alto contenuto di vitamine e bassa concentrazione di colesterolo. Il 23 luglio, in seguito a un sopralluogo effettuato il mese precedente, si è riunita la prima conferenza dei servizi. I rappresentanti di prefettura, Provincia, Direzione regionale dell’agenzia del demanio, Comune e associazione Libera, hanno approvato all’unanimità il progetto e l’ultimo via libera è arrivato dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati. Il progetto di rilancio è stato sottoscritto insieme alla cooperativa Senape. «L’associazione che aderisce alla missione di Don Ciotti – chiude il primo cittadino – ospiterà iniziative solidali, ma ci sarà anche un alloggio a disposizione delle emergenze abitative». Entro la metà di settembre il Demanio darà il via ai lavori, spalancando il portone del rustico: rudere fuori e però una piccola reggia dentro, con locali lussuosi e bagno con vasca per idromassaggio.

