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Mistero don Mico, il boss sconosciuto che girava in ape

27.08.2010

27 agosto 2010, il Sole24ore, Don Mico Oppedisano, ottantenne venditore ambulante di piante e sementi, arrestato il 13 luglio nell’ambito dell’inchiesta “Il Crimine”, scivolata sull’asse Milano-Reggio Calabria e additato da sconsiderate e affrettate analisi come il “padrino” della ‘ndrangheta, non è ancora neppure sottoposto al carcere duro.La richiesta, secondo la Procura di Reggio Calabria, è stata avanzata ma il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio, Nicola Gratteri, conferma al Sole-24 Ore che ieri il provvedimento di restrizione non c’era ancora. A causa, verosimilmente, del periodo di chiusura dell’attività giudiziaria in occasione delle ferie estive.E non è detto che sia facile ottenere il regime di trattamento previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, atteso il fatto che la storia criminale di Oppedisano, sconosciuto persino a Rosarno dove è nato e risiede, è prossima allo zero.La sorpresa per il suo arresto e per la carica di “capocrimine” che in realtà si riferisce all’anno di preparazione per l’appuntamento pagano dei boss della ‘ndrangheta in occasione della Festa della Madonna di Polsi il 2 settembre e non certo al suo ruolo di vertice della cupola mafiosa calabrese, ha colpito lo stesso Oppedisano. In dialetto, agli uomini che sono andati ad arrestarlo il 13 luglio 2010 ha detto: «Ma perché mi arrestate? L’assicurazione dell’Ape l’ho pagata!»Su una scassata moto ape, infatti, vendeva le sue mercanzie tra San Ferdinando e Rosarno. Incredule anche le forze dell’ordine che l’hanno condotto nel carcere di Palmi, dove è stato accolto con risa di scherno e cori da stadio: “boss, boss, boss”. Radio-carcere racconta anche che al primo interrogatorio fosse così intimidito da trasmettere incredulità persino agli uomini che lo stavano interrogando.A proposito di “radio carcere” ancora una notizia trapela con insistenza. Alcuni degli arrestati a Milano e in Lombardia nel corso dell’inchiesta “Il Crimine” avrebbero cominciato a collaborare con la giustizia. E – se fosse vero – sarà interessante capire che cosa accadrà nei prossimi mesi/anni, anche perché sembra che le prime dichiarazioni chiamerebbero in causa alcuni politici calabresi in affari con le cosche proprio in Lombardia. Del resto, tanto a Milano quanto a Reggio, nessuno fa mistero del fatto che le inchieste in autunno subiranno un nuovo impulso che dovrebbe condurre proprio nelle stanze dei bottoni della politica lombarda e calabrese.

Postato in Homepage, Rassegna Stampa Mafia.

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