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Blitz di Bordighera, chiusa l’inchiesta

2.09.2010

2 settembre 2010, il Secolo XIX,  di Fabio Pin

La procura della Repubblica ha formalizzato la chiusura dell’inchiesta per minacce, tentata estorsione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione che, lo scorso giugno, ha portato all’arresto di Maurizio, Giovanni e Roberto Pellegrino, titolari dell’omonima ditta di scavi e movimento terra di Bordighera, e di altre cinque persone: Francesco Barilaro, Francesco Valenti, Rocco De Marte, e di Teodoro e Domenico Valente.

Ieri mattina dal palazzo di giustizia sono partite le notifiche dell’avviso conclusione indagini. Ora le difese avranno a disposizione venti giorni per produrre memorie e chiedere l’interrogatorio dei loro assistiti. Complessivamente sono una quindicina i soggetti coinvolti, sette dei quali a piede libero.

L’inchiesta, condotta dalla squadra di Pg dei carabinieri di Sanremo, con l’ausilio il giorno del blitz degli uomini del reparto operativo provinciale, va in parte a sovrapporsi a quella della procura distrettuale antimafia di Genova, che in collaborazione con la Dna ha condotto l’indagine sulle presunte infiltrazioni mafiose anche nel tessuto economico dell’estremo ponente ligure e sui presunti episodi di voto di scambio che avrebbero caratterizzato le condotte di alcuni politici locali nei confronti di alcuni clan in odore di ‘ndrangheta.

Ma è anche l’inchiesta, quella del procuratore Cavallone, che ha indotto il comando provinciale dei carabinieri a chiedere lo scioglimento del consiglio comunale di Bordighera. Secondo l’Arma, molti sarebbero gli elementi indiziari che proverebbero la subalternità di alcuni amministratori bordigotti alle pressioni esercitate dai Pellegrino. In primo luogo per l’ormai nota vicenda della sala giochi, con i Pellegrino che dopo aver ricevuto assicurazioni si erano visti negare le autorizzazioni e avevano preso a minacciare gli allora assessori Ugo Ingenito e Marco Sferrazza, mentre altri due amministratori Rocco Fonti e Franco Colacito sembravano essersi schierati a favore del rilascio dei permessi: circostanza sempre smentita dagli interessati.

Una volta ultimate le procedure di notifica e scaduti i termini di garanzia per le difese – rappresentate dagli avvocati Marco Bosio e Bruno Di Giovanni – il procuratore di Sanremo, Roberto Cavallone, trasmetterà al gup Eduardo Bracco le richieste di rinvio a giudizio. Richieste che riguarderanno solo le contestazioni mosse agli indagati nelle ordinanze cautelari eseguite a giugno. Il resto degli accertamenti operati successivamente e che esulano dalle competenze della procura sanremese, cioè gli indizi relativi a presunte attività mafiose e al voto di scambio, sono già stati trasmessi alla Dda di Genova. Si tratta di intercettazioni telefoniche e ambientali che incrociate con l’esito di precedenti indagini, avrebbero fornito un quadro a dir poco preoccupante sulla presenza della ‘ndrangheta in Riviera e sul controllo che alcuni clan eserciterebbero in alcuni settori imprenditoriali, in particolare edilizia e movimento terra. E’ il filone d’indagine che sta facendo tremare gli ambienti politici e imprenditoriali. Durante una delle perquisizioni effettuate nelle ville dei Pellegrino sarebbe stata sequestrata documentazione che proverebbe l’esistenza di rapporti organici tra quel clan e alcune imprese impegnate in questi ultimi anni in numerose realizzazioni edilizie e in opere di importante valenza pubblica.

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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