6 settembre 2010, la Repubblica, di Sandro De Riccardis, Le camionette verdi dei militari avanzano in via Ravenna, svoltano in via dei Cinquecento, e non sanno di varcare più volte al giorno la trincea che separa le strade degli italiani da quelle degli stranieri. Proprio nel punto in cui, due settimane fa, esplose l’ultima vampata di violenza al Corvetto.Nel quadrilatero di strade che delimitano il cuore del quartiere, coprifuoco e ordinanze non scalfiscono lo storico potere dei clan, consolidato negli anni con le occupazioni di case popolari. Tra via Polesine e via Ravenna, via Fabio Massimo e via Marochetti, gli italiani controllano il racket delle abitazioni, fanno affari con i trafficanti di droga africani, ma se qualcuno supera il confine di via Ravenna e delle altre vie - com’è successo lo scorso 22 agosto - scattano gli agguati.Dall’ultimo pestaggio a un extracomunitario e al vigile in via Ravenna da parte di due pregiudicati italiani, dalle tante rivolte contro la polizia municipale, fino alla rissa che nel 2006 lasciò menomato un passante che si era solo lamentato di un motorino che sgommava sul marciapiede, al Corvetto poco è cambiato. E ronde, sirene e coprifuoco, controlli agli immigrati e ispezioni ai kebab, non servono a sgretolare il potere dei clan. Un fortino che da piazza Gabrio Rosa si estende fino a Rogoredo, vive sugli affari che si fanno in un bar d’italiani all’angolo tra via Panigarola e via dei Cinquecento, prospera sulla droga e sul mai interrotto mercato degli alloggi popolari.Nella parte sud di via Ravenna, c’è chi decide a chi assegnare gli alloggi dell’Aler che da anni sono abbandonati, murati o sigillati. Soprattutto, c’è chi è sempre informato sugli sfratti, conosce gli indirizzi dove un anziano muore o sta per finire in ospedale. I clienti a cui vendere una casa non mancano. A volte con 500 euro, a volte con 1.500, compri il servizio completo: nome della via, numero civico e scala, poi anche gli uomini per sfondare la porta e rimetterla a posto.Le famiglie controllano decine di appartamenti. Nei quasi 500 alloggi di via Pomposa, civici 5 e 8, le forze dell’ordine calcolano un 10 per cento di locali abbandonati. Come in via Panigarola, al 4 e al 6, in via Osimo 2 e via Omero 15, in via Ravenna 5. Indirizzi che sono ancora anche una fotografia della Milano anni ’60: scale e pianerottoli di emigrati italiani, ora anziani che se vanno a fare la spesa o una visita ai parenti rischiano di ritrovarsi, al ritorno, senza casa. Anche qui come nelle altre periferie, gli sfratti sono pochi al giorno, riguardano madri e bambini, quasi mai gli uomini dei clan. Intanto una vasta popolazione di abusivi - due o tre famiglie per scala - viene tollerata da Aler e Comune. E quando gli agenti del reparto mobile della questura sgomberano una famiglia, spesso questa ha già un altro alloggio dove andare.Solo negli ultimi mesi l’Aler ha intrapreso un recupero edilizio di alcuni stabili - in via Panigarola, via Pomposa 8, via Comacchio - ma continua a tollerare gli abusivi: per rientrare dalle spese dei palazzi, da anni fa pagare le utenze agli inquilini e così gli occupanti pretendono diritti che non hanno. Gli investigatori di polizia e carabinieri che da anni monitorano il quartiere hanno l’elenco dei caseggiati e i nomi dei clan. Sono napoletani, pugliesi e calabresi. Affittano appartamenti e persino le cantine. Sono gli stessi che seminano il terrore con rapine, agguati e sparatorie, come quella - due anni fa - con la raffica di fucilate che spappolò le gambe ai buttafuori del Karma, la discoteca al parco Cassinis.Dopo il declino di Gaetano Fidanzati, il superlatitante sfuggito per due volte alla cattura in piazza Rosa e via Romilli, nelle strade dove aveva un negozio di tessuti e altri immobili; dopo l’arresto del narcotrafficante palermitano Gioacchino Matranga, la notte di San Silvestro in piazzale Ferrara, il Corvetto è in mano a pochi cinquantenni e un esercito di piccoli balordi. Sentinelle per le strade, balordi che si atteggiano a boss, estremisti di destra che gestiscono il racket di case e spaccio. E poi gli stranieri. Che del mercato degli alloggi sono i clienti e della droga sono la concorrenza. Nordafricani che occupano le case assegnate dagli italiani, sono spesso clandestini, vivono nelle cantine dell’ultima periferia di Milano, ma hanno in Marocco Bmw e ville costruite con i proventi del traffico di droga.
Sentinelle nelle strade, covi nelle case popolari: italiani e stranieri si spartiscono spaccio e occupazioni
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