La Provincia Pavese, di Maria Fiore
La chiusura dell’inchiesta sulla’ndrangheta non basta a ridare la libertà agli indagati. Mentre la detenzione prosegue per l’ex direttore sanitario dell’Asl Carlo Chiriaco, per l’avvocato Pino Neri e per l’imprenditore Francesco Bertucca, il gip di Milano ha anche rigettato la richiesta di libertà per l’ex sindaco di Borgarello, Giovanni Valdes, in carcere a Opera e accusato di turbativa d’asta.
L’istanza, presentata alla vigilia di Natale, in concomitanza con la notifica di giudizio immediato, è stata respinta pochi giorni fa sulla base del pericolo di «reiterazione del reato». In altre parole, secondo il giudice, Valdes, pur non ricoprendo più incarichi pubblici (si era dimesso tre giorni dopo l’arresto), potrebbe ancora commettere altri reati.
«Un pericolo irragionevole e astratto», dice il suo legale, l’avvocato Mario Brusa di Milano. Che parla anche di «abuso nell’utilizzo di uno strumento cautelare pesante, visto che il mio cliente – aggiunge – si trova in carcere per una sospetta turbativa d’asta che prevede una pena, in caso di condanna, comunque contenuta». Per Valdes era stato proposto un pattegiamento a un anno e otto mesi di reclusione. Lo stesso pm aveva ritenuto di dare parere favorevole a questa eventualità proprio per il venire meno delle esigenze cautelari. Ma l’ex sindaco di Borgarello ha rifiutato, perché il patteggiamento era accompagnato solo alla concessione degli arresti domiciliari. In altre parole, la pena sarebbe stata comunque scontata a casa. A questo punto Valdes ha fatto richiesta di abbreviato, «perché vuole difenderi nel merito, come consente il codice», dice il suo legale. L’udienza non è stata ancora fissata. E neppure quella con cui la Cassazione dovrà valutare il ricorso sul rifiuto alla scarcerazione che era stato presentato subito dopo l’arresto, il 21 ottobre. A meno di colpi di scena, Valdes si prepara dunque a essere giudicato mentre è ancora in carcere. L’avvocato Brusa, che fino a questo momento aveva tenuto un profilo riservato anche sulla strategia difensiva, è polemico: «Sotto lo scudo delle parole “mafia” e “‘ndrangheta” si stanno facendo passare le peggiori nefandezze».
E dello stesso avviso sono gli avvocati che difendono il bancario Alfredo Introini, arrestato il 21 ottobre insieme a Valdes e all’imprenditore Salvatore Paolillo (l’unico a cui sono stati concessi i domiciliari) nell’ambito dello stesso filone dell’inchiesta, relativo alla presunta turbativa d’asta per l’aggiudicazione del terreno di via Di Vittorio a Borgarello, che andò alla società Pfp ricollegabile, secondo i magistrati, a Carlo Chiriaco. I legali Massimo Zucca e Davide Steccanella parlano di «carcerazione illeggittima» e annunciano battaglia. Introini, che come Valdes e Paolillo è in carcere da due mesi e mezzo, ha deciso di scrivere una lettera alla Provincia pavese in cui si parla della detenzione al carcere di Voghera.
L’ex bancario del credito cooperativo di Binasco non entra nel merito delle accuse, ma dice di affidarsi «al giudizio sereno del Tribunale». Cita anche di Valdes e Chiriaco, che «non riesco a immaginare come appartenente a un’associazione mafiosa». Anche Introini, che farà l’abbreviato, aveva percorso la strada del patteggiamento. La prima ipotesi, di un anno e 10 mesi con la sospensione condizionale della pena, aveva incassato il «no» del pubblico ministero. La seconda ipotesi, proposta dal pm, di un anno e 6 mesi senza sospensione, era stata invece rifiutata dallo stesso Introini. A lui non resta che la carta dell’udienza del 10 gennaio, quando il giudice di appello dovrà valutare il ricorso alla decisione del Riesame che aveva rifiutato di concedergli la libertà.

