Il Secolo XIX, di Vincenzo Galiano
Il prefetto Francesco Musolino resta a Genova. Fonti del Viminale ieri hanno confermato la decisione del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Un cambio di rotta che è maturato dopo gli appelli lanciati dal sindaco e, ieri, dalle associazioni di categoria.
«Se il prefetto Musolino sarà spostato, a Genova avrà il sopravvento il malaffare», aveva avvertito il sindaco Marta Vincenzi, domenica sulle colonne del Secolo XIX. Una difesa decisa del prefetto che era dato in partenza, in seguito allo scandalo del “bagno d’oro”. Un appello, quello del sindaco, che è ieri è stato raccolto dalle organizzazioni di categoria – Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil e Cna Liguria. I sindacati degli edili, hanno diffuso una nota congiunta per esprimere solidarietà a Musolino di cui hanno elogiato, in particolare, l’impegno contro le mafie «attratte dalle grandi opere da realizzare nella nostra città».
«Il prefetto Musolino – hanno rilanciato in un altro comunicato i vertici regionali della Confederazione artigiani – proviene da zone in cui si concentra la criminalità organizzata ed è esperto del fenomeno. Genova e la Liguria non possono permettersi di perdere una tale professionalità».
La notizia del suo trasferimento era legata alla vicenda della costosa ristrutturazione (58 mila euro) del bagno dell’alloggio prefettizio. Marta Vincenzi aveva definito il caso «una polpetta avvelenata» rifilata al prefetto «che si è distinto nel contrasto alle mafie e alle infiltrazioni criminali».
«Insieme stavamo facendo pulizia e qualcuno ha voluto fermare Musolino», ha rimarcato il primo cittadino.

