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Operazione Minotauro, cappellano aiutò il boss a cambiare prigione in cambio di vernice per la chiesa

15.06.2011

Dicono alla Vallette, il carcere dove sono finiti molti degli uomini d’onore arrestati con la maxi retata di mercoledì, che la sola colpa di don Piero è quella di “essere troppo buono, con un cuore grande, al limite dell’ingenuità”. Non è indagato, il cappellano dell’istituto alla periferia della città. Quello che ha fatto, a fine 2008, non viene ritenuto un reato. Ma è grazie all’interessamento del sacerdote che un detenuto calabrese con un cognome pesante … viene trasferito dalla prigione di Bologna a quella di Saluzzo, più gradita a lui, ai familiari e ai sodali. Un favore, l’interessamento del prete, ripagato con una fornitura di vernice “che sarebbe stata utilizzata dal cappellano verosimilmente per lavori di restauro della Cappella o di altre parti di pertinenza”.
Adolfo Crea, l’uomo per cui c’è bisogno delle buone parole del cappellano, sta in cella a Bologna. “La moglie  -  si racconta al sacerdote  -  poverina, deve andare due, tre quattro volte al mese” fin lì, “con la nebbia” E gli appartenenti al “gruppo del crimine” di Torino, particolare taciuto al cappellano, sono costretti a darsi il turno per accompagnarla.L’articolo completo sulla Repubblica di Torino

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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