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Liguria, rigettata l’istanza di scarcerazione per Ciricosta, Pepè e Barillaro

22.07.2011

Il tribunale del Riesame di Genova ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato Marco Bosio di Ventimiglia nei confronti di: Michele Ciricosta 74 anni di Bordighera; Benito Pepè, 74 anni, di Bordighera; Francesco Barilaro, 64 anni di Bordighera e Fortunato Barilaro, 66 anni di Ventimiglia, i quattro presunti presunti affiliati alla ‘ndrangheta nell’estremo ponente ligure, arrestati nell’ambito della maxi operazione ‘Maglio 3′, che nella notte tra il 26 e il 27 giugno si concluse con l’arresto di diversi esponenti della criminalità organizzata in tutta la Liguria.

Secondo il giudice della Libertà l’aver tutti e quattro partecipato al ‘summit’, in localita’ Giambranca, a Bordighera, rappresenta un chiaro segno della loro appartenenza alla ‘ndrangheta. L’esigenza cautelare che ha comportato la conferma della custodia cautelare in carcere rimane quella della reiterazione del reato. L’avvocato Bosio non esclude un ricorso per Cassazione.

LA RIUNIONE DI BORDIGHERA DEL 17 GENNAIO 2010

Nel mirino, soprattutto, il “summit” di Bordighera, per il conferimento di una dote, che il 17 gennaio del 2010 vide la partecipazione, oltre che dei 4 imputati, anche di: Domenico Gangemi, Onofrio Garcea, Antonino Multari, Domenico Belcastro, Antonio Cotrona e Bruno Francesco Pronestì. Gli investigatori ritengono molto significativa la presenza di Pronestì, considerato l’esponente di maggior rilievo della ‘ndrangheta del basso Piemonte, legato al pregiudicato Antonio Maiolo.

La presenza di personaggi così “eccellenti” al consesso indusse gli investigatori a ritenere quella riunione un vero e proprio “summit della ‘ndrangheta”. Una presunzione, quella degli inquirenti, che trova la sua totale conferma nell’inconsapevole “confessione” di Pronestì che – intercettato – oltre a offrire i dettagli del luogo dove era avvenuta la riunione, affermava chiaramente che l’incontro era stato convocato per il conferimento di una dote.

Ulteriormente interessante appariva quanto asserito dal capo locale piemontese in merito all’apprensione palesata dai partecipanti alla vista di persone sospettate di appartenere alle forze dell’ordine. La replica di Pronestì fu: “Sì, perchè questa e una situazione .. di stampo mafioso .. questo è 416 bis…”.  L’articolo su Riviera24.it

Postato in Rassegna Stampa Mafia.

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