Nicoli Cristiani non è nuovo ai guai con la giustizia. Viene indagato e poi condannato in primo grado e in appello a due anni per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulla discarica Simec di Cerro Maggiore. Pena mai scontata (intervenne la prescrizione) e cancellata nel maggio 2008 dalla Cassazione «perché il fatto non sussiste».
L’ inchiesta sulla discarica di Cerro e gli illeciti nella sua gestione ha radici lontane, che risalgono a metà degli anni Novanta. Nicoli era sospettato d’abuso d’ufficio, il presidente della Regione Roberto Formigoni era indagato per corruzione (anche lui sarà poi assolto). Il motivo: presunti aiuti alla società Simec (Paolo Berlusconi aveva il 50 per cento delle quote) che gestiva la discarica di Cerro Maggiore, da parte del gruppo Auchan, intenzionato ad aprire un centro commerciale a fianco della discarica. Ma non poteva: doveva essere ultimata la bonifica, per la quale la Simec non aveva fondi a sufficienza. La Regione avrebbe dovuto reagire incamerando le fideiussioni prestate alla Simec dalle società di Paolo Berlusconi. Ma non venne fatto. E per i pm invece Formigoni e Nicoli contribuirono a far andare a buon fine la sovvenzione da 11 miliardi e 300 milioni di lire fatta alla Simec dalla «nemica» Auchan. Questa intesa sarebbe stata preparata da trattative estenuanti. In questo quadro nasceva l’ipotesi di abuso d’ufficio per Nicoli (nominato da Formigoni anche commissario dell’Arpa), vista la natura dei contatti con l’ ex amministratore Simec, Mario Gorla. Paolo Berlusconi, (condannato assieme ad altri 32 imputati) patteggiò una condanna a 20 mesi e un maxi risarcimento di 55 milioni di euro. Il Corriere di Brescia

